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Pensiero ed azione a Molfetta Vecchia Riflessioni su possibili interventi nel centro antico
15 novembre 2002

L'associazione “Duomo”, nata nel 1990, fu fondata da alcuni scout che facevano doposcuola ad alcuni bambini della città vecchia e che intesero fare una associazione con lo scopo preciso di rendere costante un servizio sporadico ai giovanissimi abitanti del centro storico. Inizialmente utilizzarono la sacrestia del duomo, i locali degli scout e quelli delle monache dell'asilo di San Pietro successivamente operarono in un locale sito in via Termiti al numero 6 di proprietà del Comune, dato in gestione alla parrocchia del duomo e destinato dal suo parroco a questo uso. Dal 1993 il servizio fu gestito dall'associazione Duomo che, priva di statuto ma non di scopi, era formata da giovani che avevano in comune solo la volontà di autogestire, in forma di volontariato, questo servizio. Nel corso dell'anno scolastico 2001-2002 circa 15 persone hanno garantito che a via Termiti ogni pomeriggio, sabato compreso, da ottobre a giugno, dalle 15 alle 17,30 almeno tre volontari seguissero le attività scolastiche di circa 9 bambini iscritti alle scuole elementari con caratteristiche di “vivacità” nettamente superiori della norma. L'assistenza anche a bambini della scuola media è stata impedita dal numero esiguo di volontari disponibili. Questo articolo risponde al bisogno, che appartiene all'autore e che è possibile appartenga anche ad altri cittadini lettori di “Quindici”, di comprendere meglio questo episodio della realtà molfettese, così piena in altri contesti di sgarbi al buon senso e alla convivenza civile. Una sera quindi li ho interrogati e loro, meravigliati per il mio interesse, mi hanno detto quanto segue. Non saprei più attribuire le cose che seguono a ciascuno di loro ma penso che tutto sommato questo non abbia nessuna importanza, tutti sentivano e acconsentivano a ciò che si diceva. E questo è quanto. Le ragioni I giovani, quasi tutti universitari o neolaureati, si trovano a proprio agio nel fare doposcuola al centro storico perché lì vi riconoscono una “socialità” piacevole, si sentono utili e rispondono al bisogno intimo di “fare qualcosa di nuovo”. Il loro operato soddisfa il loro senso di giustizia: offrire ai vivacissimi scolari del centro storico, privi di un supporto familiare congruo ai loro bisogni, le stesse opportunità che sono date agli altri ragazzi di Molfetta: studiare per potersi permettere poi di fare la scelta di lavorare invece di seguire altre strade. Forse educare i bambini significa estirpare il male alla radice e ciò non avviene in modo idealisticamente asettico ma all'interno di una rete di rapporti sociali e umani che vanno al di là degli ideali perché riguardano persone, uniche e imprevedibili. “Lo faccio per un senso fratellanza - dice un volontario - perché non è immodificabile il fatto che dietro l'angolo di casa esistano ingiustizie e perché non ci vuol molto a fare agli altri quello che faremmo per i nostri familiari”. Si sentono bene i giovani che chiacchierano tranquillamente nella sede del doposcuola, si sentono liberi di confrontarsi e riscoprire il senso delle relazioni, liberi di assaporare quel senso di comunità, convivialità, di socialità che si respira nel centro storico e che non esiste nei nostri quartieri, più individuali e più anomici. E poi per loro c'è un ritorno, un grande compenso a questa attività: perché avere l'affetto dei bambini è molto bello e perché nel confronto con la realtà economica e sociale greve del centro storico i problemi personali si ridimensionano. Gli scopi Con il doposcuola si tolgono i bambini dalla strada infatti alle 17, alla fine del doposcuola, comincia già la ludoteca e alle 20 ci sono gli scout, così che i bambini che stanno in famiglia solo a mezzogiorno e a cena, non sono costretti a confrontarsi solo con la cultura della microcriminalità che talvolta spadroneggia nei vicoli del centro storico. Si strappano i ragazzi alla miseria di non avere cultura e gli si fa capire che fuori Molfetta vecchia esiste un altro mondo, diverso anche se non necessariamente migliore. I desideri e il futuro Tutti vorrebbero cambiare sede e trovarne una più idonea, con delle strutture che facilitino il loro compito. Ma, tristemente, il problema più grosso è che purtroppo non è detto che questo esperimento continui, prima di tutto si spera di continuare a fare quello che si fa perché è sempre più difficile dedicare tempo, risorse e digerire le frustrazioni e le mortificazioni quotidiane. La maggior parte degli universitari che fanno il doposcuola si stanno laureando e mancano forze nuove. Fra 5 anni probabilmente Molfetta vecchia non sarà più la stessa, le gru la stanno sconvolgendo. Per i bambini, che non è che siano poco intelligenti, sono solo molto distratti bisognerebbe fare altro. Molfetta vecchia Molfetta vecchia è un ghetto, tutti coloro che ci vivono, in condizioni ambientali pessime, vogliono vivere proprio lì. Loro considerano il mondo di fuori delle mura veramente esterno: sono quasi altezzosi “ind alla terr” (dentro le mura) ma appena escono fuori sembrano quasi intimoriti. E' gente che ha avuto o che ancora ha a che fare con la malavita, una malavita frutto della mancanza di lavoro e della disoccupazione, dell'ignoranza e della ghettizzazione, una malavita socialmente determinata e che ha fatto si che Molfetta ha ghettizzato Molfetta vecchia. Nonostante ciò è evidente che il senso di comunità che si vive tra gli abitanti del centro storico è molto forte, tra di loro si difendono e si proteggono, sembra una comune spontanea, le famiglie sono “molto” allargate, c'è l'affido interfamiliare. Quel senso di comunità non esiste nella città nuova. Il centro storico può rappresentare se stesso come una casa con una porta di ingresso (la porta), un corridoio (via Piazza) e tante camere da letto quante sono le abitazioni dei suoi abitanti. Recentemente all'interno del centro storico si è insediata una nuova classe di abitanti, tutti professionisti e tutti in case ristrutturate e confortevoli. La trasformazione è in atto. Un nuovo comitato di quartiere anima la vita sociale e cerca di innestare elementi di socialità strutturata nel tronco robusto della comunità dei vecchi residenti. Commenti Le cose di cui si parla sono energie sottratte alla politica o finalmente azione politica che non ha bisogno di lacci e intermediari? La socialità sonnolenta e complice degli abitanti del centro storico è un retaggio del tempo passato o una risorsa per il tempo corrente? Gennaro Gadaleta Caldarola
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