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Partito Democratico Molfetta: I tagli e i danni della nuova scuola della Gelmini Annunciato per lunedì 22 febbraio un incontro pubblico con l'assessore regionale al diritto allo studio Gianfranco Viesti. Si parlerà della modifica riservata ai percorsi formativi di tutti gli istituti superiori, della riduzione di circa 17.000 cattedre e dei rischi di adeguare i programmi alle esigenze del territorio
08 febbraio 2010

MOLFETTA - Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa da parte del Partito democratico:  "Giovedì 4 febbraio: il Consiglio dei Ministri ha dato via libera ai tre regolamenti attuativi per la rivoluzione copernicana targata Mariastella Gelmini che travolgerà - lasciando ben poco - i licei, le scuole tecniche e i professionali.
La parola d'ordine è ancora tagli: occupazionali, sostanziali, culturali.
È stato stimato che la riforma, che entrerà in vigore già per le prime classi dell'anno scolastico 2010/2011, andando a regime anno dopo anno, "costerà" 17.000 cattedre, naturalmente di insegnanti precari; il monte ore degli istituti superiori è stato vigorosamente sfrondato e non sarà più calcolato settimanalmente, bensì annualmente, consentendo ai singoli istituti di intervenire sul 20% dell'orario totale delle singole discipline; nota positiva è che i ragazzi e le loro famiglie non dovranno più districarsi nella selva delle sperimentazioni visto che si passa dalle 513 dell'ultimo anno scolastico ad appena 31 indirizzi.
Gli orari settimanali sono stati riformati: 27 ore al biennio e 30 al triennio con una perdita minima per gli indirizzi classici e decisamente imbarazzante per liceo artistico, linguistico, istituti tecnici e professionali.
Perdita motivata in termini di snellezza e adeguamento ai parametri europei, ma che vista con gli occhi degli addetti ai lavori fa rima con un impoverimento culturale senza precedenti, con una netta separazione contenutistico/formativa - e, di conseguenza sociale, - tra licei e istituti tecnici e professionali e con una oggettiva difficoltà ad adattare programmi che risultano costretti e compromessi già con l'attuale quadro orario.
Le scuole hanno la possibilità di adeguare i curricula alle esigenze dell'utenza e del territorio: una percentuale di ore di una singola disciplina (si parte dal 20% nei licei al biennio per arrivare anche al 50% nei tecnici) può essere convertita in un'altra a seconda delle esigenze della didattica programmata nei singoli istituti. Partirà da questa novità l'incontro pubblico promosso dal Partito democratico lunedì 22 febbraio con l'assessore regionale al diritto allo studio Gianfranco Viesti, ma anche delle altre novità della riforma Gelmini.
È appena il caso di sottolineare il danno irreversibile riservato ai percorsi formativi di tutti gli istituti superiori: penalizzate anche materie come il latino e la storia, spina dorsale dell'offerta didattico/formativa liceale e dna fondamentale per la formazione di uomini e cittadini attivi e consapevoli del loro ruolo nell'ambito della società.
Il "riordino" poi, per cui il ministro Gelmini si è espresso in termini di "riforma epocale", non poteva non avere un capitolo riservato all'ormai conclamata problematica-precari: la riforma riserverà agli organici un taglio senza precedenti. Nei prossimi due anni scolastici è prevista la riduzione di circa 17.000 cattedre, 10.000 solo negli istituti tecnici: questo vuol dire azzeramento del ricambio generazionale degli insegnanti; svilimento della professionalità di coloro che conserveranno la cattedra perché obbligati a costringere la didattica, e soprattutto i contenuti, nel nuovo quadro orario; peggioramento dell'offerta didattico/formativa e declassamento della scuola italiana rispetto agli standard europei. E finora non occupavamo certo i primi posti in classifica.
È come se a un sarto poco esperto avessimo chiesto di "ammodernare" un vecchio abito non ancora da buttare: ha eliminato il tessuto un po' consumato, ha provato a ridisegnare le linee del capo guardando alle ultime tendenze della moda, ha osato con qualche aggiunta estrosa…
Ritirato l'abito, la prima considerazione è che avremmo fatto meglio a lasciarlo così com'era perché ora è irrimediabilmente rovinato".

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