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Partita a scacchi
15 marzo 2005

È in atto una grande partita a scacchi fra le forze politiche a Molfetta, come in Italia. Per comprendere il significato della prossima consultazione elettorale per il rinnovo del consiglio regionale, occorre proiettarla verso un futuro abbastanza prossimo: un anno, data di scadenza del Parlamento e del consiglio comunale. Solo ragionando in questa ottica si possono comprendere i movimenti che sono avvenuti negli ultimi mesi sia all'interno delle stesse coalizioni sia nei passaggi da una parte all'altra. Si potrebbe ripetere con Andreotti, uno che se ne intende, che la politica, che deve essere governo di uomini, ricerca di consensi, non può essere una scienza esatta: è un insieme di accorgimenti. Ma quando gli «accorgimenti» sono troppi e con tante variabili, alla fine rischia di rimetterci l'interesse collettivo. La partita è cominciata all'interno del centrodestra dove tutti stanno studiando le mosse degli avversari, per posizionarsi meglio in vista del 2006. Una data lontana? No, in politica, ormai, si gioca sempre di anticipo, nella speranza di essere vincenti: lo ha fatto Berlusconi e sta continuando a farlo tuttora; da lui ha preso esempio Fitto che ha cominciato 4 anni fa la campagna per le regionali. Nessuno si è chiesto come mai i due partiti maggiori Forza Italia e An a Molfetta non abbiano presentato alcun candidato? Una forma di cortesia verso De Cosmo e Visaggio entrambi in corsa per un seggio a via Capruzzi? Così si vuol far credere. In realtà, la partita potrebbe essere molto più sottile: il primo viene ritenuto poco offensivo e quindi non temibile, mentre il secondo, alleato scomodo, potrebbe risultare indebolito da una sconfitta elettorale, ridimensionando eventuali pretese future. Del resto, almeno finora, i massimi esponenti dei due partiti si sono guardati bene dall'essere presenti alle manifestazioni dei due candidati. L'altro che apparentemente non partecipa è il sindaco Tommaso Minervini (ci piacerebbe sapere come immagina il suo futuro politico) e preferisce non schierarsi per timore di un'eventuale reazione del sen. Azzollini. Del resto il sindaco teme di poter essere «scaricato» dal senatore. Poi forse coltiva sempre l'ambizione di ricandidarsi, magari con il centro-sinistra e l'aiuto del “Nuovo Psi” di Visaggio, il quale non ha escluso la possibilità di ritornare a sinistra (lo ha detto a “Quindici” in un'intervista), soprattutto se fiuta aria di sconfitta della Casa delle Libertà. Visaggio ha l'abilità di ritrovarsi sempre dalla parte giusta, quella vincente: lo ha fatto con Guglielmo Minervini, lo ha ripetuto con Tommaso. Non che i suoi voti siano determinanti, ma è un buon cane da caccia. Alleanza nazionale dal canto suo è anch'essa divisa e la partecipazione di due candidati esterni come Marmo e Silvestris ne è una conferma. E poi mastica amaro per il ruolo minore che riveste all'interno dell'amministrazione di centrodestra a tutto vantaggio di F.I. Nel centrosinistra si gioca la grande partita a scacchi di Lillino Di Gioia, il quale dopo aver incassato il “no” di Rifondazione, da consumato politico ha aggirato l'ostacolo aggregandosi direttamente al candidato presidente Vendola e alla sua lista “Primavera”, costringendo Rifondazione ad un riconoscimento forzato. Del resto una vittoria elettorale del «suo» candidato De Robertis eliminerebbe ogni dissenso interno, proprio da parte degli “avversari” comunisti, ai quali Vendola imporrebbe Lillino come candidato sindaco. In campo, poi, c'è un altro soggetto politico, il «Laboratorio degli ex», autodefinitosi centrale allo schieramento politico, quei 5 o 6 personaggi in cerca d'autore che, presentando le loro scelte come «travagliate» e «sofferte» vanno alla ricerca di una collocazione. E poi c'è Rifondazione, che, quasi a smarcarsi dall'abbraccio forzato con Lillino, presenta un proprio candidato, mentre i socialisti dello Sdi, sempre diffidenti verso tutti (per questo non vanno mai da nessuna parte), mettono in campo un loro cavallo, non un purosangue, ma uno che almeno è disposto a provare a correre. I Ds per dimostrare di esistere, tirano fuori dal cilindro un giovane promettente e lo buttando in pista senza dagli il tempo di riscaldarsi. Infine Comunisti italiani e Verdi si affidano al motto decubertiano: l'importante è partecipare. Un discorso a parte merita la candidatura di Guglielmo Minervini, che dopo una contrastata attività di partito come coordinatore regionale della “Margherita”, torna a misurarsi col consenso popolare. La sua è una sfida a distanza con Lillino, col quale, dopo una breve riappacificazione, è tornato a scontrarsi anche se nelle retrovie, dove si gioca proprio la partita del futuro. Ma il 3 e 4 aprile non si vota per le Regionali? Apparentemente sì, ma centrare l'obiettivo regionale può significare molto sul proprio destino politico e soprattutto sul futuro di questa città. Del resto la politica non è forse la dottrina del possibile, come insegnava Bismark già nel 1867? Anche a rischio che alla fine non venga eletto nessun “molfettese” alla Regione. Le partite a scacchi si giocano tutte nella relazione tra volontà e destino.
Autore: Felice de Sanctis
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