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Ostaggi in Iraq: solidarietà del consiglio regionale, messaggi e articoli
23 aprile 2004

BARI- 23.4.2004 La vicenda degli ostaggi in Iraq (nella foto) continua a tenere con il fiato sospeso non solo le famiglie, ma tutti gli italiani. Riteniamo utile pubblicare alcuni documenti sulla vicenda: il documento della Conferenza dei Capigruppo del Consiglio regionale, approvato all'unanimità, di solidarietà nei confronti degli italiani rapiti e tutt'ora prigionieri in Iraq e trasmesso alla presidenza del Consiglio dei ministri ed al ministero degli Esteri. Seguono una poesia pervenuta al nostro quotidiano on line, scritta da Francesco Lena, un lettore molfettese residente a Bergamo e un articolo di Loris Mazzetti (“La menzogna mediatica”) sul programma di Vespa “Porta a porta” e sul vergognoso comportamento del ministro degli Esteri, Frattini, che è rimasto seduto in salotto, mentre arrivava la notizia della morte di uno degli ostaggi. Cominciamo col documento della Regione. La conferenza dei Capigruppo del Consiglio regionale preoccupata per gli sviluppi della crisi irachena che ad un anno dalle operazioni militari ha di fatto registrato una escalation che ha coinvolto dolorosamente i militari italiani di stanza a Nassiryia e quotidianamente genera decine di morti e feriti tra militari e civili; esprime il proprio turbamento per le ultime tragiche vicende, culminate nel sequestro di quattro nostri connazionali e nella barbara uccisione di uno di loro, alla cui famiglia rivolge il commosso cordoglio, anche a nome della comunità pugliese; auspica l'immediata liberazione degli altri ostaggi; esprime sentimenti di profonda solidarietà ai congiunti dei rapiti e con particolare affetto condivide l'apprensione per le sorti di Umberto Cupertino; ribadisce il suo fermo rifiuto nei confronti delle minacce terroristiche e di ogni azione ricattatoria, attuate attraverso la forma del rapimento e mediante il ricorso a vili disegni stragisti; sollecita il Governo nazionale ad intensificare ogni iniziativa per il rilascio dei cittadini italiani in mano ai sequestratori; ribadisce la necessità di affidare all'ONU, attraverso una nuova risoluzione, la gestione di iniziative tese a fermare il conflitto per garantire stabilità e pacificazione in Iraq, posizione peraltro già ampiamente espressa dal Consiglio regionale della Puglia; impegna il Presidente del Consiglio ed il Presidente della Giunta regionale a farsi interpreti dei sentimenti della comunità pugliese presso il Governo nazionale ed il Ministero degli Esteri ed a seguire con tempestività e continuità, sino alla auspicata felice soluzione, l'evoluzione della vicenda degli ostaggi. Ecco la poesia di Lena: Per i nostri soldati in Iraq, per tutti i giovani e per la PACE È nato un fiore, Tra mille cose cattive Nel deserto del terrore, È nato un fiore, Accanto a un cannone Ed un ragazzo E la sua canzone. Mettete dei fiori nei vostri cannoni, sparate l'amore date emozioni è nato un fiore, lì sulla luna che aspetta di essere l'ultimo essere, a poter dire che guerra infame. è nato un fiore, in ognuno di noi nel nostro cuore, aspetta il coraggio e non la morte di un altro fiore, basta la guerra non è creativa distrugge solo è troppo cattiva, non fate la guerra fate l'amore questo vi chiedo con tutto il cuore Francesco Lena E, infine, l'articolo di Loris Mazzetti Rai, la menzogna mediatica di Loris Mazzetti Ci sono frasi che rimarranno per sempre come quella della mamma di Fabrizio Quattrocchi: “Prima di ribadire dichiarazioni di forza, il Governo avrebbe dovuto trattare con i rapitori. Invece ha giocato con la pelle di chi si trova in Iraq”. Sono domande che non possono avere una risposta ma che incidono lasciando un segno profondo nelle coscienze. Non so se il Governo ha fatto tutto quello che era in suo potere per salvare Fabrizio, mi auguro che lo stia facendo, almeno, per gli altri tre italiani vivi. Alcune cose sono certe: il consigliere diplomatico di Palazzo Ghigi, l'ambasciatore Castellaneta, è partito in ritardo e soprattutto solo dopo la prima esecuzione, il ministro degli Esteri, Frattini, non doveva rimanere nel salotto di “Porta a Porta” e Bruno Vespa non doveva strumentalizzare alcuni famigliari, come dichiarato dalla sorella di Maurizio Agliana che la loro presenza era stata richiesta espressamente a difesa dell'immagine dei quattro sequestrati. In fine, l'imbarazzante dichiarazione del giorno dopo della sorella Graziella: “Che Fabrizio era morto lo abbiamo saputo dalla televisione”, liquidata, anche da un giornalista di una nota trasmissione di Radio Uno nel tentativo di giustificare la Farnesina, come un disguido tecnico che può capitare. Come possiamo definire quello che abbiamo visto mercoledì sera su Rai Uno: reality show dell'angoscia? Il grande fratello della guerra oppure la roulette cinese? Decidete voi. Una cosa è certa abbiamo assistito a una pagina vergognosa che rimarrà nella storia dei secondi cinquant' anni della Rai e scrivo questo con tutto l'imbarazzo che il mio ruolo di giornalista, di regista, di dirigente di questa azienda comporta. Ma con me si devono vergognare quanti, oggi in risposta alle critiche, portano a giustificazione i numeri dell'alto ascolto, e chi sostiene, sempre a giustificazione, che si deve fare la televisione che la gente vuole. Si vergogni chi è rimasto seduto in quel salotto e si è reso protagonista nel reality show dell'angoscia. Soprattutto deve tacere, chi privo di etica pubblica, ha deciso di strumentalizzare per fini “spettacolari” il dramma di quelle persone. Stare qui a scrivere di Bruno Vespa, discutere delle sue responsabilità, oppure fare come alcuni che hanno chiesto di radiarlo dall'albo dei giornalisti, mi sembra veramente inutile, perché oggi, ce ne dobbiamo fare una ragione, la televisione è determinata dai numeri e non dai contenuti, purtroppo si discute della quantità e non della qualità. Vespa fa Vespa, lo faceva ieri e lo farà anche domani. Grazie a tutti quelli che per sedersi sulle sue bianche poltrone scendono a compromessi con la sua trasmissione e la loro coscienza, compresi anche quelli del centro sinistra. Non dimentichiamo la definizione data da Andreotti di Porta a Porta «Il terzo ramo del Parlamento». Con Vespa deve discutere, eventualmente, solo la sua etica professionale, Vespa fa quello che altri gli permettono di fare. Mi preme porre alla vostra attenzione altro e ben più importante, secondo me, perché sottovalutata e anche mal posta dall'informazione: la menzogna mediatica della guerra. Tutto quello che è accaduto nel passato e che sta accadendo ha lo scopo di nascondere la verità. Questa guerra vive sulla menzogna e noi, i giornalisti, quelli che dovremmo vigilare, che dovrebbero raccontare come stanno veramente le cose siamo diventati i portavoce di una mente distorta che ha inventato la guerra preventiva spacciandola per pace, e noi, genufletti al servizio del potere della politica lo abbiamo reso credibile. Non è un fatto di propaganda, la propaganda è sempre esistita, ci siamo dimenticati di un certo Goebbels? Ci siamo dimenticati delle immagini storiche della conquista di Rimini durante la seconda guerra mondiale? I filmati dell'epoca, la città fu abbandonata dai tedeschi e presa dai neozelandesi in un giorno di pioggia, raccontano invece che i primi ad entrare furono i greci in una giornata di sole. Ci siamo dimenticati dello sbarco americano in Somalia che fu fatto ripetere per ragioni televisive o più vicino a noi, la caduta della statua di Saddam a Baghdad come simbolo della fine della guerra, raccontata recentemente da un iracheno usato come “comparsa” dagli americani che, sempre per ragioni di ripresa televisiva, facevano spostare la folla in funzione dell'inquadratura per far passare alla storia che la piazza era gremita dal popolo iracheno liberato? Tutto questo può ancora passare ma quello che non è accettabile è di impedire in televisione l'uso della parola guerra, assistere a ministri che bacchettano in diretta tv giornaliste, che sono sul campo e che dovrebbero essere testimoni di ciò che sta accadendo, perché usano la parola resistenza di un popolo, senza che nessuno dei presenti dica qualcosa in difesa. Viviamo in un paese che è diventato ridicolo agli occhi del mondo, che oggi strumentalizza la morte di un uomo facendolo diventare un eroe: per quale ideale è morto?, Quali vite ha salvato con la sua morte? Lasciamolo in pace e rispettiamo il dolore della sua famiglia e rispondiamo con fatti concreti a quelle mamme che oggi gridano che sono state lasciate sole. Uniti per essere ipocriti? Io non mi siedo allo stesso tavolo con chi mi impedisce di conoscere la verità, non ci sono le premesse, non ci sto con chi di fronte ad un dramma come questo se ne sta seduto in un salotto televisivo oppure con chi rimane o chi parte per la vacanza mentre quatto italiani sono in mano ai sequestratori in Iraq. Ma ancora più gravi sono le prime parole, giunte dalla Sardegna del premier, quando ha saputo dell'esecuzione: «Hanno spezzato una vita, hanno incrinato i nostri valori». Purtroppo la vita l'hanno spezzata sul serio, ma i valori, i miei valori quelli dati da una famiglia antifascista, onesta, laboriosa, non sono stati incrinati, sono intatti e me li tengo tutti. Ma il mostro televisivo che questa politica ha creato continua a triturare tutto, come ha scritto Curzio Maltese: «Fagocita ogni cosa e riduce tutto a un comune pietrisco di banalità dove tragedia e pettegolezzo si mescolano». Sapeva il ministro Frattini dell'italiano ucciso? Questa è l'unica verità, tutto il resto, a parte la morte di Fabrizio Quattrocchi è pura menzogna mediatica.
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