Recupero Password
Orme di dinosauri a Molfetta: vi raccontiamo la storia della scoperta
15 febbraio 2008

È ormai uffi ciale: la scoperta delle presunte impronte di dinosauri ritrovate in una cava molfettese (di cui Quindici aveva dato in esclusiva la notizia il 17 ottobre scorso sul quotidiano on line) è stata confermata. A dare la notizia è la stessa Università di Bari attraverso i professori Assunta D'Alessandro e Rafael La Perna, rispettivamente ordinaria e associato di Paleontologia presso il Dipartimento di Geologia e Geofi sica dell'università. Il ritrovamento risale a più di due anni fa quando Cesare Davide Andriani, lo studente di geologia che ha individuato e segnalato le impronte, si rivolge al prof. La Perna per sottoporgli le foto di quelle strane 'buche' che, scoperte in una cava di proprietà privata nelle vicinanze di Molfetta, così tanto assomigliavano alle famose orme di dinosauri osservate nel sito di Altamura qualche mese prima. «Quelle buche – racconta a Quindici il prof. La Perna – avevano in realtà tutto l'aspetto di orme scientifi camente interessanti anche se non ben conservate e per nulla appariscenti e decidemmo di contattare un esperto». E l'esperto arriva: Fabio Dalla Vecchia, riconosciuto studioso di rettili del mesozoico, che conferma l'ipotesi del professore barese e il sospetto dello studente. A questo punto interviene la Sovrintendenza, già mobilitata nel 2003 in occasione della scoperta di altre orme avvenuta a Giovinazzo e per merito di un altro studente di geologia, Marco Petruzzelli. È lo stesso Marco che, coordinato dai professori La Perna e D'Alessandro, sta svolgendo il suo lavoro di tesi sulla base delle impronte presenti nelle due città. Dopo una prima fase di ripulitura dai detriti presenti sul pavimento della cava molfettese, adesso sono in corso i lavori di rilievo che permetteranno di raccogliere i dati necessari all'analisi scientifi ca delle orme. Seguirà una fase di interpretazione dei dati e ci auguriamo di pubblicazione da parte dello stesso Marco Petruzzelli che sta seguendo in prima linea i lavori nei due siti. «Si potrebbe ipotizzare – confessa La Perna – anche una successiva fase di tutela del territorio inteso come patrimonio pubblico, anche se le orme ritrovate non sono numerose come quelle di Altamura e sono meno evidenti». A quanto pare le impronte, all'incirca un centinaio, dovrebbero risalire al Cretaceo Superiore (periodo che si colloca indicativamente tra i 100 e 65 milioni di anni fa) e dovrebbero appartenere a dinosauri erbivori, sauropodi ed ornitopodi nello specifi co. La Perna ricorda, infatti, che la diffi coltà di attribuire le orme ad una specie ben precisa di dinosauri costituisce un limite della stessa indagine scientifi ca ma che è comunque possibile defi nire il tipo a cui apparterrebbero. Di certo la conferma che si tratti di dinosauri è data dalla collocazione a pista delle orme: la distanza breve e sempre uguale che le separa una dall'altra rimanda infatti all'andatura di un quadrupede di grossa mole. Poi, cosa questi animali da racconti di fantascienza facessero sul nostro territorio è storia ancor più interessante: a quanto pare nel Cretaceo Superiore in tutte le aree pugliesi dove sono stati fatti gli ultimi ritrovamenti (Altamura, Ruvo di Puglia, Gargano, Molfetta, Giovinazzo) erano presenti spiagge molto ampie periodicamente ricoperte da alte maree che, spingendosi per centinaia di metri (piane tidali), fi nivano per sommergere le orme presenti, conservate fi no ad oggi proprio perché impresse sul terreno non ancora asciutto. Ancor più interessante è l'ipotesi che questi continui ritrovamenti permettono di avanzare e cioè che l'area pugliese del Cretaceo fosse, non soltanto molto più ampia di quella che appare oggi, ma forse anche strettamente collegata ad un continente di notevoli dimensioni indispensabile a fornire risorse naturali e spazi necessari ad animali di moli così grandi. Secondo questa ipotesi, quindi, la Puglia potrebbe aver costituito per millenni una specie di promontorio della penisola africana, che offriva la biomassa necessaria alla sopravvivenza dei dinosauri. L'importanza della scoperta molfettese aggiunge così un piccolo tassello ad un lavoro di ricostruzione geologica di notevole importanza, oltre che interesse. Fino ad ora sia l'Università che la Sovrintendenza hanno dimostrato attenzione e professionalità nella gestione del ritrovamento che speriamo possa diventare al più presto strumento di una maggiore promozione culturale della nostra città.
Autore: Giovanna Bellifemine
Nominativo
Email
Messaggio
Non verranno pubblicati commenti che:
  • Contengono offese di qualunque tipo
  • Sono contrari alle norme imperative dell’ordine pubblico e del buon costume
  • Contengono affermazioni non provate e/o non provabili e pertanto inattendibili
  • Contengono messaggi non pertinenti all’articolo al quale si riferiscono
  • Contengono messaggi pubblicitari
""
Quindici OnLine - Tutti i diritti riservati. Copyright © 1997 - 2024
Editore Associazione Culturale "Via Piazza" - Viale Pio XI, 11/A5 - 70056 Molfetta (BA) - P.IVA 04710470727 - ISSN 2612-758X
powered by PC Planet