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Oltre lo scatto, ci siamo noi
15 dicembre 2009

Tutto tace sull’esito del concorso di fotografia “Molfetta, oltre lo scatto” indetto tre mesi fa dall’Associazione turistica Pro loco. I partecipanti al concorso avevano la possibilità di esprimere il loro estro creativo mediante un massimo di due scatti fotografici per ciascuna sezione: colore e bianco/nero. Nonostante la mostra alla Sala dei Templari, inaugurata il 7 novembre, relativa all’esposizione delle fotografie dei concorrenti, si sia conclusa il 22 dello stesso mese, si ignora, tuttora, quale sia la data e il luogo della premiazione. Chi, come me, ha partecipato al concorso, muore dalla curiosità di conoscere quale fotografia meriterà la premiazione; tuttavia, l’aspettativa del risultato suscita in me meno emozione di quanto me ne abbia procurato l’inaugurazione della mostra, alla Sala dei Templari. Scoprire le proprie fotografie all’interno di un allestimento di 40 partecipanti, può essere davvero appagante, in particolar modo, quando si ha a possibilità di confrontarsi con altri appassionati di fotografia amatoriale, professionisti, studenti, sullo stesso tema. Il titolo del concorso si prestava a svariate interpretazioni e penso di esprimere l’opinione di molti partecipanti quando affermo che l’opportunità di esprimersi nell’arte fotografica a seguito di una mostra che ci metta a confronto, sia la parte più divertente del gioco. Ciascuno di noi ha interpretato Molfetta mediante i volti, i monumenti, il territorio, gli eventi, con inquadrature inedite e personali che testimoniano un fervido interesse sia sulla città che sulla complessa arte fotografica. La mostra ha illustrato come il mare e il Duomo con la città vecchia colpisca fortemente l’immaginario collettivo di Molfetta, ma, senza che mi abbandoni a una riflessione critica della mostra, volevo sottolineare, quanto iniziative che promuovano l’espressione artistica mediante il tema della città, siano importanti. Negli oltre cento scatti esposti era possibile leggere non tanto il ritratto di una città quanto il carattere, la formazione, il viso, l’estro di colui che ha “impresso la pellicola”. Quando con la lente del nostro obiettivo inquadriamo una scena, sappiamo che è in atto una scelta, una selezione che solo la nostra sensibilità può operare. E’ una scelta che, in molte occasioni implica, un sacrificio. Perché lo scatto fotografico aderisca ad una precisa idea, ci appostiamo in un angolo, quali fossimo furfanti, fino a quando non si creano le condizioni tali da catturare l’attimo perfetto. L’architetto Renzo Piano al Saie 2009 di Bologna parlò dell’architettura come “un’arte corsara”. Per le ragioni esposte ritengo che lo stesso concetto possa essere trasposto per la fotografia.

Autore: Angelantonia Soriano
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