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Motopesca Francesco Padre, la priorità: spazzare via il fango gettato sulla città
15 gennaio 2010

A seguito della pubblicazione del mio intervento sul numero di Quindici di dicembre 2009, mi sono state riferite alcune notizie che confortano la mia tesi; anche se devo confidare lo scetticismo di molti a non credere che la verità costruita, possa essere sostituita dalla realtà. Aggiungo che alcuni scettici, hanno rilevato e ponderato gli elementi sparsi nel mio intervento: Lucina, morto-sociale, visita biennale, ecc…; elementi che trovano sempre coinvolta l’autorità marittima locale cioè, il contraddittore più potente e qualificato verso i marittimi. Dispiace, ma comprendo al momento l’assenza della voce dei superstiti che forse, possiedono elementi validi ad accelerare il traguardo della realtà, per spazzare il fango gettato sulla comunità e la marineria molfettese, e l’infamia sull’equipaggio del motopesca Francesco Padre. Nel Libro Quarto della Parte Prima, il Codice della Navigazione detta le disposizioni processuali relative alle cause per sinistri marittimi, alle controversie di lavoro, ecc….; e nei vari Titoli, le liquidazione delle avarie comuni, l’attuazione della limitazione del debito dell’armatore, l’esecuzione forzata, le misure cautelari, e l’espropriazione forzata della nave, nonché la liberazione della nave dai privilegi e dalle ipoteche fino alla distribuzione del prezzo ricavato. Come si può notare sono disposizioni processuali di carattere civile a cui precede il Titolo I che dettando per l’istruzione preventiva, dispone dagli artt. 578 - 584 l’inchiesta sommaria e l’inchiesta formale che, come può desumersi dalla lettura delle norme che si riportano si inquadrano nel processo civile. Art. 578 - Quando giunga notizia di un sinistro, l’autorità marittima o consolare deve procedere a sommarie indagini sulle cause e sulle circostanze del sinistro stesso, e prendere i provvedimenti occorrenti per impedire la dispersione delle cose e degli elementi utili per gli ulteriori accertamenti. Competente è l’autorità del luogo di primo approdo della nave o dei naufraghi, o, se la nave è andata perduta e tutte le persone imbarcate sono perite, l’autorità del luogo nel quale si è avuta la prima notizia del fatto. Dei rilievi fatti, dei provvedimenti presi per conservare le tracce dell’avvenimento, nonché delle indagini eseguite è compilato processo verbale del quale l’autorità inquirente, se non è competente a disporre l’inchiesta formale, trasmette copia all’autorità, che di tale competenza è investita. Art. 579 - Se dal processo verbale di inchiesta sommaria o da informazioni attendibili risulta che il fatto può essere avvenuto per dolo o per colpa, il Direttore marittimo dispone d’ufficio l’inchiesta formale; … diversamente, motiva in calce al processo verbale di inchiesta sommaria, che trasmette al ministro. Art. 580 … Il ministro designa la commissione competente per il caso che la nave sia andata perduta e tutte le persone imbarcate siano perite. Art. 581 - L’inchiesta formale è eseguita dalla commissione costituita nel modo stabilito dal regolamento (art. 467 r.n.m.) presso l’autorità competente a disporla, sotto la presidenza dell’autorità medesima (Direttore marittimo), ecc. Art. 582 - Nelle cause per sinistri marittimi, i fatti risultanti dalla relazione di inchiesta formale si hanno per accertati, salvo l’esperimento della prova contraria da parte di chi vi abbia interesse. E’ evidente che il processo verbale di inchiesta sommaria doveva essere formato dall’autorità del luogo nel quale si ebbe la prima notizia del sinistro; ma il luogo del sinistro non pare fosse vicino a Molfetta. Chi formò il processo verbale per il Francesco Padre? E’ vero che la nave era iscritta a Molfetta e perite tutte le persone imbarcate; ma l’unico cadavere recuperato, vestito e con una grossa scheggia di legname nel corpo, fu sbarcato a Brindisi. E dunque, fu l’autorità marittima di Brindisi che nel processo verbale di inchiesta sommaria suppose il dolo del trasporto illegale diesplosivo? oppure l’autorità marittima di Molfetta? Che sia stata l’una o l’altra, ciò non ha influenzato il luogo della proposizione dell’inchiesta formale in quanto, sarebbe stata sempre disposta dalla Direzione Marittima di Bari come è avvenuto; ed alla stessa Direzione marittima sarebbe stata affidata se l’inchiesta fosse stata disposta dal Ministro. Il punto è relativo alla Procura a cui la presidenza della commissione di inchiesta formale, cioè il Direttore marittimo, avrebbe dovuto far pervenire la relazione che evidenziava il dolo o la colpa del fatto esperito. E’ ragionevole supporre che la relazione anziché alla Procura di Trani, avrebbe dovuto essere inviata alla Procura di Brindisi. Qui, sarebbe stato aperto un fascicolo contro gli ignoti che avessero caricato il presunto esplosivo, trasportato il presunto esplosivo ma soprattutto chi avesse innestato l’esplosione. Non trascuriamo che sul Francesco Padre, oltre ai 5 componenti l’equipaggio era imbarcato anche il cane. Chi di loro ha innestato l’esplosione? Ma come già detto, dobbiamo tenerci fuori dalle questioni penali e concentrarci sul sinistro che è un infortunio sul lavoro. Al caso c’è il soccorso del DPR n.1124/65, Testo Unico contro gli infortuni sul lavoro che agli artt. 53-65 detta e regola l’esperimento della inchiesta pretorile. Un’ inchiesta che forse, meglio avrebbe garantito le parti in causa che sono: gli infortunati e i loro superstiti, il datore di lavoro cioè l’armatore e i suoi eredi nonché l’Istituto assicuratore I.P.SE.MA. Non è per mettere in dubbio la probità della commissione di inchiesta formale, vista la sua antica istituzione e la specificità dei suoi componenti! Ma osserviamo la sua composizione come dettata dall’art. 467 r.n.m. E’ composta da: 1) Il direttore marittimo, presidente; 2) un ufficiale di vascello o un capitano di lungo corso che abbiano non meno di dieci anni di effettiva navigazione e che non abbiano cessato di navigare da un periodo superiore a 3 anni; 3) un ufficiale del genio navale o un ingegnere navale civile o, in mancanza, un capitano di macchina; 4) da un capitano di lungo corso. Prescindendo dalle facoltà del presidente di poter aggregare consulenti da lui scelti, e dalla facoltà del ministro di poter raddoppiare il numero dei membri di cui ai numeri 2) e 3), è evidente che la presidenza e la maggioranza è formata da militari. Ciò dovrebbe rappresentare una maggiore garanzia; ma, quando nel sinistro appaiono coinvolgimenti di carattere militare, non è impossibile che, malgrado ogni buona volontà dei componenti di voler manifestare il concreto sentimento amministrativo e di essere liberi da preconcetti, inconsciamente ed involontariamente, la commissione potrebbe trovarsi a ritenersi parte interessata del sinistro. Se poi, consideriamo l’osticità della materia, pur semplice e lineare per il suo tecnicismo, può ben capitare che una inavvertita confusione venga a travisarsi in commistione col risultato di dare alla realtà del fatto una opportunistica verità. Ricordo che con gli amici di Ravenna, prima che si offrissero per la gratuita ripresa fotografica, in base a ciò che si diceva a Molfetta, si parlò di una esplosione al centro della nave, desunta dal ritrovamento della struttura della timoneria che, essendo di legno galleggiava quando fu trovata. Cioè, prima ancora di vedere le fotografie dello scafo con lo squarcio al bagnasciuga del mascone sinistro di poppavia, si diceva del tipo di verità che la commissione di inchiesta formale avrebbe indicato nella propria relazione: una esplosione al centro nave, confortata dalle analisi del legname recuperato. Legname che normalmente è rivestito da più passate di smalto marino. Ripeto che per la condizione che stavo vivendo a Ravenna, non potevo seguire le fasi istruttorie, né gli interessati (superstiti e marineria) mi confidavano o ragguagliavano sui procedimenti in corso. Però, se i lettori sanno come è compartimentato un motopesca e conoscono gli elementi della teoria della nave, dovrebbero convenire che una esplosione a centro nave, qualunque fosse la quantità di esplosivo brillato, se avviene sulla tolda la nave non affonda; se invece avviene nella stiva, cioè nella ghiacciaia, può spezzare la nave in due tronconi che potrebbero, anche affondare ognuno per proprio conto. Il Francesco Padre è affondato, ma dalle foto si vede che lo scafo è intero. Dunque, dove si è verificata l’esplosione? Probabilmente fuori dallo scafo e dunque, è successo qualcosa che non può che essere inquadrata come la causa violenta di un infortunio sul lavoro.

Autore: Brattoli Mauro
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