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Molfetta, "Se non ora quando?": in piazza per rivendicare la dignità delle donne
11 febbraio 2011

MOLFETTA - Il 13 Febbraio in tutta Italia ci saranno manifestazioni per rivendicare il diritto alla dignità della donna, al grido di “Se non ora quando?”
La città di Molfetta non rimarrà silente in questa giornata: le donne molfettesi (ma anche gli uomini) di ogni età, senza simboli o bandiere di partito, sindacato o movimento, si ritroveranno per poter dire il loro “BASTA!”. 
L'appuntamento è per domenica 13, alle ore 18, in Piazza Aldo Moro (Stazione ferroviaria) per una pacifica fiaccolata per le vie della nostra città, non con l’intento di giudicare o schierarci contro altre donne, ma per rivendicare la nostra forza, la nostra determinazione, il nostro orgoglio e il diritto alla dignità e al rispetto, che spesso ancora ci viene negato.
Perchè la dignità delle donne è la dignità della nazione.  La fiaccolata si concluderà con letture e testimonianze.

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Viviamo una classica “situazione kafkiana”, dove l'assurdo acquista una concentrazione e una densità esplosive. Nella “Metamorfosi” il protagonista, svegliandosi una mattina, si accorge di avere assunto la forma di un enorme insetto che continua a pensare con mente umana. Ma gli altri personaggi del racconto – e questa è la sua particolarità – degradano anch'essi alla condizione di insetti e di altri animali pur conservando linguaggio e forma umana. Nel “Processo”, l'imputato si sente immediatamente colpevole anche se i suoi accusatori non gli fanno alcuna contestazione. Né lui la chiede. Si sente colpevole per il fatto stesso d'essere accusato e si comporta di conseguenza con effetti al tempo stesso di comicità e di incubo su chi legge quelle pagine. Quando Kafka le scrisse, il mondo non era stato ancora invaso da una generale atmosfera di incolpazione, come avvenne a distanza di pochi anni. Kafka concepì che la colpevolizzazione di massa era uno degli elementi nel rapporto tra i padroni e i servi, tra il governo e i sudditi, ma anche tra l'uomo e la donna, tra gli adulti e i bambini. Insomma uno dei grandi elementi di realtà della vita sociale. Il “Processo” è la metafora della struttura accusatoria del potere sulla quale il potere si basa, sempre e dovunque. Il Kafka del Processo adegua il suo linguaggio alla sua condizione di accusato anche quando tenta di ribellarsi ai suoi giudici. Viene accusato di esistere, viene incolpato dci estraneità al sistema del potere vigente. Ma non è sempre stata questa l'accusa ricorrente da quando esiste il mondo? Non è stato questo il metodo di tutti i sovrani, comunque si chiamassero e ovunque vivessero? Non è stato questo uno dei cardini delle religioni monoteistiche? La colpa: quale immensa riserva dei potenti per tenere i deboli in servitù!


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