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Molfetta, proiettile intimidatorio inviato a Matteo d'Ingeo Oggi conferenza stampa e assemblea al Liberatorio politico
23 luglio 2009

MOLFETTA -Un proiettile calibro 7,62 avvolto in un foglio di carta igienica con un messaggio di minacce è stato recapitato a Matteo d'Ingeo nella cassetta della posta del Liberatorio politico, di cui l'ex consigliere comunale è coordinatore. Il proiettile è stato consegnato ai carabinieri per le relative indagini. Il vile gesto intimidatorio potrebbe essere riconducibile ad alcune prese di posizione dello stesso d'Ingeo contro le bancarelle abusive di frutta e verdura e per la sua costituzione di parte civile in alcuni processi da “multopoli” a quello relativo all'usura. A d'Ingeo è pervenuta la solidarietà dell'amministrazione comunale «il sindaco Antonio Azzollini e tutta l'amministrazione comunale – dice un comunicato - condannano con fermezza l'atto intimidatorio compiuto nei riguardi di Matteo d'Ingeo e del Movimento Liberatorio Politico ed esprimono sentimenti di indignazione per tutti gli atti di aggressione che ledono la dignità delle persone e l'immagine della città». Anche Renato De Scisciolo, presidente dell'associazione provinciale Antiracket ha condannato l'episodio: «Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco. Episodi come questo non possono che turbare le nostre coscienze. Ma è proprio in questi momenti che non bisogna mollare. A Matteo d'Ingeo, coordinatore del Liberatorio Politico di Molfetta, va tutta la solidarietà mia e dell'associazione che rappresento. Dobbiamo fare nostra la consapevolezza che esiste qualcosa di più grande e di più importante della paura. Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco. Noi nelle nostre battaglie contro l'illegalità, il malaffare, il silenzio complice di chi spesso resta solo a guardare ma non muove un dito, ci mettiamo la faccia e il nome. Questi signori sanno solo colpire nell'ombra perché sanno di essere deboli alla luce del sole». Anche il Partito Democratico esprime la sua solidarietà a Matteo D'Ingeo: "vittima di un vile attentato intimidatorio e condanna con fermezza questo inconcepibile episodio che testimonia, ancora una volta, il livello di degrado che la nostra città sta progressivamente raggiungendo. A questo proposito suonano ipocrite e false le parole espresse dall'amministrazione comunale che, disinteressandosi completamente del problema sicurezza in città e lasciando che l'occupazione sistematica del territorio prosegua senza alcun limite, ha di fatto creato le condizioni perché qualcuno si senta legittimato a compiere gesti eclatanti, come minacciare chi conduce con coraggio le sue battaglie per la legalità. Piuttosto che lasciarsi andare a inutili e improduttive dichiarazioni , l'amministrazione comunale farebbe bene a compiere il proprio dovere fino in fondo, affrontando una volta per tutte il nodo dell'abusivismo commerciale nella nostra città ad opera dei “soliti noti”. Solo così potrà creare le condizioni necessarie perché episodi come quello che ha visto vittima D'Ingeo non abbiano mai più a ripetersi". Il circolo “Palestina Libera” di Rifondazione Comunista esprime massima solidarietà nei confronti di Matteo D'Ingeo che è stato oggetto di un grave atto intimidatorio. Purtroppo il portare avanti un precisa e puntuale opera di denuncia dell'illegalità, è diventata colpa grave nella nostra città. E' questo soltanto l'ultimo episodio di un escalation, che ci da l'esatta dimensione del degrado morale e civile in cui versa la nostra comunità. Tutto ciò non accade per caso, è la diretta conseguenza dell'operato di questa maggioranza che ci governa, che ha fatto della guerra senza quartiere contro tutte le istituzioni e organismi tecnici che si permettono di fare dei rilievi, il tratto più caratterizzante della sua azione politico- amministrativa. Ma non basta. La mancata redazione del piano commercio ha fatto diventare il commercio ambulante nella nostra città, una questione privata tra gli operatori del settore. Vige infatti la legge della giungla,spacciata dal sindaco come attenzione alle esigenze di “chi vuol lavorare. Tutti hanno diritto di lavorare ma non a scapito delle regole e dell'interesse pubblico. E' necessario che si apra una discussione sullo stato della legalità e dell'ordine pubblico che coinvolga tutte le forze sane della città". Intanto il Libertaorio politico ha convocato una conferenza stampa e assemblea cittadina. "L'avevamo denunciato nella manifestazione del 6 luglio scorso in occasione della commemorazione del 17° anniversario dell'omicidio del Sindaco Carnicella - dice il comunicato del Liberatorio -; la cronaca nera e gli atti intimidatori delle ultime ore ne sono la prova tangibile che a Molfetta il campanello d'allarme è già rosso fisso da parecchio tempo. Avevamo intitolato quella conferenza pubblica “FATTI E MISFATTI IN UNA CITTA' SENZA MEMORIA” perché abbiamo sempre creduto che questa città abbia perso, non solo, la propria memoria storica ma anche quella capacità di reagire con orgoglio ai tentativi di chi, a vario titolo, ha voluto e vuole ancora distruggere la nostra convivenza civile, la nostra laboriosità e soprattutto le nostre nobili radici. Avevamo diffuso e riproposto sul sito del Liberatorio e su Facebook gli stralci di due documenti, che sono diventati nel tempo il simbolo della capacità del popolo molfettese nel saper reagire con fermezza nei momenti di grande difficoltà. Nell'agosto '92 la società civile molfettese reagì al tragico evento dell'omicidio del sindaco Carnicella con un manifesto sottoscritto da associazioni, movimenti e partiti (Casa per la Pace - Comitato di quartiere Molfetta Vecchia - Coop. La Meridiana - Lega per l'ambiente - Movimento insieme per la città - Movimento per la democrazione La Rete - Operatori della ludoteca - Pax Christi - PDS, unità di base Berlinguer - Teatrermitage – WWF) che diedero vita all'OSSERVATORIO 7LUGLIO SULL'ILLEGALITA'. * * * “L'OMICIDIO DEL SINDACO CARNICELLA segna un livello, finora mai raggiunto, di degrado della convivenza civile nella nostra città. Di fronte a questo episodio il nostro primo atteggiamento è di sdegno e di dolore per la vita spezzata oltre che di piena solidarietà con chi più duramente da esso è stato colpito. A ciò si unisce, forte, un lacerante bisogno di verità. Verità sull'accaduto ma soprattutto sul clima nel quale è maturato e sui meccanismi che lo hanno generato. E' ormai innegabile che a Molfetta siano sempre più evidenti i segnali di una illegalità diffusa, dalla occupazione indebita di strade e piazze al racket delle estorsioni, dalle assunzioni clientelari al mercato drogato delle abitazioni di nuova costruzione. E' altrettanto innegabile che all'interno di vaste fasce di emarginazione e disgregazione sociale la delinquenza e la prevaricazione violenta diventano facile strumento per l'acquisizione di potere e ricchezza. In questo clima, l'assassinio del Sindaco non è solo il gesto isolato di un folle; è il risvolto sanguinoso di una carriera affaristica cresciuta all'ombra di un sistema politico che usava e si lasciava usare; la collaborazione attiva alle campagne elettorali di noti esponenti politici locali e il monopolio detenuto da ben sette anni sugli appalti per l'organizzazione delle principali manifestazioni pubbliche sono dati di fatto che non si possono dimenticare. Gianni Carnicella, che pure di quel sistema era parte integrante, ha forse pagato con la vita il tentativo coraggioso di invertire la tendenza. Oggi questo delitto rischia di bloccare il processo che era stato appena avviato. La paura potrebbe prendere il sopravvento. Non dovrà essere così. Significherebbe consegnare la città e la vita di ognuno di noi al dominio dell'illegalità. NON E' PIU' TEMPO DI INDIFFERENZA E DI DISIMPEGNO NE' DI RASSEGNAZIONE. MOLFETTA DEVE REAGIRE.” Il secondo documento si riferisce alla sintesi dell'appello per " RESTITUIRE LA CITTA' AI CITTADINI " che nel 1993 ha rappresentato la parola d'ordine della " Primavera molfettese ". ..."Molfetta vive una fase importante della sua storia. Siamo a un bivio. Dobbiamo scegliere se continuare a percorrere le vecchie strade o imboccare quelle di una radicale trasformazione. Il ceto politico e affaristico che ha governato la città occupando ogni spazio della vita amministrativa, sociale, economica e culturale si sta disgregando. Anche a Molfetta, come nel resto del Paese, il sistema di potere fondato sulla corruzione, sulle clientele, sul voto di scambio è entrato in crisi, anche se non mancano i tentativi di tenerlo ancora in piedi. I danni provocati sono gravissimi: la città è scivolata verso livelli mai toccati prima di degrado sociale, di dissesto territoriale, e di illegalità diffusa sino ai limiti di pericolose contiguità tra la politica e criminalità; l'idea stessa della politica è squalificata e sempre più associata alle logiche dell'astuzia affaristica. Troppi sono stati coloro che hanno ceduto o non hanno saputo ascoltare, interpretare, aggregare e rappresentare a livello istituzionale il dissenso pure esistente nella città. In questi anni difficili, però, c'è stato anche un altro modo di fare politica, un'opposizione diffusa, che ha di volta in volta, assunto forme collettive o individuali, visibili o sommerse, ma sempre civilmente consapevoli. Un'area vasta e variegata, anche se frammentata, composta da gruppi di base e nuovi movimenti politici, gruppi di volontariato, associazioni eco-pacifiste, di giovani e di donne, operatori sociali e animatori culturali, responsabili e gruppi della comunità ecclesiale, che insieme hanno testimoniato una qualificata progettualità politica sulla città. Un grande potenziale di intelligenze, professionalità, passione, ansia di giustizia. Gente che ha svolto con abnegazione il proprio impegno nel sociale o ha fatto semplicemente il proprio dovere, tenendo così in piedi il meglio di una città che il ceto politico dominante sta invece degradando. E' giunto il momento che questa " politica diffusa" si aggreghi e assuma il compito di governare la città rompendo radicalmente con il passato. Il futuro non può essere affidato ai soliti nomi, a vecchi e nuovi notabili della D.C. magari camuffati sotto qualche nuova sigla, a pezzi delle vecchie forze politiche di maggioranza o di opposizione, corresponsabili del degrado, che cercano di perpetuare il loro potere con patetici quanto pericolosi tentativi di riciclarsi indossando nuove maschere. La città ha bisogno di cittadini onesti, competenti, responsabili, e soprattutto credibili perché non compromessi con il vecchio sistema; di persone che hanno saputo concretamente testimoniare con il loro impegno politico, sociale, culturale o professionale la loro adesione ai valori fondamentali della democrazia, della solidarietà, della legalità, della difesa dell'ambiente, della pace e della dignità della persona. Per fare tutto questo, Molfetta ha bisogno di uno straordinario risveglio delle coscienze, di un nuovo protagonismo dei cittadini per costruire una fase di radicale rinnovamento della vita politica e sociale, che si contrapponga alle logiche dei comitati d'affari che feriscono la dignità della nostra città e mortificano la speranza."... Entrambi i documenti ci riportano indietro di 17 anni e ci impongono una necessaria riflessione come se dovessimo confrontare le due città in due fotografie istantanee. Purtroppo il confronto è deludente, a parte lo stato di conservazione la foto di ieri rappresenta una realtà che è terribilmente attuale se non peggiore. Per questo, oggi come allora, sentiamo il bisogno di reagire all'indifferenza, all'assuefazione e al disimpegno di una città in cui la classe politica dominante sta cancellando, non solo, la memoria del sacrificio del sindaco Carnicella, ma sta contaminando, fino all'annullamento, la parte sana e operosa della nostra comunità. Pertanto il LIBERATORIO Politico invita tutti cittadini, movimenti, associazioni, partiti e organi d'informazione oggi, giovedì 23 luglio, alle ore 19.30, alla conferenza stampa-assemblea cittadina presso la sede del Liberatorio per discutere della situazione dell'ordine pubblico a Molfetta e delle iniziative unitarie da intraprendere". Sildarietà anche da Sinistra e Libertà: "Esprimiamo la nostra più ferma condanna al vile atto minatorio e intimidatorio subito dal Prof. Matteo D'Ingeo. Purtroppo non è la prima volta che un a un nostro concittadino, in tempi recenti, viene recapitata una busta contenente un proiettile. Nel ribadire la nostra solidarietà al coordinatore del “Liberatorio Politico”, già presidente dell'Osservatorio “7 luglio” sull'illegalità a Molfetta, vogliamo andare ben oltre. Innanzitutto inquadrare con il grandangolo, in un grave contesto di illegalità diffusa, il silenzio accondiscendente, da parte dell'Amministrazione Comunale, sul continuo proliferare di bancarelle di rivenditori di frutta, con una prassi di continue nuove autorizzazioni, senza un intervento normativo per regolamentare una giungla caratterizzata anche da lotte intestine, che hanno portato persino ad attentati incendiari. Inoltre, in un contesto di rivoluzione passiva, in cui tutto questo e ben altro passa sulle teste di cittadine e cittadini, spesso senza che neanche significative forze organizzate proferiscano parola, invitiamo tutte le forze sane e democratiche della città, a far sentire la loro indignazione ed a mobilitarsi in iniziative pubbliche". Anche Azione Giovani e i giovani del Pdl hanno voluto esprimere solidarietà a D'Ingeo: "Matteo D'Ingeo, non è sicuramente un uomo di destra, ma a lui va la nostra più assoluta e sincera solidarietà. Come abbiamo già sostenuto nel comunicato fatto in ricordo della strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992 dove persero la vita il giudice Borsellino e la sua intera scorta, l' annoso problema sulla sicurezza e la legalità non deve avere colore politico ma deve essere di interesse bipartisan. Oggi, con ancor più vigore, dobbiamo essere noi giovani ad impegnarci per un futuro migliore della nostra terra e con coraggio dobbiamo denunciare tutti gli episodi di illegalità che ledono l'onorabilità della nostra amata città!".
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