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Molfetta, il Duomo caso atipico di romanico pugliese
02 febbraio 2009

MOLFETTA - Con il contributo del Touring Club si è svolto il convegno dal titolo “Il romanico pugliese in un caso atipico: la Chiesa di S. Corrado o Duomo vecchio di Molfetta”. Relatore dell'incontro è stato l'ing. Michele Balacco (nella foto), già autore di numerose opere di restauro, tra cui: dal 1997 al 2000 la consulenza per il Comune di Molfetta per il rilancio e la rivitalizzazione del centro storico; il risanamento e il recupero degli isolati n.16 e 17 del centro antico; i restauri di monumenti di grande importanza per il patrimonio storico di Molfetta, tra cui la Cattedrale, la Chiesa del Purgatorio, la Chiesa di San Domenico e la Chiesa di San Corrado, meglio conosciuta come il Duomo vecchio di Molfetta, di cui ha progettato il restauro negli anni 1984-85 e 86-89, sino all'ultimo intervento avvenuto tra il 2001 e il 2004. Quando si parla di stile romanico, il pensiero corre alla Basilica di San Nicola di Bari, alle cattedrali di Bitonto e di Ruvo, ma il Duomo di Molfetta, in questo senso, costituisce una eccezione sorprendente. Nella seconda metà del 1100 nacque sulla sponda orientale la chiesa di Santa Maria, che divenne poi di San Corrado quando fu dedicata al patrono della nostra città, e sin da allora fu l'unico esempio di cattedrale romanica con due campanili. Si parla di atipicità quindi, ovvero una chiesa fuori dai canoni classici del romanico pugliese. Spiegare la tipicità è complesso poiché il romanico nacque in una zona estremamente vasta, che andava dall'Inghilterra a Palermo comprendendo la Spagna e quindi con una varietà immensa di tipi, di stili. Il romanico nacque 6-7 secoli dopo la nascita dello stile, e ciò avvenne per disciplinare gli stili e classificarli, non rendendo giustizia al senso di questo fenomeno. La basilica romana nacque in epoca romana non come edificio religioso ma come luogo di giustizia e di commercio. Era un periodo di forte competizione, in cui molte cattedrali emersero imitando lo stile l'una dell'altra e cercando di migliorare gli stili attraverso svariati espedienti, frutto anche mistura di culture che si era costituita in Puglia: armeni, bizantini, longobardi, greci, ebrei. Nonostante ciò la costruzione fu di stampo normanno, che con il forte appoggio del papato, ebbe la meglio su popoli che da molto tempo già vivevano in Puglia. Nell'incontro sono state presentate alcune foto storiche del Duomo di Molfetta, che hanno evidenziato quanto fosse diversa la conformazione nel corso degli anni del nostro porto. La chiesa fu costruita nella parte esterna dell'abitato, affacciandosi sul mare, e si trovava praticamente immersa nelle acque, fino a quando, nel secolo scorso è stata costruita la banchina che ha allontanato l'edificio dal mare. Questa collocazione originaria era dovuta al fatto che il Duomo doveva essere visibile da lontano come un faro per i naviganti. Infatti era presidiato da un bastione proprio dove ora sorge l'ingresso principale. Tra le caratteristiche che rendono la chiesa un esempio di atipicità, c'è il fatto che sia l'unica chiesa dell'epoca nata con due torri. Altra caratteristica è il colonnato che divide la navata centrale sulle laterali. Nelle basiliche romaniche c'è maggiore presenza di colonne, le quali data la conformazione della chiesa, avrebbero reso l'attività liturgica di una visibilità minore. La visibilità dell'attività liturgica resta invece eccellente in qualunque punto della chiesa per la presenza di sole quattro colonne portanti. L'asse della navata inoltre è in direzione est-ovest, come tutte le chiese costruite all'epoca. A est, l'altare disposto nel punto maggiormente illuminato della chiesa, e ad ovest l'ingresso. Questo orientamento, che segue l'orientamento del sole, simboleggia il cammino dell'uomo dalla nascita, l'oriente, verso la morte, l'occidente, ma nello stesso tempo allude al cammino del cristiano che abbandona il peccato, entrando nella basilica da occidente, e si avvia verso la salvezza in Cristo, simboleggiata dall'altare posto a oriente, ove sorge il sole. Una nota riguarda l'ingresso la cui origine è tutt'ora ignota e sono state fatte numerose ipotesi, poiché ove sorge l'attuale ingresso c'era un piccolo porto. La ragione dell'assenza di informazioni certe è che i documenti dell'epoca conservati nell'archivio vescovile furono distrutti in un incendio nel 1529 nel sacco di Molfetta. Ulteriore atipicità: le tre cupole sono in asse, dall'ingresso al presbiterio, coprendo interamente la navata centrale, mentre nelle altre chiese le cupole sono di differente locazione. L'elemento tuttavia più sorprendente, emerso durante i lavori di restauro del periodo 2001-2004, riguarda la struttura delle cupole, e rappresenta una scoperta eccezionale. La staticità è la vera novità. Le tre cupole, di cui due a pianta ottagonale e quella orientale a pianta quadrata, dovrebbero esercitare “spinte” notevoli, ma in realtà si sorreggono senza che vengano esercitate alcun genere di spinte sulle pareti che sorreggono le cupole. Le pareti pertanto sono estremamente sottili, e quindi molto più eleganti, paragonate alla spessore che raggiungono le pareti delle cattedrali romaniche. La genialità sta nella sinergia di architettura ed eleganza, poiché la struttura degli archi comincia “a mò di un trullo”, quindi sovrapponendo pietra su pietra, e si conclude come una volta. Altra nota: le pietre sulla cupola non gravano sulle pareti, ma forniscono ulteriormente stabilità alla cupola. La storia, così come viene raccontata oggi, è frutto di piccoli contributi, scoperte e documenti raccolti con difficoltà nel corso degli anni, che tuttavia rendono ancora oggi il nostro Duomo, un capolavoro architettonico da preservare nella sua integrità.
Autore: Corrado la Martire
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