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Molfetta, Giornata della Memoria per le vittime della Mafia: ricordo del sindaco Carnicella
23 marzo 2012

MOLFETTA - «La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine». Con le parole forti, intense e piene di speranza di Giovanni Falcone è iniziata la Giornata della Memoria per le vittime della Mafia, celebrata mercoledì 21 marzo sulla gradinata della parrocchia San Bernardino e promossa dall’Associazione Libera di Molfetta (nella foto alcuni momenti della manifestazione).
In contemporanea, si svolgeva a Genova la Diciassettesima Giornata della Memoria (l’anno scorso a Potenza), che ha avuto come protagonisti i familiari delle 900 vittime di mafia. Anche il Presidio Libera di Molfetta ha voluto ricordare tutte le vittime pugliesi della mafia, in occasione del ventennale dell’omicidio del sindaco Giovanni Carnicella, ucciso con un fucile a canne mozze sui gradini della chiesa di San Bernardino il 7 luglio 1992.
Alla manifestazione hanno partecipato alcune classi del Liceo Vito Fornari e dell’Istituto Professionale per il Commercio Mons. Antonio Bello, che hanno realizzato cartelloni e striscioni colorati contro il nero della morte e il rosso del sangue di vittime innocenti. Presenti anche gli Scout, l’Azione Cattolica, l’ARCI, la Casa per la pace e il Teatrermitage.
Il prof. Marco Andriani dell’Istituto Mons. Antonio Bello ha ricordato i protagonisti di spicco della lotta alla mafia, i magistrati Falcone e Paolo Borsellino, esempi d’integrità e coraggio. Ha menzionato anche la strage di Porta delle Ginestre avvenuta in Sicilia nel 1947, in cui persero la vita 9 adulti e 2 bambini. Subito dopo è stata letta la testimonianza di un alunno di padre Pino Puglisi, ucciso nel 1993 davanti al portone di casa sua, il giorno del suo compleanno con un’esplosione di colpi alla nuca: «Grazie Peppì  per il gelato, per la tua morte, grazie alla tua vita hai dimostrato che c’è chi il Vangelo lo vive veramente».
È seguita la lettura di un brano tratto da un’intervista a Roberto Saviano, giornalista e scrittore, noto per i suoi romanzi contro la mafia: secondo Saviano, sono le parole a mettere in crisi un’organizzazione potente come la mafia. Giuseppe Impastato, politico, attivista e conduttore radiofonico, ucciso nel 1978, ne è un esempio lampante. Successiva una sollecitazione di don Ciotti affinché la Costituzione sia un modello da seguire per il cittadino: un invito a non confondere la giustizia con la legalità, perché ogni giorno c’è chi le preferisce l’omertà.
Gli scout hanno evidenziato, invece, l’importanza di una coscienza formata perché capace di autentica libertà, concetto evidenziato dalla lettura di un passo di don Primo Mazzolari, che ribadisce la necessità di un impegno serio e concreto. Anche le donne sono vittime della mafia e questo non può e non deve essere dimenticato. Donne costrette a subire violenza e a rimanere nel più gelido silenzio (è stata letta la poesia «La morte della mafia» di Michela Buscemi, sorella di Salvatore e Rodolfo, uccisi dalla mafia).
Finale il discorso di don Tonino Bello ai funerali di Carnicella: è lui a chiedere perdono al sindaco, perché non un mostro, ma un nostro concittadino è stato capace di tanta crudeltà. Come scriveva Rita Acria, «forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare?».
 
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Autore: Dora Adesso
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