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Legambiente Molfetta, un SI' al referendum per fermare il nucleare
07 maggio 2011

MOLFETTA - «L’energia atomica è costosa, pericolosa e inutile» ha tuonato Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, in apertura della conferenza « Un si per dire no» tenutasi a Corso Umberto. A circa 25 anni di distanza dal disastro di Cernobyl, di cui tutti conserviamo un chiaro ricordo, e a pochi mesi dalla tragedia di Fukushima, riproporre l’energia nucleare oggi appare pura follia. Due storie drammatiche, queste, che confermano che non esiste tecnologia nucleare senza rischio di incidenti, con fuoriuscita di radiazioni e gravi conseguenze sull’ambiente e sulla salute umana. Tarantini ha ribadito che ancora oggi circa sette milioni di persone bevono acqua contaminata e continuano ad ammalarsi.

«Purtroppo, sul referendum si sta facendo molta disinformazione, è necessario che gli italiani si informino e si documentino sui rischi ambientali e ancor più sanitari legati al nucleare» ha precisato Stefano Ciafani (foto),  responsabile scientifico nazionale di Legambiente. Negli ultimi anni, infatti, questa fonte di energia ci è stata continuamente presentata come economica, pulita e sicura. Ci è stato raccontato che la centrale di Cernobyl era di vecchia generazione e che, situata in un paese non moderno, aveva provocato la catastrofe a causa di un errore umano, quindi, in un paese altamente tecnologico quell’incidente non sarebbe mai avvenuto. Negli ultimi tre anni ci è stato ripetuto più volte che l’Italia poteva benissimo disporre dell’energia nucleare, dato che questa veniva utilizzata in Giappone, paese molto più sismico del nostro. «L’incidente nucleare di Fukushima ha dimostrato la falsità di tutte queste affermazioni! Ha dimostrato, ancora una volta, l’impotenza dell’uomo nell’affrontare un nemico invisibile, come le radiazioni» ha affermato Ciafani. Nelle seconda potenza mondiale a livello industriale e tecnologico, quale il Giappone, il nucleare si è rivelato insicuro.
«A pochi giorni dal referendum è necessario che gli italiani capiscano che le centrali nucleari sono altamente pericolose» ha tuonato Ciafani. In pochi sanno che una centrale nucleare rilascia radioattività nell’ambiente anche durante il normale funzionamento, è la cosiddetta “contaminazione ordinaria”. Secondo un recente studio governativo tedesco, la possibilità di contrarre la leucemia per i bambini che vivono entro 5 km da una centrale nucleare, aumenta rispetto ai coetanei che vivono a una distanza di oltre 50 km. «Più si vive vicino alle centrali nucleari, maggiore è il rischio di contrarre malattie gravi» ha precisato Ciafani . Forse, proprio per questo, il governo italiano ha previsto compensazioni economiche per i territori che ospiteranno le centrali. Una verità, questa, molto spesso occultata e che invece servirebbe conoscere.
Sulla base di questo studio, la Germania ha avviato una vera e propria rivoluzione energetica: tra pochi anni chiuderà tutte le centrali nucleari, ha investito nell’energia rinnovabile, che permetterà di produrre energia dal sole e dal vento e sta lavorando per la riduzione dei consumi.«Anche l’Italia, paese con molto più sole e più vento della Germania dovrebbe seguire questa strada » ha aggiunto Ciafani.
«Un’altra verità da conoscere è che il nucleare non serve all’Italia, è inutile» ha affermato Ciafani. Con il nucleare, infatti, si produrrebbero circa 100.000  Mw di energia, ma noi ne utilizziamo al massimo 57.000. Il nucleare, inoltre produce solo elettricità e non carburante per i trasporti, né calore per gli uffici e per le nostre case. Neanche il problema delle dipendenza dall’estero si riuscirebbe a risolvere. È noto, infatti, che in Francia, paese nuclearista, il consumo pro capite di petrolio è maggiore che in Italia. Le centrali nucleari, poi, utilizzano l’uranio, altra materia prima da importare.
Ciafani ha ricordato che gli Stati Uniti da oltre 33 anni non costruiscono centrali nucleari e questo perché il peggior nemico del nucleare è il mercato. La produzione di elettricità dall’atomo, lo smaltimento delle scorie, che restano radioattive anche per 30 anni, costa più delle altre fonti.
«Il nucleare, inoltre, non garantirà all’Italia il rispetto degli accordi sul clima» ha aggiunto Ciafani. L’Italia, infatti, è già in ritardo rispetto agli obblighi di riduzione dell’emissione di gas serra previsti al 2012 dal Protocollo di Kyoto e al 2020 dal Pacchetto energia e clima dell’Unione Europea. Le centrali nucleari entrerebbero in funzione tra circa 15 anni e l’Italia non riuscirebbe a rispettare tali accordi sul clima, pagando multe salate che si riverserebbero sulle nostre bollette.
«L’Italia dovrebbe salire sul treno delle green economy, con il nucleare prenderemmo invece u treno che ci porterà su un binario morto» ha concluso Ciafani.
Le energie rinnovabili, dunque, costituiscono l’unica alternativa da seguire e, inoltre, riuscirebbero a soddisfare la fame di lavoro che attanaglia l’Italia. Ciafani ha infatti ricordato che in Germania sono circa 370.000 le persone che lavorano nel campo delle rinnovabili.
 
© Riproduzione riservata
Autore: Loredana Spadavecchia
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Non sembra esserci altra via, al momento, di quella di imparare dagli errori, procedendo con cautela, lentamente senza fretta, in modo da rendere tali errori correggibili e le decisioni reversibili. Christine von Weizsàcker ha creato il termine “error-friendliness (buona disposizione nei confronti degli errori). Il concetto di error-frienliness comprende le idee di “produzione degli errori, di tolleranza agli errori”, e delle cooperazioni “amichevoli” di questi due aspetti per l'esplorazione di nuove opportunità. Ed è in questa cooperazione che si colloca “l'utilizzazione degli errori”, che è una caratteristica assolutamente generale di tutti i sistemi viventi, indipendentemente dal livello gerarchico che si voglia prendere in esame. Contrariamente a quanto si sente affermare in vari dibattiti, la correggibilità comporta la possibilità di tornare indietro, sui propri passi. Con una metafora, l'umanità si trova nella stessa condizione di un alpinista che salga lungo una impervia via inesplorata. Il bravo alpinista, oltre che audace, dev'essere in grado di tornare indietro, di non restare “incrodato”, come si dice nel gergo, incapace sia di salire sia di scendere a valle. Quando agiamo e decidiamo in condizioni di ignoranza, non siamo in grado di provedere al futuro, ma dobbiamo esplorarlo con cautela, passo passo, pronti a correggere la rotta in caso di errore. David Collingridge ha dato significativi contributi per definire cosa si intende per correggibilità di una decisione: “Una decisione è facile correggere, o largamente correggibile, quando, se è sbagliata, l'errore può essere scoperto rapidamente ed economicamente, e quando l'errore implica solo piccoli costi che possono essere eliminati rapidamente e con poca spesa”. Questa filosofia della correggibilità e della reversibilità delle decisioni ha trovato una formulazione più generale nell'odierno principio di precauzione: “Ove siano minacce di danno serio e irreversibile, l'assenza di certezze scientifiche non deve servire come pretesto per posporre l'adozione di misure, anche a costo zero, volte a prevenire il degrado ambientale”.
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