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Le sculture-gioiello di Antonella Zaza
15 ottobre 2006

Io me lo son chiesto un mucchio di volte: qual è il confine tra vera arte e ciarlataneria? Insomma, quando ci troviamo di fronte a un'opera di elevata fattura o di furbesca mess'in scena? Potrà sembrare semplice, ma la risposta non lo è affatto. Allora ricominciamo daccapo. Quante volte siamo rimasti perplessi nell'osservare un quadro o una scultura che qualcuno esalta ma che a noi non dice nulla? Per quel che mi riguarda tante, con la conseguenza di restare in imbarazzato silenzio a chiedermi perché non riesco a capire l'arte, almeno quella che altri mi dicono sia arte. Poi un giorno un lampo, ho capito. Se l'arte va spiegata, allora… non è vera arte, se c'è bisogno di un mediatore tra l'opera e chi l'osserva allora ci si trova di fronte magari a qualcosa magari anche di buona fattura ma assolutamente normale. Io non so se le sculture-gioiello di Antonella Zaza siano arte, il concetto è troppo ampio per poter essere chiaro ai non addetti ai lavori come me, ma una cosa so per certa: quando guardo quei gioielli non ho bisogno di alcuna spiegazione. Così vedo ampie distese di erba tenera e paesaggi alieni, vedo la pioggia luccicante di sole e fumo di rami freschi, nei gioielli-sculture di Antonella Zaza vedo le albe con il cielo appesantito dalle nuvole e vedo laghi poco profondi. Vedo opere che mi vien voglia di toccare, ma che temo di fare per non rompere l'incanto che sprigionano. Io non so dire se è vera arte, gente molto più qualificata di me l'ha fatto, ma c'è in quelle opere un progetto lontano e lungo, ci sono le mani che plasmano in maniera ispirata la 'povera' argilla, mani che rammentano quando un Dio, forse a noi troppo lontano, plasmava l'argilla per infondergli la vita, mani che sanno-non sanno cosa creerà il proprio plastico movimento, poi c'è il fuoco a infondere tenacia a quell'argilla e i colori, quelli della vita quotidiana che permeano le rossicce schegge, e nuovamente in forno perché il colore diventi parte dell'argilla. Infine allegri lustrini, laddove l'ispirazione lo richieda. Il tutto per dare leggerezza alla materia. Io non so dire se quella di Antonella Zaza è vera arte, ma ho visto un uomo seduto a una poltroncina che osservava quei gioielli in assorto silenzio, fisso senza neanche batter ciglia. Perduto in ammutolita ammirazione. No, non lo so dire. Ma quando si riesce a riprodurre il vento, l'aria, la pioggia, il freddo e il tepore con dell'argilla, umile terra, allora credo di aver capito che la vera arte non la crea l'autore di un'opera, ma la sprigiona la stessa opera se ti lascia dentro qualcosa di più. Quando fa crescere la tua sensibilità. Con buona pace di imbonitori o ciarlatani che debbano sforzarsi per convincerti che qualcosa sia bello.
Autore: Donato Altomare
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