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“Le quotidianità” di un giovane scrittore: Giulio Ricotti
15 giugno 2005

Giulio Ricotti, un nome non noto, ma che forse lo diventerà. Autore di un libro di racconti, “Sfumature differenti delle mie quotidianità”, pubblicato da una piccola casa editrice di Milano (Montedit), che sta presentando in varie scuole per accogliere umori, pareri, critiche e magari indurre alla lettura. In Italia scrivono tutti, ma pochissimo si legge. Questo però non sembra scoraggiare il giovane esordiente. Giulio suona e canta in una band rock, scrive di notte, studia Scienze Internazionali di giorno, ma assicura che è studente quasi per necessità, perché qui la frase “faccio l'artista” non è presa molto sul serio. Ricotti ha 24 anni e idee chiare: “Scrivere è una necessità, lo faccio da sempre. Per questo libro ho trovato ispirazione da alcuni episodi strani successi alla mia vita, da cui partono una serie di riflessioni sulla precarietà del mondo; il mio è un pessimismo che funziona da spinta propulsiva a fare meglio”. La scelta del racconto breve, confessa, “è una comodità che può invogliare alla lettura anche chi solitamente non lo fa e lasciare libere le interpretazioni”. Presenti nel libro non solo una complicata prefazione di Francesco Coppolecchia (studente in architettura), ma anche disegni di Nando De Nicolo (studente in ingegneria), che esplicitano pensieri onirici dell'autore, affascinato dalle contaminazioni artistiche. Un libro curioso che pare non sarà l'unico. In cantiere ci sono altri tre lavori e molte belle idee a riguardo. Intanto, il musicista scrittore elenca i tre punti forza di un'esordiente coraggioso: spirito di osservazione, tanta lettura, buona dose di autocritica. Gli chiediamo se si considera un ragazzo fortunato e se l'ambiente culturale molfettese non gli sta un po' stretto, risponde così: “Sì, sono fortunato, ma mi muovo continuamente, in questa città bisogna avere degli agganci anche per essere preso in considerazione nel mondo della scuola. Molfetta però è in fermento, solo che tutto rimane un po' nell'ombra perché si tende a seguire la massa. Io intanto voglio continuare per la strada intrapresa”. Laura Amoruso laura.amoruso@quindici-molfetta.it
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