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La sessualità nell’antica Grecia, il prof. Damiano De Virgilio ne ha parlato all’Aneb di Molfetta
Damiano De Virgilio e Michele Laudadio
25 maggio 2024

MOLFETTA – Nuova iniziativa dell’Aneb (Associazione educatori benemeriti) di Molfetta. Il prof. Damiano De Virgilio, ha relazionato sul tema “Sono cose di Afrodite: la sessualità nella Grecia Classica”.

Dopo l'introduzione del presidente Aneb prof. MIchele Laudadio, il prof. De Virgilio ha esordito spiegando che, presso gli antichi greci, Afrodisia erano gli atti sessuali ed Eros il dio preposto alla sfera dell’amore. Ha proseguito dicendo che nel sentire comune, la sessualità della Grecia antica viene considerata più libera da sensi di colpa e da inibizioni rispetto alla cultura cristiana.

In realtà anche nel mondo greco classico la sessualità era sottoposta a regole rigide che miravano a mantenere l’ordine sociale e i privilegi delle classi più elevate. Essa di basava sulla segregazione, cioè la netta separazione fra il genere maschile e quello femminile. Tutto ciò con riferimento in particolare alla città di Atene ed ai cittadini ateniesi liberi di ceto medio-alto che potevano permettersi un certo numero di schiavi che attendessero alle cure della vita quotidiana. Quindi le donne vivevano segregate in una parte della casa, il gineceo, il loro ruolo era quello riproduttivo e di stabilità sociale, tale da garantire una discendenza autentica di cittadini ateniesi, assicurare al marito dei figli sicuramente suoi, nati da genitori ateniesi liberi, destinati a loro volta all’esercizio delle più alte cariche pubbliche nella polis greca.

L’adulterio, considerato un danno non all’onore ma alla proprietà del marito sulla moglie, veniva punito senza pietà con l’uccisione dell’adultero davanti a testimoni e l’espulsione della moglie dalla casa, essendo venuto meno il suo ruolo sociale.

Poiché la vita in casa era piuttosto monotona, gli uomini potevano soddisfare le loro pulsioni con schiave, concubine o nei lupanari, bordelli popolati da donne straniere dedite alla prostituzione, danzatrici, flautiste. La segregazione sessuale potrebbe spiegare anche l’omosessualità così diffusa presso la classe dirigente ateniese: privati del piacere della seduzione i maschi ateniesi rivolgevano le loro abilità seduttive verso esponenti dello stesso sesso. Era del tutto normale che un cittadino ateniese libero e maturo potesse rivolgere la sua attenzione verso un giovinetto di pari rango, conquistandolo attraverso un percorso intellettuale che si sarebbe concluso con un atto sessuale pieno e consapevole.

L’omosessualità trova una sua motivazione etica nel “Simposio” di Platone. Il simposio è un banchetto in cui Platone immagina che gli intellettuali di Atene si confrontino sul tema dell’eros. Fra questo vi è Aristofane, il più importante commediografo greco, che legittima l’omosessualità facendo ricorso al mito: in origine gli uomini erano delle sfere costituite da due esseri congiunti fra di loro nella parte frontale. Il loro genere era maschile (maschio-maschio), femminile (femmina-femmina), androgino (maschio-femmina). Zeus, geloso della felicità di questi esseri e timoroso che questi potessero mettere in pericolo il suo potere, li divide a metà. Gli uomini così divisi soffrivano, provavano nostalgia per la propria metà, si cercavano per ricostituire l’antica unità. Da allora gli uomini cercano la propria metà per ritrovare il piacere perduto. L’unità più perfetta è quella uomo-uomo che rappresenta la quintessenza della mascolinità. Gli uomini di questo tipo sono i più adatti a ricoprire gli incarichi più prestigiosi della vita pubblica. Il prof. De Virgilio conclude la relazione con una battuta sull’amore platonico che non ha il significato che noi moderni gli attribuiamo.

Seguono gli interventi.

Angela Gadaleta chiede chiarimenti riguardo al ruolo svolto dalle donne nella commedia “Lisistrata” di Aristofane che appare in contraddizione con quanto affermato dal relatore.

Enrico Gallo chiede se nelle colonie ateniesi fossero in uso le stesse consuetudini morali di Atene.

Angelantonio Spagnoletti, partendo dal presupposto che il matrimonio nel corso dei tempi e presso molte civiltà è stato strumento di stabilizzazione sociale più che luogo dell’amore coniugale, sostiene che la parità delle donne veniva riconosciuta dagli uomini nei luoghi di prostituzione di alto livello dove l’aspetto sessuale era secondario e prevaleva la cultura, la raffinatezza delle etère, donne esperte nella conversazione, nella danza, nella musica. Cita l’esempio delle geishe giapponesi.

Michele Camero chiede al relatore se le consuetudini sessuali di Atene trovassero riscontro anche a Sparta.

L’incontro si conclude con il dono di un libro al relatore da parte del presidente.

La conferenza su di un argomento così difficile, perché andava a toccare temi in contrasto con la sensibilità moderna e delle molte donne presenti, (si è anche parlato di inferiorità naturale delle donne propria della cultura antica) è stata seguita con grande interesse dal pubblico che ha stemperato con l’ironia e qualche battutina i costumi di una civiltà lontana dalla nostra con la consapevolezza di molti pregiudizi sulla femminilità ancora presenti e difficili da estirpare.

Maddalena Azzollini

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