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La rabbia del sindaco di Molfetta, Paola Natalicchio, per il ridimensionamento dell'ospedale
03 marzo 2016

MOLFETTA – Dopo gli entusiasmi iniziali per il salvataggio dell’ospedale di Molfetta, mentre noi avevamo preferito la cautela, in attesa di conoscere i dettagli, anche perché non ci fidavamo delle solite dichiarazioni ad effetto alle quali ci ha abituato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che, da buon politico una mattina dichiara una cosa e la sera la modifica, è arrivata l’amara verità. L’ospedale non verrà soppresso, ma verranno tagliati alcuni posti letto che saranno solo 76, come previsto dal piano di riordino regionale: 16 per chirurgia; 36 per medicina generale e 24 per ortopedia e traumatologia, con il pronto soccorso traumatologico di nuova istituzione. Chiudono, invece, i reparti di urologia, cardiologia e l’ambulatorio di pediatria. Una chiusura non spiegabile a fronte dell'efficienza e dell'utilità sul territorio di questi reparti, che oggi vengono trasferiti al San Paolo.

Va meglio per l’ospedale di Bisceglie, forse perché è questo il prezzo politico pagato dal Pd e da Emiliano per il passaggio del sindaco Francesco Spina dal centrodestra al Pd? A questo si è ridotta la politica oggi. C’è da chiedersi ora cosa hanno da dire certi consiglieri del Pd proclamatisi referenti del presidente della Regione Michele Emiliano? Silenzio assoluto: non sanno che dire. Ma di questo parleremo in un altro articolo.
Registriamo, inoltre, la rabbia del sindaco Paola Natalicchio: «Voglio continuare a esprimere la mia incredulità verso il blitz della giunta regionale che ha tagliato la sanità pugliese e che declassa il nostro ospedale, chiudendo due reparti (urologia e cardiologia) e l'ambulatorio pediatrico. Voglio spiegarvi un aspetto inquietante della grande farsa.
Sabato i sindaci sono stati convocati nell'aula magna del Policlinico di Bari da Emiliano e dalla giunta. Ci è stato distribuito un dépliant. Non la delibera con il piano, ma un dépliant con degli schemini sulle tre tipologia di ospedali: ospedale di base, ospedale di I livello e ospedale "hub". La bozza di delibera non è stata consegnata né a noi e né ai sindacati. Ma che io sappia è stata occultata anche ai consiglieri regionali. Una decisione così importante non passerà dal Consiglio regionale, ma solo in Commissione Sanità, per un parere consultivo. Tornando all'assemblea di sabato, a questo punto una farsa, ci siamo ritrovati in un'aula gremita, con 300 persone, e abbiamo discusso del dépliant. Il piano vero e proprio ci è stato nascosto. Quando ho fatto il mio garbato intervento - che pubblico qui: https://m.facebook.com/story.php… - nei tre minuti che ci sono stati concessi ho evidenziato che dallo schema che leggevo relativo agli "ospedali di base" deducevo già i tagli di reparti. Sono stata rassicurata dalle parole del Presidente che ha ripetuto in varie occasioni che "lo schema dei 72-80 posti non era vincolante, ma solo il minimo che si deve trovare obbligatoriamente in un ospedale di base. Nessuno vieta di mantenere altri servizi".
Quando ho finito il mio intervento il sindaco di Corato, Cosimo Mazzilli, che ci rappresenta in assemblea sindaci Asl, mi ha assicurato che esistevano accordi tra la città metropolitana e il direttore Asl Vito Montanaro per non toccare i reparti esistenti degli ospedali che non venivano chiusi. Insomma il mio intervento è stato considerato "superfluo" e sono venuti tutti a dirmi "stai calma, non ti agitare, non toccheranno nulla".
Solo 48 ore dopo abbiamo visto quello che è accaduto. La cosa che mi fa rabbia è che noi e Corato veniamo falcidiati e Bisceglie guadagna posti e servizi. A dimostrazione che questi tagli sono delle scelte. Non l'applicazione obbligatoria del DM 70 del governo Renzi. Si avvantaggiano alcuni territori a scapito di altri. Si decide che il destino di alcuni ospedali è inesorabile e si rilanciano altre strutture. Lo sapete che nel nostro ospedale sono state spese migliaia di euro per i nuovi lavori edilizi al pronto soccorso e ne saranno spesi altri per l'ampliamento delle sale operatorie? Il tutto mentre chiudono reparti? Che razionalizzazione è questa?
La chiusura dell'ospedale di Terlizzi poteva e doveva significare la migrazione a Molfetta e Corato di servizi ulteriori. Noi avremmo potuto accogliere pneumologia e radiologia, Corato la diagnostica prenatale di eccellenza di Terlizzi che avrebbe dato lustro al punto nascita. I terlizzesi avrebbero potuto avere in ospedali vicini luoghi in cui trovare continuità di cura. Avevamo gli spazi a Molfetta per accogliere nuovi reparti, ne avevo parlato con la direzione ospedaliera. Invece nel nord barese si chiude tutto. Molfetta, Terlizzi, Corato, Ruvo vengono saccheggiate. E Bisceglie che è in territorio Bat e non nel nostro decolla. Lo sapere che allo Scap di Bisceglie, il servizio territoriale di guardia medica pediatrica, da sabato non accettano più bambini di Molfetta? Troppi accessi da "fuori provincia". Come faremo in futuro? Sono arrabbiata. Questa storia non finisce qui».

E poi aggiunge: «Ecco cosa prevede il Piano di Riordino Ospedaliero della giunta Emiliano per l'ospedale di base di Bisceglie. Loro si rafforzano e noi perdiamo quota. Una vergogna. Vogliamo spiegazioni chiare su quanto accaduto. Nb: Su Bisceglie si dimezza un reparto importante come malattie infettive. Guidato da un medico molfettese di talento e di qualità. Passa da 40 posti letto a 20, nonostante l'ospedale guadagni 13 posti letto (mentre Molfetta ne perde 25). Ma con che razionalità è stato scritto questo piano?».

Ci chiediamo: possibile che ancora oggi si privilegino le alleanze politiche, alle necessità del territorio e dei cittadini, producendo un piano irrazionale, anche con spreco di denaro pubblico, già investito in passato? Non è questione di campanilismo, ma di razionalità. Quando cambieranno i metodi di gestione della politica? Poi non meravigliamoci che i cittadini sono sempre più delusi e disertano le urne, quando non decidono di ribellarsi.
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