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La grande processione del Sabato Santo a Molfetta
03 dicembre 2019

A Molfetta la Settimana Santa, così come l’intero periodo di Quaresima, non è un semplice ed abitudinario insieme di riti prestabiliti che conducono alla Pasqua. E’ uno dei periodi più sentiti e rispettati dell’anno, è una tradizione che si tramanda con cura ed amore da generazioni, un incontro tra arte e religione, è uno dei motivi positivi per cui la città viene ricordata anche a largo raggio. Molte, infatti, le pubblicazioni che hanno permesso di conoscere le radici di questa tradizione e l’importanza raggiunta negli anni anche ai non molfettesi o ai più giovani. In questo ambito da annoverare, senza ombra di dubbio, sono gli scritti del dr. Francesco Stanzione. Priore dell’Arciconfraternita della Morte dal 2004 al 2010, il molfettese ha reso nota la sua ultima fatica dal titolo “La grande processione del Sabato Santo a Molfetta”, il suo quarto libro, forse il più prezioso. Presentato in una data scelta non a caso, il 15 febbraio, 62° anniversario della morte dello scultore Giulio Cozzoli, l’opera di Stanzione si concentra su due figure cardine della tradizione del periodo pasquale a Molfetta. La prima è quella dello scultore delle ormai storiche statue portate in processione tra le strade della città, Cozzoli appunto. La seconda è quella del Cav. Giuseppe Peruzzi, anche lui priore dell’Arciconfraternita tra il 1926 ed il 1930. Introdotto dallo scritto di Don Tonino Bello “Maria, donna del Sabato Santo” e dalla prefazione dello storico dell’arte Gaetano Mongelli, il libro di Francesco Stanzione, riprendendo i due manoscritti datati 1957 del Peruzzi, comincia a delineare un appassionato excursus che va dalle origini della processione del Sabato Santo a Molfetta (risalente al 1795) fino ai nostri giorni, impreziosito da vere e proprie riproduzioni a foglio intero degli stessi manoscritti. Degno di nota è il racconto in appendice del pellegrinaggio del Simulacro della Pietà a Roma in occasione del Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco, avvenuto nell’estate 2016, vero e proprio riscatto di Giulio Cozzoli dopo le certamente mutevoli fortune in vita nell’ambito dell’arte romana. Vero file rouge dell’opera di Stanzione è però l’insieme dei valori dell’Arciconfraternita della Morte, il rapporto tra i confratelli, tra i principali artefici della trasmissione della passione nei confronti di questo magico periodo di raccoglimento per la città di Molfetta. Nota di colore, i sempre difficili rapporti con la Curia nelle controversie dell’acquisto delle Statue sia delle immagini da portare in processione che però non inficiano, anzi esaltano, il radicato fascino e quel pizzico di mistero che si cela dietro ad una delle più radicate tradizioni molfettesi. © Riproduzione riservata

Autore: Daniela Bufo
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