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La Cgil accusa la Città della Moda: "troppo lavoro precario"
21 ottobre 2005

MOLFETTA - 20.10.2005 “L'Outlet di Molfetta è il simbolo del lavoro precario”. E' questa la denuncia della segreteria provinciale della Cgil contro la Città della Moda, accusata dallo storico sindacato dei lavoratori italiani che quest'anno celebra un secolo di vita, di impiegare i giovani con forme contrattuali atipiche ed eccessivamente flessibili che non danno ai lavoratori nessuna certezza sul futuro. “E senza certezze non ci può essere sviluppo”. Per questo lunedì mattina, nell'ambito della “giornata nazionale contro la precarietà”, si terrà, a partire dalle ore 9,00, un presidio della Cgil dinnanzi ai cancelli della Città della Moda con volantinaggio e distribuzione di materiale informativo sulle condizioni di lavoro dei dipendenti del factory outlet. Sul “banco degli imputati”, in particolar modo, il contratto (molto diffuso nel Fashion District) di “associazione in partecipazione”. “Questa tipologia di contratto – dicono dal sindacato – prevede che il lavoratore partecipi agli utili dell'azienda, ma egli di fatto percepisce una retribuzione senza avere diritto a ferie e malattie. Mentre per quel che riguarda la copertura previdenziale il contratto prevede il versamento di una percentuale bassa sulla retribuzione, non sufficiente ad assicurare una pensione al lavoratore”. A dire la verità la stessa denuncia era stata fatta qualche giorno fa anche dal consigliere regionale di An, Sergio Silvestris, che ha anche lanciato l'iniziativa di uno sportello presso la sede cittadina del partito, per raccogliere le informazioni e i racconti dei lavoratori della Città della Moda, in modo da costituire un dossier da inoltrare alle autorità competenti. Sempre lunedì prossimo, a partire dalle ore 16.30, presso la facoltà di Giurisprudenza di Bari sarà proiettato il film “Il Vangelo secondo precario – storie di ordinaria flessibilità” realizzato dalla Cgil-Nidil (Nuove Identità di Lavoro) in collaborazione con l'Arci. Seguirà un dibattito sul tema “Nessun lavoro senza diritti e tutele”. Giulio Calvani
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