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L'informatore scientifico: i soliti noti sono stati già presi. A Molfetta sono circoscritti i fenomeni di illegalità “Le aziende farmaceutiche ci “usano” affinché i loro fatturati vengano garantiti nelle nostre aree di competenza”
15 maggio 2005

Fra gli arrestati per la truffa in ambito sanitario vi è anche un informatore scientifico. Abbiamo sentito Leo De Gennaro, anch'egli molfettese, che da 15 svolge questo lavoro e che è presidente Presidente FarmaC.In.etica - Federisf Bari/Bari nord, (Coordinamento degli informatori) per capire quali dimensioni abbia il fenomeno. È stato colto di sorpresa da questi arresti? “C'erano state altre inchieste che avevano coinvolto molfettesi. Noi addetti ai lavori ci rendevamo conto che c'erano dei medici legati al vil denaro, che coglievano tutte le occasioni per farci richieste strane e anche che molti colleghi, spinti o costretti dalle aziende, accettavano. Abbiamo forti pressioni commerciali, le aziende premono molto, mettono in condizione di giocare sul filo della legalità. Noi saremmo responsabili dell'informazione scientifica presso i medici, non delle vendite. Nei fatti le aziende ci “usano” affinché i loro fatturati vengano garantiti nelle nostre aree di competenza”. Qual è il limite fra legalità ed illegalità nel vostro lavoro? “Abbiamo un codice etico. Esso dice che "Il marketing è riconosciuto subordinato al principio che il farmaco è un bene etico”. Le aziende su queste cose hanno sempre giocato con mille iniziative, al 99% previste dal codice etico, ma che spesso si trasformano in altro. Ad esempio, se c'è il farmaco X che deve essere spinto in una zona, l'azienda ti mette in condizione di fare due cose. Una etica: organizza un corso di formazione, in cui c'è un approfondimento sul farmaco. Se il medico si convince sulla sua bontà, lo utilizza e ne decreta così il successo. Una illegale: ci si mette d'accordo con uno o più medici, si riempie una farmacia con il medicinale, in combutta con il farmacista e poi si convince il dottore a prescriverlo”. Lo si convince come? “Con viaggi, omaggi, denaro contante”. Per quello che le risulta a Molfetta quanto sono diffuse queste pratiche? “I “soliti noti” sono già stati presi. Mi pare di poter dire che a Molfetta il 90% della classe medica è attenta all'informazione scientifica e all'utilizzo del farmaco. I fenomeni di illegalità sono circoscritti. In fondo tre medici su una settantina è una percentuale bassa. Fermo restante che la gramigna dell'illecito è possibile che si sia radicata”. Le è mai capitato personalmente di avere richieste dai medici? “Sì. Del resto se ci sono miei colleghi che fanno proposte - e ci sono - i medici si sentono autorizzati a fare a me le stesse richieste, dicendo: Tizio e Caio o quell'azienda fa questa cosa e voi no?” Quanto è diffusa la pratica fra gli informatori scientifici? “Chi procede a questa maniera è una sparuta minoranza, che mette in cattiva luce tutta la categoria. Fra questi pochi le iniziative personali sono ancora meno, sono soprattutto colleghi che vengono pressati dalle aziende, cui dobbiamo educarci a dire di no. Anche perché noi siamo l'anello debole in questa catena, rischiamo la perdita del lavoro, senza nemmeno esserci arricchiti. Chiediamo, infatti, nuove regole utili ad arginare la pressione delle aziende farmaceutiche come è facile dedurre dal dibattito che è possibile seguire sui siti della categoria che vi invitiamo a visitare www.farmacinetica.org e www.informatori.it. A favorire l'illeciti c'è anche il fenomeno di farmaci copia. Con quale criterio un medico dovrebbe scegliere fra un farmaco A esattamente uguale al farmaco B? Ci sono aziende che puntano sui corsi di formazione e altre che percorrono altre strade. Se questo non esistesse, sarebbero premiate le aziende che fanno ricerca seria”. Lella Salvemini lella.salvemini@quindici-molfetta.it
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