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L'ex sindaco Paola Natalicchio torna in piazza: amore e amarezza per Molfetta. E fa il bilancio di 3 anni di amministrazione
20 ottobre 2016

MOLFETTA - “Ma deve parlare perché se n'è andata?” così vocifera, in un italiano quasi dialettale, il numeroso pubblico in attesa dell'ex sindaco molfettese che dopo cinque mesi è finalmente tornato in piazza, a corso Umberto, per un bilancio sociale di tre anni di amministrazione, per fare chiarezza e rispondere alle molteplici accuse (foto di Luciano Iacono).

Ad intervistarla, la giornalista collaboratrice de La Repubblica Anna Puricella che però incarna il popolo molfettese pieno di domande da rivolgere a Paola Natalicchio.

So che molti le fanno accuse del tipo “vive a Roma, cosa sa di Molfetta?, chiede la Puricella
«Beh, se devo essere sincera, sono tornata a Roma per lavorare, perché anch'io come tutti voi lavoro ed anche io devo portare il pane a casa. Ed in questi cinque mesi bisognava fare silenzio, sono sempre stata accusata di non aver dato delle spiegazioni necessarie alle mie dimissioni, ma eccomi qui nuovamente in piazza, piena di coraggio, perché la politica si fa in piazza e non nei tribunali».

Ma adesso facciamo un salto indietro al 2013: ho ancora in mente l'immagine di una donna di spalle con le braccia alzate, vorrei sapere se quel movimento indicava un ma 'chi me lo sta facendo fare' oppure un 'ce l'ho fatta'.
«Assolutamente un CE l'abbiamo fatta! Ed uso la prima persona plurale di proposito. Dopo dieci anni di malgoverno del centrodestra di Antonio Azzollini, finalmente era giunto il nostro momento…».

Poi però nel 2015 ci sono state le prime dimissioni, ritirate, e nel 2016 le dimissioni definitive. Dopo la promessa alla città di Molfetta di cinque anni di stabilità, la delusione era diffusa. Lo stesso Michele Emiliano, in una conferenza pubblica proprio qui a Molfetta ha espresso il suo dissenso sulla tua scelta. Nella coalizione che aveva promesso cinque anni di stabilità c'era il PD, proprio quel PD che ti ha fatta cadere…
«Il presidente Michele Emiliano non ha mai appoggiato né il sindaco né la città di Molfetta, e a questo proposito vi racconto un aneddoto. Il giorno prima delle mie dimissioni sono andata a trovare Antonio De Caro a Bari, ed era presente anche Michele Emiliano, il quale non solo non mi ha parlato cercando di convincermi a modificare una decisione che comunque ormai era definitiva, ma ha anche detto, sghignazzando, “il sindaco di Molfetta ha già le valige in mano”. A quelli che dicono invece “perché si è dimessa, aveva ancora la maggioranza”, rispondo che il lavoro dei consiglieri è un lavoro duro, perché sono chiamati a fare da tramite tra i cittadini e la giunta comunale. Non prendono parte alle decisioni, ma devono difenderle. Quando ho consegnato le mie dimissioni erano rimasti a favore 13 consiglieri, il numero minimo, e quindi ognuno di loro determinava la vita o la morte di una qualsiasi proposta politica. Il grande punto di disaccordo era sulla pianificazione urbanistica: al giorno d'oggi l'economia gira sull'urbanistica, siamo schiavi del mattone, erano state costruite nuove case prima ancora di vendere quelle precedentemente costruite, il piano urbanistico andava senza dubbio ridimensionato. Però, pian piano, mi sono resa conto che era impossibile portare avanti delle "trattative personali" con ogni consigliere. La politica non è mediazione, è dialogo».

Domanda bruciapelo. Raccolta rifiuti porta a porta: come stanno andando le cose?
«Il porta a porta è una rivoluzione necessaria anche se sembra fastidiosa; non solo è un'investitura culturale, ma è anche indispensabile per diminuire il costo della tassa sui rifiuti, che sta diventando sempre più alto. Bisogna dare del tempo a tutti i quartieri per abituarsi, e invito tutti a non dare troppo ascolto a sua maestà Facebook che molto spesso fornisce delle immagini fasulle di quella che è la realtà delle cose...».

Sull'ospedale invece?
«Quella dell'ospedale è una delle battaglie che ho avuto l'onore di portare avanti. Con lo striscione appeso davanti all'ospedale il Comune ci ha 'messo la faccia', ricevendo anche una serie di richiami a rimuoverlo. Con i nuovi tagli alla sanità il nostro ospedale perde non solo il reparto di urologia, ma anche quello di cardiologia e l'ambulatorio di pediatria. La proposta è invece quella di creare un unico ospedale comune a Terlizzi, Corato e Molfetta, ma la nostra battaglia non terminerà finché non ci saranno certezze. Nessuna chiusura senza garanzie, rischiamo di perdere quel poco che ci è rimasto».

Due vicende su cui è calata il silenzio e su cui bisognerebbe invece fare chiarezza sono la chiusura della piscina comunale e la questione del porto.
«Tutti sappiamo che è sempre meglio aprire che chiudere, ma chiudendo la piscina l'abbiamo restituita alla legalità. La gestione della piscina era affidata a privati che da anni non ne pagavano l'affitto e non rispettavano le norme di manutenzione. La piscina riaprirà e non profumerà solo di cloro, ma anche di legalità. Ci fa paura invece pensare che sia in atto uno dei più grandi processi penali sull'urbanistica d'Italia, un investimento di 72 miliardi, secondo solo al Mose di Venezia e al porto di Civitavecchia. L'idea di creare un porto su un letto di 350 mila bombe è risultata ovviamente fallimentare, e sono stati sprecati fin troppi soldi che sarebbero potuti essere investiti in opere pubbliche. Sul porto adesso serve soltanto verità e giustizia».

“La vecchia politica non ha più spazio, diamo la parola ai cittadini”, quindi, e Paola Natalicchio per concludere il suo incontro quasi amichevole con i concittadini cita don Luigi Ciotti: “Non esiste la società civile, esistono i responsabili che stanno nelle liste civiche, nei partiti e nelle strade”.
Per il futuro Paola prospetta una sinistra italiana, ed una lista civica che abbia un fil rouge legato all'ascolto vero dei bisogni della città. La nostra città non ha bisogno di un derby tra buoni e cattivi, tra vecchio e nuovo. Lentamente costruire…

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Autore: Martina Pisani
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