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Joe Valeriano: “un'emozione stupenda suonare a Molfetta!” ESCLUSIVA
15 dicembre 2004

Abbiamo sentito il grande chitarrista blues Joe Valeriano subito dopo il concerto dell'Odeon, ci ha raccontato le sue sensazioni e i suoi stati d'animo, con grande disponibilità e sincerità. Joe, cosa si prova a suonare nella tua città? Suonare dopo tanto tempo nel teatro Odeon, nella propria città, davanti agli amici ,ai parenti (tra i quali mia madre novantenne) ed a tante altre persone che erano venute ad ascoltarmi, è stato molto emozionante, anche se è stato faticoso e dispendioso organizzare il concerto. Ti aspettavi un'accoglienza diversa? E' stata veramente un'accoglienza fantastica, anche se mancava al concerto una parte di giovani molfettesi che avrei incontrato volentieri. Quando suono nei festival o club musicali, sono proprio i giovani che affluiscono ai miei concerti. Molti di loro vogliono imparare da musicisti come me alcuni segreti che solo l'esperienza, la grande passione e il sacrificio per la musica possono dare. Tanti ragazzi di Molfetta non hanno purtroppo colto questa occasione, parlo in particolare dei ragazzi che fanno musica. La musica il più delle volte è vissuta come un hobby, un qualcosa in più da fare. Non si è, salvo alcuni casi, totalmente dediti alla musica e quindi attenti a tutto quello che si propone. Cosa pensi dell'attenzione della classe dirigente nei confronti della cultura, visto che la tua musica, la tua arte è cultura? Non conosco molto bene la classe dirigente di Molfetta e quindi non mi pronuncio, posso solo dire per il mio caso, che dopo aver segnalato più volte il mio desiderio di suonare a Molfetta non ho avuto alcun cenno (ho personalmente scritto due e-mail al Sig. Sindaco), purtroppo questa estate (ho trascorso alcuni giorni di vacanza) ho assistito ad una programmazione musicale molto scadente. Sono lontanissimi gli anni in cui a Mofettta arrivava gente come Dizzie Gillespie, Bill Evans, Danny Richmond, contrabbassista di Charles Mingus, (conservo gelosamente un suo autografo), Stan Getz, Art Bekley e tanti altri. Salvo questo grande momento magico del passato ormai remoto, non ho riscontrato nelle diverse amministrazioni comunali che hanno governato la nostra città, un vivo interesse e particolare attenzione ad una programmazione musicale di buon livello (ma questo è ormai del tutto normale nell'Italia del Grande Fratello). I tuoi idoli sono Hendrix e Stevie Ray Vaughan. Parlaci delle emozioni che si provano a suonare le loro canzoni. Ho conosciuto la musica di Jimi Hendrix ascoltandola a sedici anni dal Jukebox della gelateria Cipriani in villa. E' una grande emozione per me essere considerato come uno dei migliori chitarristi italiani che interpretano Jimi Hendrix e da tanti come il migliore interprete blues di Stevie Ray Vaughan. E' la musica che adoro di più. Ti abbiamo visto formare una sola anima con la tua chitarra. In quei momenti di trance la mano va in automatico, in delirio? A dodici anni ho avuto la mia prima chitarra e dopo alcuni giorni senza maestro ero capace di suonare alcuni brani dei Beatles. Ho capito che avevo ricevuto un dono ed ho sempre fatto in modo di non sciuparlo. Dedico quindi alla musica gran parte del mio tempo. Hanno suonato con te Rino e Giovanni, strumentisti di Caparezza. La nostra città produce ancora musicisti di qualità, ma mancano gli spazi. Che ne pensi? Avevo tanta voglia di conoscere Caparezza e la sua Band di persona; erano a Milano al Palamazda e io ho contattato Rino per poterli incontrare. Sono stato accolto da "Michele" e dalla sua Band in un modo così cordiale e rispettoso che difficilmente potrò dimenticarlo. Il loro successo è meritatissimo e io sono fiero come molfettese di essere loro concittadino. Ritornando al concerto, ho incontrato Rino e Giovanni a Molfetta e loro mi hanno invitato nella loro "cantina" a suonare un po', cosa che mi ha fatto molto piacere. Dopo aver suonato ho detto loro che avevo intenzione di organizzare un concerto e si è deciso fi farlo insieme. Sono stati veramente grandi a creare le giuste atmosfere blues, con ritmiche e dinamiche ad alto livello. Suonare con Caparezza non è un gioco. Per quanto riguarda la nostra città ho visto con piacere che ci sono tanti giovani e meno giovani che suonano, ma ho l'impressione, spero sbagliata, che la musica, come dicevo prima, sia per la maggior parte di loro un optional o un atteggiarsi, una moda, insomma un buon perditempo. Talvolta mi sembra che parlino di musica alla stessa maniera dei tifosi sportivi che parlano e sparlano di calcio e di calciatori. Penso che la mancanza di grandi concerti al sud o in provincia contribuisca in modo notevole a questo arretramento musicale. Per quanto riguarda gli spazi, il comune potrebbe mettere a disposizione alcune sale prove, dove i ragazzi suonerebbero senza grandi spese, e organizzare concerti e incontri musicali nelle stesse strutture. Se ci sono musicisti di qualità, spero che da soli sappiano trovare la giusta strada per poter esprimere al meglio le loro qualità e potenzialità. Quando ti aspettiamo a Molfetta? Spero di poter suonare al più presto a Molfetta, magari nella prossima "Estate Molfettese", e precisamente nella villa comunale, dove una volta si incontravano tutti i giovani della città, dove tutti quelli della mia età hanno trascorso gran parte della loro infanzia, adolescenza e giovinezza. Michele Bruno
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