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Itinerari al femminile arte e artigianato nei luoghi della nostra storia
15 marzo 2008

In occasione della “Festa della donna”, tra il 7 e il 9 marzo, grazie all'impeccabile organizzazione dell'attivissima sezione molfettese della F.I.D.A.P.A. - B.P.W. - (ci sembra doveroso ricordare l'infaticabile operosità della sua presidente, l'ing. Francesca Caldarola, della segretaria Caterina Roselli e delle socie dell'Associazione), con il patrocinio del Comune di Molfetta, la nostra città vecchia è diventata una sorta di fucina della creatività femminile. “Itinerari al femminile” ha reso visibili i segni dell'arte e dell'artigianato “nei luoghi della nostra storia”. In amebeo tra lo “Spazio aperto all'arte” in via Piazza e il glorioso Torrione Passari in via S. Orsola, passando per l'osservazione della bella vetrina allestita presso la Libreria “Corto Maltese” a cura di Nicoletta de Palma, i molfettesi hanno potuto apprezzare tutta una serie di creazioni che spaziano dalle lavorazioni in ceramica alla pittura alla scultura alle “idee appese a un filo”.A fare, inoltre, da genius loci per chi volesse intraprendere stimolanti visite guidate nel centro antico l'archeologa Sabrina Spadavecchia. Lo “Spazio aperto all'arte” si è trasformato in una sorta di bazar dai cromatismi voluttuosi, con gioiosi richiami all'infanzia (si pensi alla Bottega Artigianale “La mia favola”) cui s'alternano energiche emanazioni della sensualità del femminino mediterraneo. Autrici delle “Idee appese a un filo”, soprattutto bellissime collane e bracciali, “Le acrobate: Quasigioielli”, Lullabydesign, Rita Gadaleta, Anna Maria Stoia. Al suo ingresso in questo delizioso emporio, il visitatore avverte subito il fascino dell'elegante gioco di specchi, favorito dall'installazione delle creazioni artistiche in ceramica d'Elisabetta Gadaleta, preziose idee per un arredamento capace di coniugare finezza ed estrosità. A catalizzare l'attenzione anche le sculture, ideate da Nicoletta de Candia, autrice di maliose variazioni sul nudo femminile e sulla sua valenza comunicativa. Guidati da Sabrina, ci spostiamo presso il Torrione Passari, in cui ci accolgono le variazioni floreali, di sapore direi a tratti “similgeometrico”, della molfettese Chiara Ferrareis. Un'aristocratica orchidea per la terlizzese Maria Bonaduce, ritrattista e paesaggista; paesaggi d'incanto irreale e solitudini femminili tra oggetti d'apparente quotidianità per Katharine Lloyd Wright. Marisa Carabellese colpisce per il fascino arcano delle creazioni zodiacali: non sfugge la bellezza stregonesca del suo Cancro coloured; l'Ondina, guida di uno stuolo di pesci in movimento, appare quasi il suggello dell'estrema volubilità caratteriale che contraddistingue i nati sotto tale segno d'acqua. Il volo di gabbiani, l'abbiamo poi già più volte evidenziato, esprime l'anelito al viaggio dell'anima ed è un po' la sphragìs della pittrice. A loro s'aggiungono Maria de Gennaro, da sempre abile nell'avvalersi del colore come protagonista in termini di poetica, e i luminosi sbalzi di Pina Pisani. Spiritosa quanto basta l'installazione per “illustrazioni e cucina” di Vittoria Facchini e Rosanna Patimo, che gioca su vieti stereotipi in materia di bellezza femminile, con corollario d'improbabili diete dagli effetti tetramente dimagranti o goduriosamente ingrassanti. Quanto alla fotografia, destano interesse i lavori di Angela Colonna dall'irresistibile patina d'antico, con particolare predilezione per luoghi solitari e lontani dal quotidiano clamore. Un fascino del tutto peculiare rivelano anche gli scatti di Sabrina Spadavecchia, figli d'uno sguardo d'archeologa. L'obiettivo si sofferma su oggetti tipici del panorama degli scavi: pennelli, ossa, vestigia di un passato dal richiamo misterioso. Ciò ch'è ormai dismesso sembra comunque celare un'anima. Il bianco e nero rievoca mestieri ormai in disuso, indugiando un po' melanconicamente su una “lega dei bottai”. Ma c'è un che di sbarazzino nella teoria di scarpe in attesa su una scala. Il passaggio al piano superiore del Torrione Passari conclude la visita, catapultandoci in un'atmosfera rétro e di grande suggestione. È l'angolo delle ricamatrici. Campeggiano i raffinati e delicati “Pizzi di Sara”, opera di Serafina Tattoli; le culle di Lidia Amato, che si schermisce con modestia, ma dimostra estrema abilità; i pregevoli e preziosi lavori di Maria Renata Casucci Lepore; quelli gioiosi e teneri di Giusy Caputi. A completare il gruppo delle artiste partecipanti all'iniziativa la restauratrice Antonella Bufi e Carmen Perilla, autrice di scultrice in pietra; nelle loro botteghe ubicate nella Città Vecchia è stato possibile ammirarne le realizzazioni. Un'antica “città” delle donne, dunque, ben diversa da quella aggressiva e urlante disegnata da Fellini in una delle più allucinate sue fantasie. I luoghi della memoria accolgono il visitatore con sguardo sorridente. E con signorile morbidezza e garbata ironia l'accompagnano in un viaggio denso di scoperte.
Autore: Gianni Antonio Palumbo
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