Recupero Password
Io, nuovo povero alla ricerca di solidarietà
15 novembre 2009

Caro Direttore, ho letto l’inchiesta pubblicata su Quindici sulle nuove povertà a Molfetta e mi sono riconosciuto. Ma fi nora non avevo avuto il coraggio di scriverle per raccontarle della mia situazione, perché speravo di riuscire ad avere un aiuto per risolvere la mia situazione che è precipitata nel giro di pochi mesi. Apparentemente non dovrei avere problemi perché risulto lavoratore dipendente di un’azienda manifatturiera locale, per la quale lavoro da oltre 30 anni. Ma all’improvviso, per colpa della crisi economica che ha colpito un po’ tutti, la certezza di un posto di lavoro a tempo indeterminato, si è trasformata in precarietà. Io con altri colleghi, siamo stati messi in cassa integrazione ordinaria e, alla fi ne, riusciamo a lavorare appena due mesi l’anno. Questa azienda ha deciso di affrontare la crisi di mercato ricorrendo frequentemente allo strumento della cassa integrazione, non considerando che gli operai non riescono ad andare avanti con bollette da pagare e con le necessità del vivere quotidiano. Per far fronte ad una grave malattia di mia madre, sono stato costretto ad indebitarmi e oggi, mi trovo in serie diffi coltà di disponibilità liquide, al punto che sono costretto anche a dover far fronte alle necessità alimentari, come non mi era mai capitato prima. Ho chiesto aiuto al sindaco e ai servizi sociali, ma il primo mi ha promesso (senza mantenere) di aiutarmi a pagare le bollette e gli altri mi hanno detto che non possono aiutarmi perché risulto lavoratore dipendente. Ma senza reddito! E’ assurdo! Ma quelli dei servizi sociali fanno solo gli impiegati e i burocrati, non gli interessa dei casi umani come il mio. Ho provato inutilmente ad essere ricevuto dal vescovo, ma senza fortuna e anche alla Caritas non hanno potuto darmi una mano. Se ci fosse stato don Tonino, sarebbe stato diverso, mi avrebbe accolto a casa sua quel sant’uomo. Ma come lui ne nasce uno ogni cent’anni. Per fortuna mi stanno aiutando le suore di don Grittani che mi garantiscono due pasti al giorno, altrimenti non riuscirei ad andare avanti. E questo gratuitamente, mentre un altro sacerdote mi ha detto che poteva concedermi un pasto al giorno al prezzo di 2 euro. I sacerdoti giovani, poi, non sono come gli anziani, sono più freddi e distaccati: ti danno un pacco viveri una tantum e fi nisce lì. Non ho nulla contro gli immigrati, anzi sono per l’accoglienza, ma oggi vedo che, assurdamente, loro riescono ad avere un aiuto, mentre noi italiani no. E’ la prima volta che mio trovo a vivere un’esperienza simile nella mia vita. Ecco, direttore, io sono uno di quei nuovi poveri di cui ha parlato Quindici. Io chiedo oggi un po’ di solidarietà, alle istituzioni, agli enti, alle associazioni di volontariato, ai Rotary e Lions che sempre dichiarano di raccogliere fondi per aiutare il prossimo. Ho bisogno di pagare i debiti e chiedo di poter lavorare per poter far fronte alle necessità quotidiane. Sono pronto a fare qualsiasi lavoro, anche se sono diplomato in ragioneria, ma andrei volentieri a lavare i piatti o ad aiutare in cucina in qualche ristorante o in un bar. Oppure a raccogliere le olive. Una cosa qualsiasi, insomma. Voglio guadagnarmi da vivere onestamente e soprattutto voglio reagire a questo dramma che sto vivendo, senza lasciarmi andare, rischiano la depressione. Oggi ho ancora la forza di reagire, domani non so. Mi faccio forza ogni giorno e spero che questo mio appello venga accolto da qualcuno. Ecco perché ho pensato di rivolgermi a un giornale come Quindici, dopo aver letto quegli articoli sulla povertà, ma anche seguendo il consiglio di alcune persone che mi hanno indirizzato a lei direttore de Sanctis, sempre attento ai problemi sociali e disposto ad aiutare gli altri. Le lascio il mio recapito, nel caso qualcuno, leggendo questa mia lettera, voglia aiutarmi. Grazie per quanto potrà fare per me. A questa lettera è seguito un incontro in redazione con quest’uomo. Alle volte le fi gure tratteggiate in un articolo di giornale, si materializzano e dimostrano come pro-blemi, che possono sembrare astratti (qualcuno, dopo quell’inchiesta sulle nuove povertà ci aveva accusato di aver inventato un problema che non esiste, perchè in Italia e a Molfetta “stanno tutti bene”, non ci sono poveri, la gente ha il doppio lavoro o il lavoro nero e non c’è la crisi), sono in realtà reali. Malgrado quello che vuol far credere il premier Berlusconi, l’Italia vive una crisi drammatica, per affrontare la quale non si fa nulla e soprattutto si dimenticano i lavoratori dipendenti che non riescono più ad arrivare alla fi ne del mese e cercando di sopravvivere in silenzio, con grande dignità. Come ha fatto quest’uomo, il quale alla fi ne non ce l’ha fatta più e per evitare di precipitare nella depressione e trasformarsi in un barbone, ha deciso di reagire. Ci auguriamo che il suo appello possa essere accolto, dimostrando a noi stessi e agli altri che la solidarietà è ancora un valore e non una parola dimenticata nell’egoismo di questa nostra società in cui prevalgono i modelli televisivi e consumistici.

Nominativo
Email
Messaggio
Non verranno pubblicati commenti che:
  • Contengono offese di qualunque tipo
  • Sono contrari alle norme imperative dell’ordine pubblico e del buon costume
  • Contengono affermazioni non provate e/o non provabili e pertanto inattendibili
  • Contengono messaggi non pertinenti all’articolo al quale si riferiscono
  • Contengono messaggi pubblicitari
""
Quindici OnLine - Tutti i diritti riservati. Copyright © 1997 - 2024
Editore Associazione Culturale "Via Piazza" - Viale Pio XI, 11/A5 - 70056 Molfetta (BA) - P.IVA 04710470727 - ISSN 2612-758X
powered by PC Planet