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Il Pulo nell'incanto del plenilunio
15 ottobre 2009

La stagione estiva appena trascorsa è stata caratterizzata a Molfetta da molti eventi culturali e di intrattenimento di varia natura e interesse. Particolarmente suggestiva e seguita con entusiasmo da numeroso pubblico è stata l’iniziativa del Consorzio Polje che opera per la valorizzazione del nostro Pulo e gestisce e cura il mantenimento del sito, garantendone la conservazione e la fruibilità dell’ambiente naturale, storico e archeologico. L’idea particolarmente apprezzata e quindi seguita è stata quella di organizzare, accanto alle visite diurne sempre possibili della dolina, da prenotare con guide accompagnatrici molto preparate e disponibili che illustrano luoghi archeologici e peculiarità naturalistiche, anche un percorso di visite notturne nelle notti di plenilunio,animandole con concerti e azioni teatrali che si sono svolte nel fondo della dolina e nel chiostro dell’ex Convento dei Cappuccini ad opera di giovani artisti molfettesi, anch’essi chiaramente aff ascinati dai luoghi che hanno fatto da magica cornice alle loro esibizioni musicali e rappresentazioni teatrali. Il programma portava infatti il fascinoso titolo “Nel grembo della Grande Madre”- I pleniluni raccontano il Pulo - e conduceva i visitatori, con la prima rappresentazione del 12 luglio, nel ventre della voragine, rifacendosi al viaggio dantesco nell’oltretomba, dall’Inferno al Paradiso, condotti per mano con danze e canti dai bravissimi musici dell’Ensemble Calixtinus. L’incantamento e l’elevazione di anima e sensi sono così assicurati. Sono seguiti nel chiostro dell’ex Convento due spettacoli piacevoli e coinvolgenti di musica e danza, sempre nelle serate di plenilunio, ripetuti in orari diversi della notte data la grande richiesta e l’affl usso notevole di pubblico, necessariamente limitato, l’8 Agosto “Terre di musicanti” - Musiche popolari del Sud Italia - e il 29 Agosto “Itaca”, lettura di frammenti poetici del mondo classico e della contemporaneità a cura di Ninì Vernola, accompagnata dalle musiche originali di Federico Ancona, esibizione poetica esaltata dalla magia del Chiostro conventuale prospiciente Il Pulo illuminato dalla luna. Infi ne il 5 Settembre, nel fondo della dolina, è stato rappresentato “Il sogno di Gea”, spettacolo teatrale a quadri del gruppo “Il carro dei comici” per la regia di Francesco Tammacco , che è anche l’autore del testo, immaginando una biografi a fantastica sulla Signora delle ambre, una donna sepolta nel periodo neolitico nella zona di Trinitapoli e portata alla luce dagli archeologi nel 2004. Una donna tutta ammantata di pietre di ambra che sollecitava fantasie rievocative sulla sua provenienza e sulla sua identità. Questo spunto si è ampliato nella fantasia dell’autore ad indagare i rapporti tra gli uomini e la Natura: i quadri descrivevano i riti cultuali primordiali della caccia e del sacrifi cio, scene di rapina e d’amore accompagnate e sottolineate dalle musiche originali di Federico Ancona. Ricordavano in certi tratti le scene del Balletto “La sagra della primavera” di Stravinski, conducendo lo spettatore dalla contemplazione della forza e della bellezza al sogno del lontano passato con l’ausilio della danza e della magia del luogo. Pareva di essere lontani dal mondo nella commistione di passato e presente. Anche il cielo oscuratosi improvvisamente partecipava ad accentuare l’atmosfera di attesa perché iniziò a tuonare e già si aspettava l’incipiente pioggia quando la luce lunare illuminò dal retro le nubi e inaspettata comparve la luna piena che accompagnò poi tutto lo spettacolo. Bravissimi gli attori, il regista, il coro e le danze delle fanciulle con la musica di Federico Ancona. Il magico luogo del Pulo, caro al cuore e al ricordo dei molfettesi, è stato così restituito al suo primitivo valore di stazione neolitica di inestimabile pregio archeologico e anche di incantamento paesaggistico, soprattutto in autunno quando si ricopre di macchie colorate di ciclamini selvatici che occhieggiano tra edera e altri arbusti e si punteggia di rosse melograne. Ancora adesso un gigantesco vecchissimo carrubo accoglie i visitatori all’ingresso e sembra dare loro il benvenuto con le sue larghe fronde e l’intenso, dolce profumo delle bacche che nei tempi passati si raccoglievano e consumavano. Così descrive il luogo lo scrittore Orazio Panunzio nella sua ultima, dotta fatica letteraria “L’importanza di chiamarsi Orazio” (Edizioni Mezzina- Molfetta- Giugno 2006 pag.14) in cui egli immagina un suo viaggio onirico tra veglia e sonno, tra realtà e sogno lungo la strada verso il Pulo per poi giungervi e immaginare di essere accolto nella cavità preistorica, che ha una sua specifi ca valenza simbolica di luogo fuori dal tempo, di al di là, dai grandi del passato, Orazio da Venosa e L. Anneo Seneca e assistere a rappresentazioni teatrali dove, alla presenza di autorità morali, si esaminano le vite dei trapassati di ogni tempo di nome Orazio, si fa il bilancio delle loro esistenze nel trascorrere delle civiltà tra sviluppo e declino, tra vita e morte, nel corso dei secoli, così descrive il luogo: “Ripresi a camminare, fi nchè mi ritrovai all’imbocco della strada campestre che nella zona sud ovest della città porta al Pulo: un vasto sprofondamento roccioso, una cavità carsica a forma di cono rovesciato in cui si aprono varie grotte, Esplorazioni geologiche, compiute tra la fi ne dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, portarono al rinvenimento di ossami, manufatti di pietra, vasi di terracotta, per cui si trasse la conclusione che le grotte furono abitate nella preistoria, costituendo una sorta di villaggio neolitico. In epoche recenti, spentisi gli interessi scientifi ci e non ancora inaugurata l’era del turismo, il Pulo era divenuto un posto disertato, solitario (nel cui fondo la vegetazione si era inselvatichita) e dove, per avere accesso, bastava pagare un pedaggio irrisorio a una vecchia donna stranita, che da tempo immemorabile aveva eletto quel luogo a propria dimora. Alcuni cacciatori vi mettevano le trappole per i leprotti e le volpi nostrane piccole e biondicce”. Serate intime e indimenticabili ha off erto quindi ai molfettesi il Consorzio Polje che va ringraziato per aver ridato vita a questo luogo incantato rimasto trascurato per troppo tempo. Un plauso va all’organizzazione degli eventi da parte dei rappresentanti delle varie associazioni che costituiscono il Consorzio Polje, con un folto gruppo di volontari che hanno assicurato lo svolgimento fl uido e sicuro delle visite notturne lungo il percorso, dobbiamo riconoscere, tortuoso e accidentato, e una intensa attenzione del pubblico nel corso delle rappresentazioni. La nostra speranza è che tutti gli altri luoghi “belli e irripetibili” della nostra città siano restaurati e conservati nelle loro peculiarità perché per una comunità civile non c’è futuro senza memoria del passato: bisogna sapere da dove si viene per progettare l’avvenire.

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