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Il nuovo libro “Della bellezza. La scena della scena” di autori molfettesi Testi di Marino Centrone, Rossana de Gennaro, Massimiliano di Modugno, Silvia la Piana, Giacomo Pisani
26 giugno 2014

E’ appena uscito, per Mimesis, il nuovo libro “Della bellezza. La scena della scena”, di Marino Centrone, Rossana de Gennaro, Massimiliano di Modugno, Silvia la Piana, Giacomo Pisani.

La Bellezza è una giovane donna che passeggia nei Giardini di Avalon e guarda le gemme dei mandorli in fiore, la bellezza è il volto di una fanciulla nei primi giorni di primavera, la bellezza è la comunione del sentire, la comunione dell’amare e del vivere, la bellezza è il sogno, la fantasia, la bellezza di un racconto intorno al fuoco. Perché come sosteneva Albert Camus ne L’Uomo in rivolta “Vi è la bellezza e ci sono gli oppressi. Per quanto difficile possa essere, io vorrei restare fedele ad entrambi.” Perché la bellezza è la libertà degli eguali. Una forma di libertà che non può essere espressa dall’azione individuale, ma dall’azione collettiva di un movimento, il cui fine è la costruzione di una democrazia radicale. La libertà di quella parte dei senza parte, come i plebei e i piqueteros, che nel momento in cui riconoscono la loro uguaglianza creano autentiche esperienze di vita. L’affinità fra tecnica e arte, tra il creare le cose secondo ragione e il crearle secondo l’immaginazione è qualcosa di molto antico. Siamo oggi in grado di prospettare la possibile unità delle due dimensioni, la società come opera d’arte? Gli autori di questo libro lo credono pur nella consapevolezza della nostra precarietà, della finitezza della nostra esistenza. Una siffatta “filosofia della soglia” è non solo una scommessa teoretica, ma anche una inquietudine etica.

 

 

Marino Centrone ha insegnato Filosofia della scienza presso il Dipartimento di Scienze filosofiche dell’Università degli Studi di Bari dal 1980. Ha pubblicato molti libri di Storia della logica, di epistemologia e di filosofia. Negli ultimi anni si è occupato di filosofie della decostruzione. Attualmente vive fra gli alberi. 

Rossana de Gennaro insegna Filosofia. Ha pubblicato saggi e articoli di filosofia approfondendo le problematiche del pensiero utopico. 

Massimiliano Di Modugno, dottore di ricerca in Filosofie e teorie sociali contemporanee, esperto delle dinamiche del biopotere, ha pubblicato numerosi saggi sulla governamentalità. 

Silvia La Piana, laureata in Filosofia, dopo la collaborazione al volume Metafore per una filosofia della carezza presenta le sue riflessioni sul pensiero di Vladimir Jankélévitch. 

Giacomo Pisani, dottorando in Diritti e Istituzioni (Università degli Studi di Torino) , autore di numerose pubblicazioni sulla postmodernità e sul reddito d’esistenza, fra cui “Il gergo della postmodernità” e “Le ragioni del reddito di esistenza universale”.

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“Tutto quello che la bellezza promette, e par che dimostri, virtù, candore di costume, sensibilità, grandezza d'animo, è tutto falso. E così la bellezza è una tacita menzogna”. – Una delle prove evidenti che il bello non sia assoluto ma relativo, è l'essere da tutti riconosciuto che la bellezza non la si può dimostrare a chi non la vede o sente da sé: e che nel giudicare della bellezza differiscono non solo i tempi da' tempi, e le nazioni delle nazioni, ma gli stessi contemporanei e concittadini, gli stessi compagni differiscono sovente dai compagni, giudicando bello quello che ai compagni par brutto, e viceversa” – “Il bello ideale non è altro che l'idea della convenienza che un artista si forma secondo le opinioni e gli usi del suo tempo, e della sua nazione. Barba, e capelli tagliati o no. – Delicatezza considerata presso le nazioni civili come parte assolutamente del bello. Statue greche umane. L'Apollo, il Mercurio, il Meleagro ecc.. – In tutte queste le forme hanno della donna – Il bello delle forme umane consiste dunque nell'inclinare e partecipare al donnesco – Possiamo noi credere che le forme umane, secondo natura, le più perfette, fossero o sieno di questa sorta? Che di questa sorta sia il bello umano concepito dai primitivi selvaggi ecc.? e non anzi l'opposto? Chi s'è mai avvisato tra i civili di pigliare le forme d'Ercole per modello di bellezza d'uomo? Ma no! Sarebbero essere veramente in natura? Certo che si, quanto alla forma virile e matura ecc.. (Leopardi – Zibaldone)

Chiedete a un rospo che cosa è la bellezza, il vero Bello, il to kalòn. Vi rispenderà che consiste nella sua femmina, coi suoi due begli occhioni rotondi che sporgono dalla piccola testa, la gola larga e piatta, il ventre giallo e il dorso bruno. Interrogate un negro della Guinea: il bello consiste per lui nella pelle nera e oleosa, gli occhi infossati, il naso schiacciato. Interrogate il diavolo: vi risponderà che il bello è un paio di corna, quattro zampe a grinfia, e una coda. Consultate infine i filosofi, e vi risponderanno con ragionamenti incomprensibili: essi pensano sempre a qualche cosa di conforme all'archetipo del bello in sé, al to kalòn. Assistevo un giorno ad una tragedia a fianco a un filosofo. “Come è bello!” egli diceva. “ Che cosa ci trovate di bello”? gli domandai. “ E' che l'autore di quest'opera ha raggiunto il suo scopo”. L'indomani egli prese una medicina che gli fece bene. “Essa ha raggiunto il suo scopo”, gli dissi io; “quella medicina è bella!”. Egli comprese che non si può dire che una medicina è bella, e che per assegnare a qualche cosa il carattere della bellezza bisogna che essa produca in voi ammirazione e piacere. Convenne che quella tragedia gli aveva ispirato quei due sentimenti, e che in ciò risiedeva il to kalòn, il Bello. Senonchè facemmo poi un viaggio in Inghilterra: là si recitava la stessa tragedia, e faceva sbadigliare tutti gli spettatori. “Oh, vedi!” diss'egli; “ “il to kalòn non è evidentemente lo stesso per gli Inglesi e per i francesi”. Ne concluse, dopo molte riflessioni, che il bello è spesso assai relativo, così come ciò che è decente al Giappone è indecente a Roma, e ciò che è di moda a Parigi non lo è a Pechino. E si risparmiò la pena di comporre un lungo trattato sul Bello.” (Voltaire)

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