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Il Liceo Classico di Molfetta insieme a “Libera” combatte per la Legalità
31 marzo 2017

MOLFETTA - Il liceo classico” L. Da Vinci” di Molfetta risponde all’appello di don Ciotti perché la Mafia ha Paura della scuola.

Poco più di una settimana è passata dal corteo nazionale del 21 marzo per la legalità e contro la mafia, una manifestazione alla quale gruppi di studenti di tutte le scuole molfettesi hanno preso parte e c’eravamo anche noi del Classico e non abbiamo voluto finisse lì.

Cosi giovedì mattina a scuola si è tenuta un’assemblea d’istituto un po’ diversa dalle solite: una che parlava di legalità, per sensibilizzare informare e fare interessare gli studenti ad un tema che, ahinoi, ci riguarda da vicino la cosa migliore è che tutto questo è partito da noi.

Alcuni studenti, quelli che hanno fatto parte al corteo si sono impegnati è per organizzare attività coinvolgenti sull’argomento, hanno simulato pagamenti del pizzo, o l’ipotesi di aziende che ricevono finanziamenti statali, poi da dover dividere con altri. Abbiamo simulato di scegliere i soldi sporchi della mafia che lasciava il denaro tutto per noi, ci siamo immedesimati, sentiti in difficoltà abbiamo ammesso la tentazione e la facilità di essere dalla parte dei cattivi, perché sembra più conveniente, ignorando che una volta fatta entrare la mafia nella tua vita, ne resti prigioniero come nella tela di un ragno.

Abbiamo inoltre approfondito e analizzato aspetti della mafia a noi sconosciuti o peggio indifferenti, innanzitutto l’abbiamo localizzato la mafia, nel barese e nel foggiano a Cerignola dove c’è un giro spietato e perverso e nel Salento dove la Sacra Corona Unita è un organo unitario con le sue leggi e le sue regole, poi abbiamo scavato più a fondo per studiare le dinamiche sociali della mafia, in particolare sull’aspetto della donna mafiosa, moglie o madre del boss è specchio del marito. Se lei è bella e si cura il marito comanda se è trascurata allora il marito è in galera: non può vestirsi bene se il marito è in carcere perché lo farebbe per altri deve partecipare al dolore del suo uomo per il quale vive .

Serie tv di successo sul tema come Gomorra ci hanno mostrato queste donne, come Scianel (moglie del boss) e Marinella (fidanzata del figlio del boss), Marinella è l’ombra di Scianel controllata in tutto e per tutto dalla suocera non può tradire il marito e deve stare al posto suo, Scianel può divertirsi uccidendo e affrontare i figli mafiosi, certe volte il potere è nelle sue mani, ma di solito gli uomini hanno l’ultima parola.

Le donne alla morte del loro uomo mafioso devono attendere 7 anni prima di rifarsi una vita perché nella loro convinzione solo dopo sette anni l’anima del marito lascia la moglie, prima è tradimento.

Poi ancora film, libri e articoli tutte storie di mafia e contro la mafia, per toccare con mano una realtà malata e tutta italiana.

Ci sono però anche segni di rinascita e di cambiamento portate a frutto da persone che hanno detto no alla mafia, al pizzo e al racket anche grazie al lavoro di molti giovani come noi e ad alcuni di noi in particolare, grazie ai campi estivi di “Libera” per lavorare negli ogm o in terra di mafia e aiutare a costruire nuove realtà come la Clerpin industria di prodotti biologici di Carinola, terra di ‘ndrangheta, bruciata per due terzi e poi ricostruita da 35 lavoratori e dai giovani grazie a Libera simbolo di come una rinascita è possibile.

Il presidio di Libera a Molfetta è stato ospite al corso Umberto è più che farci la “lezione” ci ha ascoltato, ci ha posto delle domande, ha visto nei nostri occhi un cambiamento e ci ha ammonito a diffidare di molte cose, dell’uso di droghe per esempio, da sempre lo spaccio è infatti nelle mani della mafia.

Perciò, nonostante spesso noi giovani siamo incolpati di fregarcene dei problemi, dell’attualità, identificati come scansafatiche ignoranti e inetti, possiamo, invece, creare qualcosa di bello, nel nostro piccolo per crescere insieme nel nostro territorio e nella nostra nazione purtroppo costellata dalla mafia.

© Riproduzione riservata

Autore: Silvia Valente
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