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Il difficile mestiere di genitori
15 luglio 2010

E una donna che stringeva il bambino al seno, chiese: “Parlaci dei Figli”. Ed egli disse: “I vostri fi gli non sono vostri. Sono i fi - gli e le fi glie del desiderio che la Vita ha di se stessa. Essi vengono attraverso voi ma non da voi, e sebbene vivano con voi, ciò non di meno non vi appartengono. Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri. Poiché hanno i loro, di pensieri. Potete custodire i loro corpi ma non le loro anime, perché le loro anime abitano la casa del futuro, che non potete visitare neppure in sogno. Potrete cercare di essere simili a loro, ma non potrete farli simili a voi. Perché la vita prosegue e non si attarda mai sopra il passato. Voi siete gli archi da cui i fi gli, come frecce vive, sono scoccati avanti. L’Arciere vede il bersaglio sulla linea dell’infi nito, e con la forza vi tende, perché le frecce vadano rapide e lontane. E che il vostro tendervi nella mano dell’Arciere avvenga nella gioia; perché come ama le frecce che volano, così ama l’arco che sta fermo”. E’ cominciato così, con la lettura di questa suggestiva poesia del fi losofo libanese Khalil Gibran, il primo incontro de “I nuovi orizzonti dell’amore”, percorso per neo-genitori organizzato dal Consultorio Diocesano, e tenuto da specialisti, coordinati dalla responsabile, Giovanna Parracino, nella sede di piazza Garibaldi, accanto al Seminario Vescovile, con l’aiuto di Giusy, Laura e Michele i quali, improvvisatisi baby-sitter, hanno contribuito al normale svolgimento degli incontri. Cinque serate, dedicate a una decina di coppie di mamme e papà con i loro pargoletti al seguito (bambini di età compresa tra i quattro e i quattordici mesi), durante le quali si sono avvicendati psicologhe, pediatra e pedagogisti, assicurando così una testimonianza di sostegno per la vita e la famiglia. Sull’importanza di un buon legame di attaccamento alle fi gure genitoriali, in particolare alla madre, ha parlato la psicologa Alessia Sette, secondo la quale da esso “dipendono lo sviluppo, l’acquisizione precoce del linguaggio, la capacità di relazionarsi agli altri e la personalità sana del bambino” perché “la qualità del rapporto dipende dalla sensibilità e dalla consapevolezza della madre di fungere da base sicura per il fi glio”. La specialista si è soffermata sul concetto di modelli operativi interni: “Se è vero che intorno ai nove mesi alcuni bambini possono manifestare ansia da separazione per cui temono l’estraneo e si rifi utano persino di stare coi nonni, è anche vero che intorno ai due anni sviluppano una rappresentazione interna del mondo, si formano un modello di se stessi che si costruiscono sulla base delle esperienze vissute”. Quindi, dopo i due anni, i bambini si allontanano dai genitori, che restano comunque il porto sicuro di arrivo e di partenza per nuove esplorazioni. Che il medico sia un compagno nella crescita del proprio fi glio, lo ha dimostrato l’incontro tenuto dalla pediatra Silvia Rana, la quale ha offerto una panoramica generale di rifl essione sulle necessità del neonato sin dalle prime settimane di vita (interpretazione del pianto, allattamento al seno, rituale della buona notte, precauzione contro la Sindrome da morte improvvisa del lattante, coliche gassose), e sulla crescita fi no al primo anno di vita (lo svezzamento, la dentizione, le vaccinazioni, le prime febbri). Al termine, la dottoressa ha risposto alle numerose domande delle coppie, tanto da animare un dibattito durato oltre un’ora. E’ stato invece una festa l’incontro tenuto Lucia Tatulli, musicoterapista e specialista di musica in culla. Su un grande tappeto morbido antitrauma ad incastro, a piedi nudi, genitori, fi gli, ed organizzatori si sono lasciati trasportare dal canto prima dolce e soffuso, poi intenso e ritmato dell’insegnante, inframmezzato da carezze al bambino. Niente musica pre-registrata, anzi ribadendo la regola del silenzio, la Tatulli ha animato un laboratorio pratico, durante il quale solo le voci e le reazioni naturali dei piccoli avrebbero potuto trovare spazio e libera espressione. E vai con il girotondo, le cullate, i fi nti pizzicotti affettuosi, la mimica facciale, il battito delle mani e le braccia alzate al cielo, con come unico sottofondo la voce umana. “Non importa essere intonati”, ha precisato l’insegnante, “basta solo immergersi nella musica, senza linguaggio parlato, per educare i bambini, troppo spesso bombardati da eccessivi stimoli visivi e acustici, all’ascolto naturale della musica, in modo da stabilire una diversa relazione tra genitori e fi gli, fatta di gesti e non solo parole”. Risultato: alcuni piccoli hanno reagito con espressioni di stupore e lallazione, altri sorridendo, altri ancora battendo le manine. Scopo raggiunto. La nascita di un fi glio segna senza dubbio una criticità tra le più delicate fasi nella storia di una coppia che, appunto, diventa famiglia. Nel suo incontro “Da una relazione a due… a tre”, Annalia Giangaspero, che da anni offre consulenza psicologica, ha focalizzato l’attenzione di tutti proprio sull’importanza di mantenere forte una buona relazione di coppia, in particolare attraverso una valida comunicazione tra coniugi, fatta di dialogo attivo e profondo, non solo fi nalizzato all’assolvimento dei compiti quotidiani. Specializzanda in psicoterapia famigliare, la Giangaspero, peraltro madre di una bambina di 3 anni, ha affrontato il tema del ciclo vitale della famiglia (dal fi danzamento al matrimonio, dalla nascita e crescita dei fi gli allo svincolo di costoro dai genitori, dal pensionamento fi no alla vecchiaia), spiegando che, se è vero che la crescita di un bambino di pochi mesi mette a dura prova la stabilità di una coppia, costretta a ritmi e tempi completamente diversi, magari senza poter più dormire per svariate notti consecutive, è anche vero che la fase dell’educazione che si affronta intorno ai due-tre anni è ancora più diffi cile, quindi è fondamentale stabilire regole certe che valgano per tutti, tra i genitori nei rapporti tra loro e quindi, di conseguenza, tra costoro e il bambino, considerato che è in questi mesi e nel superamento di queste diffi coltà che si pongono le basi per la costruzione di una buona educazione del fi glio. Dell’incontro con Marinù e Pino Modugno (pedagogisti e per la terza volta genitori da un paio di mesi), tenuto il 13 luglio per affrontare il tema “Come parlare di Dio ai bambini”, riporteremo nel numero di settembre.

Autore: Giulia La Volpe
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