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I racconti di Gennaro Gadaleta
15 settembre 2018

L’amico Gennaro Gadaleta mi ha recentemente donato una copia del suo libro “Racconti”. Dire che l’ho letto forse è riduttivo: dopo le prime pagine, l’ho …divorato, nel pieno senso della parola. E’ stata una lettura piacevole, scorrevole, leggera in tutti i suoi capitoli; capitoli a cui l’autore ha dato i titoli: “Donne donne, eterni dei…”; Il trenino rosso; Un Natale speciale; Classe III Liceo sez. B; Quattro personaggi in cerca d’autore, ma …; Cinque personaggi in cerca d’autore, e … che dànno il taglio dello svolgersi degli eventi narrati dall’autore nell’arco della sua vita trascorsa, mescolando con grande maestria il serio ed il faceto, la realtà e la fantasia, la vita come era in alcuni momenti topici della storia cittadina e come veniva vissuta da Gennaro e dalla sua famiglia; non poteva assolutamente mancare una rievocazione, fra storia e fantasia, dell’origine delle statue dei Misteri inserita nel capitolo relativo alla Congregazione del sacco rosso, di cui Gennaro è un orgoglioso membro, e dei rituali - quasi ieratici – che i confratelli preparano per le Settimana santa. Che cosa ho trovato di speciale in questa lettura? Parlo delle sensazioni che ha suscitato in me: nostalgia, ricordi del passato bellissimo dell’infanzia e della adolescenza (siamo quasi coetanei) vissuti nella nostra Città; dei riti antichi di Feste che oggi hanno perso tutta la magia che ce le faceva amare da bambini; dei tempi passati, di personaggi che hanno ‘segnato’ la giovinezza di noi, della nostra generazione. Ne sono certo, chiunque abbia letto il libro verosimilmente avrà provato le medesime sensazioni: la semplicità dei tempi, la felicità che portavano le feste patronali – in particolare ai bambini. Il libro tutto mi è piaciuto. Ma in particolare devo riconoscere che i capitoli ‘donne donne …’ e ‘quattro personaggi …’, mi hanno addirittura emozionato. Il primo rievoca le vicissitudini… amorose dell’autore nella sua adolescenza. Il racconto viene sapientemente svolto ed arricchito con riferimenti agli amori di un periodo storico particolare – la ‘belle époque’ – caratterizzato da spensieratezza e futilità che dominavano nella classe borghese dell’epoca. Situazioni che molti compositori di musica dell’epoca felice, a cavallo fra il XIX secolo e l’inizio del XX, quando appunto compositori come F. Lehar, F. von Suppé, J. Offenbach, J. Strauss musicavano in operette che descrivevano intricate situazioni amorose, sempre con lieto fine, impensabili nel successivo, così detto secolo breve, dalla fine del primo conflitto mondiale, alla caduta dell’URSS. Nei ‘quattro personaggi in cerca d’autore… più uno’, il più struggente di tutti, descrive in forma quasi romanzata, un po’ vera, un po’ fantastica il racconto di una vecchia signora del Centro antico, fatto ad un gruppo di ragazzini, al quale gruppo, l’autore si unisce per curiosità ed ascolta. La storia di padron Jacobo mercante ed armatore molfettese e l’origine dei capolavori lignei dei Misteri che vengono gelosamente custoditi dai Confratelli del “sacco rosso” o confraternita di Santo Stefano, nella chiesetta di Santo Stefano. E’ un racconto forse di fantasia, con qualche punta di realtà: mi ha, come già detto emozionato, io che ahimè sono piuttosto… materialista. Ma la narrazione era così efficace, così verosimile da affascinarmi. Molto godibile poi è la rievocazione – con gli occhi del bambino Gennaro – delle feste patronali che all’epoca erano ben due: San Corrado di Baviera – si svolgeva a luglio, in grande sfarzo; e della Madonna dei Martiri, a settembre, un po’ più… dimessa. Il racconto è pieno di aneddoti e citazioni; non manca un accenno alla storia di Corrado, nobile figlio di Enrico il Nero di Franconia che scelse la Puglia come luogo di eremitaggio al ritorno dalle Crociate, dove morì e la cui salma fu rubata dai Molfettesi, del XI secolo, ai Modugnesi che lo avevano ospitato, eremita, in una grotta del territorio. Gennaro rievoca i sentimenti del bambino Gennaro che non vede l’ora di recarsi al Borgo, per il tradizionale giocattolino che è usanza regalare ai bambini, mentre paventa il resto del rituale delle feste patronali: la scarpinata per raggiungere il Santuario, la Messa solenne, il ritorno con soste più o meno lunghe per incontri di conoscenti e l’ansia che provocava la ‘perdita di tempo’ per questi convenevoli. Infine è stato bellissima la rievocazione degli studi elementari, medi inferiori, nella Scuola media statale nel Convitto di don Giulio – via Cavallotti angoli via Bari e via Campanella. Il ricordo del Preside Sergio Sasso figura emblematica, non solo di educatore, ma anche di uomo che suscitava ‘terrore’ alla sua vista, non tanto per la sua mole (veniva soprannominato Polifemo), ma anche e soprattutto per le punizioni che somministrava agli allievi che, chi più, chi meno, avevano qualcosa da farsi… perdonare. E’ la seconda opera che Gennaro mi dona. Mi dice che ve ne sono altre. Aspetto con impazienza di venirne in possesso per… emozionarmi ancora. Grazie, amico mio! © Riproduzione riservata

Autore: Tommaso Gaudio
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