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I giudici avvertono chi cade stia attento
15 novembre 2009

Negli ultimi anni i giudici hanno però assunto posizioni contrastanti sul tema delle buche. Non è così scontato infatti che il cittadino che subisce dei danni a causa di una buca, debba per forza avere ragione e ottenere il risarcimento. Sulla questione, da alcuni mesi a questa parte l’orientamento dei giudici sembra non essere più marcatamente favorevole per il danneggiato. Infatti, una sentenza della Cassazione, risalente al luglio 2006 e frequentemente richiamata nei giudizi, ha di fatto capovolto l’orientamento precedente dei giudici, che addebitavano sempre e comunque la responsabilità della vigilanza del bene e della sua manutenzione al Comune. Adesso non esiste più un automatismo tra l’infortunio e responsabilità dell’amministrazione, infatti ora bisogna anche dimostrare perché non si è stati in grado di evitare l’insidia. Insomma, i giudici hanno ristretto le maglie della responsabilità del Comune e hanno invertito il cosiddetto “onere della prova”. Ora bisogna dimostrare che la buca era inevitabile e il perché non si sia riusciti ad schivarla. Infatti secondo una sentenza del tribunale di Bari ‹‹gli utenti della strada sono gravati, in coerenza con il principio di auto responsabilità, da un onere di attenzione nell’esercizio dell’uso ordinario dei beni demaniali, al fi ne di salvaguardare la propria incolumità››. In sostanza, chi cade deve fare attenzione al patrimonio pubblico. Insomma, un vero paradosso tutto italiano: il Comune non si preoccupa di rifare le strade e il cittadino deve fare attenzione a non cadere, perché potrebbe addirittura non avere ragione, quasi che qualcuno possa trovare gusto a rompersi una gamba o a rovinare le sospensioni dell’autovettura.

Autore: Giov. Ang.
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