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GD Lab Molfetta, trasparenza e legalità per la partecipazione dei cittadini
14 novembre 2012

MOLFETTA - «Forse un mondo onesto non esisterà mai. Ma chi ci impedisce di sognare. Forse, se ognuno di noi prova a cambiare forse, ce la faremo». Con questo pensiero, scritto da Rita Atria e letto da don Raffaele Bruno (nella foto a sinistra), ex referente regionale di Libera, è iniziato il secondo incontro del percorso formativo de “Il filamento delle idee”. Il Gd Lab, proposto dai circoli Gd di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi, ha affrontato i temi della trasparenza e legalità nell’ambito amministrativo e della gestione della cosa pubblica.
Ripercorrendo la storia di Rita che, da una famiglia mafiosa, si è ritrovata ad essere testimone di giustizia al fianco del magistrato Paolo Borsellino, è emerso quanto la sua fragilità di piccola donna connoti, oggi, la condizione del concetto di cittadinanza. Dunque, bisognerebbe riscoprirla a partire dalle debolezze di ognuno, riconvertendole in opportunità. Solo se la condizione di cittadino da passiva si trasformasse in attiva attraverso la partecipazione, si potrebbe sperare di ritrovare il senso del proprio impegno, canalizzandolo verso un percorso politico che ritorni a parlare di legalità non solo a parole, ma anche con i fatti.
Come ha spiegato don Bruno, per attuare una vera e propria rivoluzione culturale e politica occorrerebbe «sostituire il puzzo della corruzione con l’odore della legalità e di una cittadinanza attiva e consapevole». Di fatti, per parlare di politica c’è bisogno dei cittadini che non devono restare inermi ad attendere che qualcosa cambi, ma devono agire in prima linea pensando alla propria città come una polis e al proprio impegno non come utile solo a se stessi ma estendibile a tutta la comunità.
Per ricominciare un nuovo percorso, sarebbe opportuno svelare le proprie gracilità dissolvendole con l’idea che l’unione fa la forza attraverso i partiti e il volontariato. Ma forse tutto questo è solo una chimera. E allora per fare in modo che qualcosa si muova, si dovrebbe partire, come ha dichiarato Maria Sasso (nella foto a destra), dirigente della Regione Puglia, dal connubio trasparenza-partecipazione, spostando l’attenzione da un governo che agisce sul territorio ad uno che collabora con il territorio.
Partecipare significa mettere in piedi un processo, partendo dal problema, analizzandolo e cercando una soluzione volta a mantenere e perseguire il bene comune. E, per fare in modo che questo meccanismo funzioni, un ruolo basilare lo assume l’informazione che non deve essere data soltanto quando si avvia un processo partecipativo, ma sempre e comunque.
Una vittoria di questo modus operandi è stato il miglioramento della legge sulla trasparenza realizzato attraverso i suggerimenti dei cittadini. Sul sito della Regione Puglia è possibile trovare la sezione trasparenza, grazie ad un processo partecipativo che ha reso i cittadini protagonisti del proprio tempo. «Se i cittadini non sono consapevoli delle opportunità offerte da una strategia politica o non le ritengono tali, quella politica non ha futuro». È questo ciò che il Paese tutto vorrebbe e si aspetterebbe da un sistema definito solo a parole come democratico. Purtroppo, i politici non lo hanno ancora capito o lo ignorano, temporeggiando e imbavagliando gli spiriti più ribelli.  
 
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Autore: Angelica Vecchio
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