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“Eravamo disorientati e poi ci è mancata la dimensione dell’incontro”
15 aprile 2020

L’emergenza coronavirus che ha costretto tutti a casa, con la chiusura delle scuole ha inaugurato al cosiddetta “didattica a distanza”, una novità per gli studenti, ma anche per gli insegnanti ai quali “Quindici” con una inchiesta ha cercato di capire difficoltà e problemi. Abbiamo posto a tutti le stesse domande. Eccole: Ed ecco le risposte dei docenti dalla scuola primaria alla secondaria superiore MARISA ANASTASIO, ITALIANO E LATINO LICEO FORNARI 1. Durante le lezioni in aula, i miei alunni sono abituati a raccogliere appunti, sulla base delle mie spiegazioni relative agli argomenti di studio: ho pattuito, in questi giorni, con tutti loro un metodo che, tenendo conto della distanza, non stravolgesse quello consueto, che ritenevano efficace. L’obiettivo è stato, in primis, quello di impiegare strategie che fossero eque per tutti. Invio loro, su una piattaforma creata ad hoc per tutta la scuola, file di schede autografe, che decodifichino sezioni del programma; mi servo di registrazioni vocali; ricorro a videolezioni, quando abbiano bisogno di chiarimenti; rispondo, anche privatamente, a chat, in cui mi si chiedono approfondimenti o semplici rassicurazioni. 2. Ero preparata fino ad un certo punto: non conoscevo tutti gli applicativi della Google-suite che, in pochissimi giorni, grazie alla velocissima azione di formazione, cui siamo stati sottoposti tutti (docenti e alunni) dal nostro animatore digitale, prof. Giacò, sono diventati più familiari. 3. Sono pressoché certa che gli studenti, così come noi docenti, avvertano il disagio di un’azione didattica che, per quanto ci si sforzi, si presenta come un pacchetto preconfezionato, adatto ad una trasmissione più agile del sapere. La didattica tradizionale incontra la tecnologia come supporto, non come esclusivo strumento di interazione. I nostri studenti non stanno affatto studiando meno, stanno studiando in modo diverso, adattandosi a metodologie di apprendimento nuove e mantenendo un’etica del lavoro sorprendente, vista la loro giovane età (non vogliono restare indietro! Temono, come noi del resto, di restare disconnessi e questo mi fa molta tenerezza, se mi è consentito, dirlo). 4. Al momento, il Miur e il buon senso, vista la situazione di emergenza, non ci chiede di verificare il lavoro dei nostri studenti; ci chiede, tuttavia, di valutare che il feedback delle nostre lezioni sia positivo. Personalmente, condivido con gli studenti proposte di compiti, che mettano tutti, equamente, nella condizione di dimostrare quanto abbiano compreso delle mie spiegazioni. Preferisco, in linea di massima, la strada della produzione scritta: i ragazzi, in questo modo, mettono in ordine le idee e si sforzano di continuare ad arricchire il proprio lessico, cosa che non accade con test a risposta multipla, utili, invece, quando si operi nella direzione di un veloce riepilogo di argomenti. 5. Mi comporto con la massima flessibilità, risolvendo con loro problemi pratici o rassicurandoli sul fatto che possano inviarmi i propri lavori, attraverso qualsiasi mezzo ci consenta di interagire. 6. Chi lavora, concilia abitualmente vita privata e vita professionale. Normalmente, alle ore di lezione in aula seguono ore di studio a casa, adempimenti burocratici e correzione di elaborati. Sospese le attività in aula, il disorientamento della categoria si è registrato nei primissimi momenti di rapida formazione sui sistemi più leciti ed efficaci, con cui portare avanti il lavoro. La soluzione al problema è arrivata rapida: stiamo lavorando per gli esami di Stato; lavoriamo per garantire a tutti i nostri alunni le competenze con cui “fare la differenza”, quando questa emergenza sarà cessata. 7. “L’ora di lezione” è un libro scritto da Massimo Recalcati ed è uno di quei libri che lascia il segno, come lasciano il segno, nelle nostre vite, gli studenti che “incontriamo” a scuola, ogniqualvolta la didattica diventi amore, desiderio erotico del sapere... mi manca la dimensione dell’incontro, a cui allude Recalcati. 8. I miei studenti sanno che ritengo l’istruzione l’unico investimento davvero sicuro della vita di ciascuno di noi: l’istruzione è ascensione sociale, umanità, pensiero critico. Nessun nemico mai, anche il più subdolo, potrebbe privarci della libertà che la Scuola rappresenta in se stessa, quando diventa ambiente, anche ahimè virtuale, di dialogo aperto e costruttivo. MARA BINETTI, INGLESE LICEO FORNARI 1. Tutte le pratiche della didattica a distanza sono per me, come per molti altri colleghi, una novità con la quale metterci alla prova e cimentarci. All’inizio sono rimasta un po’ disorientata, poi, col passare dei giorni mi sto pian piano abituando. Nei primi giorni, ho assegnato ai miei alunni degli esercizi del libro, poi ho adottato la modalità delle registrazioni: utilizzo delle applicazioni per registrare la lezione per poi pubblicarla nella sezione “materiale didattico” della nostra piattaforma digitale. Successivamente, ho accompagnato alle registrazioni delle sintesi le quali sono frutto del mio studio (in quanto non assegno mai i paragrafi del libro sterilmente) e che potessero chiarire ulteriormente la lezione. Non trovo particolarmente proficua la modalità della videolezione, poiché molto spesso non tutti i ragazzi riescono a partecipare e si crea un po’ di confusione. 2. Chiaramente questa situazione ha colto tutti impreparati. Nonostante io non sia un’amante della tecnologia, la utilizzo con modalità differenti, imparando di volta in volta nuovi metodi di utilizzo. 3. Credo che gli alunni provino la stessa sensazione che provo io quando mi siedo davanti al computer: una sensazione di estraniazione e spaesamento. Non credo che questa situazione cambi il carattere e la personalità degli alunni, quindi mi fido di loro e so che gli studenti che hanno sempre fatto il loro dovere continueranno a farlo, quelli un po’ più fragili, purtroppo, rimarranno nelle loro fragilità. Non è semplice coinvolgere a distanza in questo modo, la lezione in presenza è qualcosa di completamente differente. 4. Quando ho assegnato dei lavori scritti, tutti gli alunni, tranne poche eccezioni, hanno consegnato entro la scadenza indicata, ho visto, letto e corretto gli elaborati. 5. Il vero pericolo della didattica a distanza è non riuscire a coinvolgere tutti i ragazzi, in quanto internet è un mezzo che esclude gli svantaggiati, coloro che non hanno delle dotazioni sofisticate a casa, in alcune case non c’è nemmeno un computer. In questi casi, accetto qualsiasi modo attraverso il quale l’alunno voglia farmi pervenire il materiale, purché l’alunno resti in contatto con me. 6. Riesco a conciliare la mia vita privata con questa nuova modalità di insegnamento. In realtà, anche se apparentemente sembra di avere molto tempo a disposizione, quello che abbiamo è un “tempo sospeso”, una sorta di tempo di attesa in cui non riesco a concentrarmi nelle attività intellettuali. La distrazione è dovuta anche al pensiero che riservo perennemente a mio figlio che vive lontano da me e si sta trovando da solo ad affrontare questa situazione. 7. Cosa mi manca della scuola? Tutto. Arrivare a scuola alle 8 meno 10, prendere il primo caffè alla macchinetta vicino alla sala professori, poi arrivano i ragazzi che mi sorridono e si dirigono in classe e poi, s’inizia la lezione. Mi manca tutto questo. 8. Vorrei dire a tutti i ragazzi che stanno affrontando questa dura e strana esperienza, che sono certa che usciremo tutti promossi, promossi nella vita, perché non contano solamente le nozioni, gli argomenti, le consegne o le scadenze, conta ciò che stiamo imparando e che impareremo in questo periodo della nostra vita. Non saremo tutti perfetti dal punto di vista tecnologico, ma umanamente vi siamo vicini e non vi abbandoniamo! VINCENZO PORCELLI, EDUCAZIONE FISICA AL FORNARI 1. La premessa d’obbligo è che la Scuola è una realtà dove interagiscono persone in presenza, con tutte le valenze del loro sistema energetico vivente, pertanto non è e non può né deve essere una realtà virtuale. Detto questo, attualmente, data l’emergenza pandemica, si lavora con la DAD (didattica a distanza) pertanto come continuum, utilizzo videolezioni, documenti brevi in allegato, in relazione ai quali ci scambiamo riflessioni, commenti, considerazioni, feedback, attraverso la piattaforma scolastica, interazioni telefoniche per iscritto o per voce. 2. Nessuno era preparato ad usare tecnologie per DAD così massicciamente ed all’improvviso; personalmente preferisco sempre l’interazione in persona, perché momento di apprendimento e crescita per tutti; comunque in questa fase emergenziale e di distanziamento sociale, ho colto l’opportunità di arricchire la mia conoscenza e conseguente applicazione dei mezzi ed opportunità tecnologiche, che ribadisco, non possono e non devono sostituire la dinamica e la funzione di una comunità fatta di persone in presenza. 3. Anche gli alunni, sebbene più portati ed abili ad usare mezzi tecnologici, si son trovati disorientati di fronte all’utilizzo della DAD, per tante ragioni, pertanto è fisiologico che il loro tempo, modo e modalità di studio e d’apprendimento sia cambiato e si stia adattando gradualmente e spero stiano riscoprendo la preziosità della presenza, della corporeità, della relazione vera con tutte le componenti della comunità scolastica di cui ora ne sentono la mancanza. 4. Verifico che i miei alunni si applichino nello studio, nell’apprendimento, nel desiderio di sapere e confrontarsi attraverso un dialogo quasi quotidiano, in piattaforma scolastica e non, con loro, sebbene virtuale. 5. Nella cosiddetta era digitale e in questa situazione di emergenza, vengono allo scoperto e si evidenziano più chiaramente e consapevolmente i ritardi del sistema Scuola, in questo campo e in altri, dove molto spesso non si è attrezzati (vedi: scarsa presenza di strumenti tecnologici, ambienti non a norma, quindi non idonei alla funzione deputata, classi pollaio, strutture fatiscenti, alunni, genitori e docenti costretti a fare da sé ed a loro spese, etc.), non si riesce a garantire a tutti il diritto costituzionale allo studio, a causa dei continui tagli al finanziamento della scuola, università e ricerca, così come alla Sanità pubblica, perpetuata, volutamente, dalla politica e dai loro interpreti a causa di politiche economiche di cui non penso, questa sia la sede per parlarne. Davanti ad un solo alunno, ma non ne esiste uno solo, in difficoltà, cerco di attivare comportamenti alternativi per coinvolgerlo/li nel proseguimento della partecipazione al percorso didattico educativo e di crescita intrapreso. 6. Beh, in questa situazione pandemica e con la DAD, sicuramente l’impegno lavorativo scolastico ha “invaso” la vita privata e familiare in tutte le sue pieghe, costringendomi a riorganizzarla completamente e non senza lati non proprio positivi, ma sono consapevole che posso e devo continuare ad essere un punto di riferimento e di sostegno per i miei alunni. 7. Preciso che nella Scuola non si tramandano nozioni, in nessun caso, ma si stimolano processi di crescita e consapevolezze “utilizzando” la didattica, l’educazione, le emozioni, il contatto corporeo, la percezione, l’empatia, l’intelligenza emotiva, la fiducia, l’autorevolezza e soprattutto accendendo il desiderio di sapere in ciascuno degli alunni e di me docente. Pertanto è una realtà non riproducibile su piattaforme e similari, altrimenti non sarebbe più scuola ma, davvero, mera trasmissione di nozioni. Cosa manca? Sicuramente sia per me che per gli alunni il contatto che vuol dire la dimensione privilegiata dell’essere umano ovvero il corporeo non inteso solo come entità fisica, ma come già detto Sistema Energetico Vivente, testimonianza di unità psicosomatica (se sarà possibile, potrò spiegare in altre situazioni, non certo in un questionario, cosa vuol dire, questa ultima affermazione). 8. A tutti gli studenti e non solo, voglio dire che, lasciando da parte per un attimo vere o presunte cause della pandemia, il messaggio che l’Universo, la Natura, ci sta tragicamente lanciando è il cambiamento. Non serve tornare come prima del tempo del Covid-19, ma interpretando, nel momento di distanziamento sociale, il sintomo, la malattia planetaria, è opportuno capire che la normalità del dopo non può tornare ad essere quella del prima che ha prodotto il male, ma deve cambiare, deve essere diversa e sicuramente riscoprire e rivalutare la corporeità con tutte le sue implicazioni; la Natura, di cui siamo ospiti, l’approccio individuale e collettivo alla vita, al rapporto con se stessi, con l’altro da sé e con gli altri esseri umani e animali e vegetali. Insomma far ripartire dal basso la necessità umana di cambiamento che l’attuale sistema economico egemone, sicuramente non vuole comprendere. Bisogna che tutti si rimettano in discussione, in gioco, per cambiare quella normalità a cui si anela, oggi e tornare in una nuova e diversa normalità più aderente ai bisogni, ai desideri, alle necessità degli esseri umani tutti, intesi, ripeto, come Sistemi Energetici Viventi e non come consumatori (homo consumens). LUCREZIA TANZI, FILOSOFIA LICEO FORNARI 1. Prevalentemente utilizzo registrazioni di lezioni, video con condivisione dello schermo, immagini e spiegazioni. Ritengo che sia più facile per i ragazzi ascoltare la lezione in momenti scelti della giornata, ma non disdegno anche mappe, piccoli spezzoni filmici. Ultimamente mi sto attivando per video lezioni, ma più per un feedback, non per le spiegazioni dal momento che l’audio non funziona perfettamente ed è alquanto dispersiva una lezione attivata in questo modo. È un tentativo di assenza- presenza ma artificiale e snaturato. Poi ci sono le chat di classe che hanno una loro funzionalità e un senso in questo periodo di isolamento. Meglio diversificare con strumenti plurali. 2. Ha detto bene, si è insinuata nelle nostre vite. Il termine è indovinato. Insinuarsi vuol dire entrare anzi penetrare in uno spazio stretto, farsi largo poco a poco in modo subdolo, questo ci porta direttamente a rispondere alla domanda. Qualcosa che si insinua non ha un suo spazio, ma se lo crea. No, a parte pochi con una specifica competenza tecnologica, nessuno di noi era preparato. Abbiamo fatto i nostri bei corsi di aggiornamento, ma trovarsi in situazione è un’altra cosa. La G-suite era un mondo lontano come meet, zoom, classroom. Intravedevamo delle possibilità nell’uso di questi strumenti ma appunto restavano lì come remote possibilità avvolte da luce misteriosa, una terra promessa insomma... in stand by. Tuttavia ciò che è accaduto e l’esigenza di darci da fare in questa situazione ha attivato in poco tempo potenzialità nascoste a noi stessi. Trovarci bene? Direi che dobbiamo darci da fare nel modo migliore. È quasi un dovere, un imperativo categorico nonostante nessuno ci obblighi. 3. Come se andassimo a scuola è da escludere. Sono mondi diversi. I nostri alunni sono responsabili, stanno studiando, evito qualunque paragone perché non si può avvicinare il prima al dopo. La frattura è incolmabile. Fanno ciò che possono e noi ciò che possiamo. E sono certa del reciproco impegno. Poi io ho anche un figlio della stessa età e vedo ciò che funziona, ma anche tutto ciò che non funziona. E qui mi fermo. Se un ragazzo vuole può non fare niente ma questo ha a che fare con il carattere e la maturità. 4. Interrogare durante le video lezioni non lo ritengo utile, ci può essere solo uno scambio, un feedback, per accertarmi che abbiano compreso un percorso, un cammino, per grandi linee. Cerco di evitare i quiz, il vero- falso, in filosofia non trovano spazio. Sto usando domande aperte anche se questo richiede molto tempo per la correzione se si moltiplica per il numero di classi che ciascuno ha (io ben sette). La valutazione è complicata e apre questioni di difficile soluzione. Non potrà penalizzare nessuno e non sarebbe neanche giusto. Sono altre le sfide che i ragazzi stanno affrontando in questo periodo, sfide complicate e non meno importanti. Hanno a che fare con il rispetto dell’altro, il bene comune, sono leoni in gabbia e non possono godere del mondo, un mondo che è stato loro sottratto. La valutazione scolastica mi sembra scarsa cosa laddove il problema è sentirsi ancora vivi. 5. Questa è una questione spinosa, pungente. È necessario garantire a tutti il diritto allo studio, ma in effetti le situazioni di “dispersione” ci sono e le cause possono essere tante. Molti adulti da casa stanno lavorando e devono barcamenarsi tra l’audiolettura di un figlio alla primaria, la videolezione di inglese del figlio alle medie su Zoom e quella di latino del maggiore su Skype. Quanti pc, tablet, cellulari occorrono? Ancora una volta ad essere penalizzate saranno le famiglie più svantaggiate dal punto di vista socioeconomico. Questo mi induce a pensare che la scuola debba essere “accogliente” in questo periodo e deve utilizzare qualsiasi strumento o strategia funzionale a far partecipare il ragazzo a farlo sentire ancora, per quanto possibile, parte di una comunità. 6. Il tempo scuola si è paradossalmente dilatato all’inverosimile. A volte ne percepisco tutta “l’invadenza”: chat che suonano in qualunque momento, infiniti gruppi a cui rispondere, circolari da inviare, ragazzi a cui far conto, lezioni da inventare, materiali da trovare e la sensazione di non aver dato il massimo, di aver perso la via, di non aver fatto abbastanza. 7. Mi manca la RELAZIONE. Credo che sia questo il termine chiave. Il lavoro di un insegnante passa per la relazione che è unica, personale, ciascuno se la costruisce come una seconda pelle, mettendoci se stesso, entrando in gioco con l’altro, alunno, collega, collaboratore, preside. La scuola è tutto questo. È una comunità. Nessuna didattica a distanza potrà mai sostituirla. È fatta di sguardi, battute, emozioni, situazioni le più disparate, dialogo, risate, nervosismo, paure. Ai ragazzi non manca l’insegnante o lo studio, e all’insegnante non manca l’alunno o la lezione. Ciò che manca è il tutto, l’insieme, il mondo “antico” forse, vituperato, attaccato, violentato ma oggi l’unico vero, iperuranico mondo che improvvisamente acquista un valore addirittura “ideale”. 8. Come disse Rossella O’Hara nel film Via col vento, “domani è un altro giorno”! Sarà ancora pri-mavera e sarà bellissimo incontrarci ancora. Sara Mitoli © Riproduzione riservata CARMELA VISAGGI, MATEMATICA IISS FERRARIS SCIENTIFICO OSA MONTALCINI 1. I metodi utilizzati hanno subito una rapida evoluzione, man mano che si concretizzava la possibilità di allungare il periodo di sospensione didattica. Io prediligo la lezione frontale, il rapporto diretto con gli studenti ma in questo periodo sto svolgendo video lezioni e sto utilizzando la piattaforma e-learning di cui disponiamo sul sito dell’Istituto. 2. La situazione che stiamo vivendo ha stravolto tutto, anche il cuore della scuola. La scuola è fatta di rapporti umani, è un flusso continuo di rapporti non solo con gli studenti e le loro famiglie ma anche con il territorio, con il mondo accademico e niente di tutto questo può essere totalmente recuperato in un contesto virtuale. Sicuramente non eravamo completamente impreparati: fino a ieri queste metodologie erano un supporto all’attività didattica, in questo momento rappresentano l’unico modo per mantenere i rapporti con i ragazzi, per essere loro vicini, guidarli anche a distanza ed evitare il più possibile che si creino situazioni che favoriscano la dispersione. Come mi sto trovando? Sicuramente è faticoso perché bisogna preparare materiali condivisibili con i ragazzi, bisogna fare in modo di renderli il più possibile partecipi, bisogna trovare il modo per capire se stanno al passo con le attività… sono in attesa di tornare in presenza. 3. Gli studenti stanno reagendo in modo diversificato, in fondo tutti sono spaventati, in ansia, sono in attesa di tornare a ripristinare un rapporto concreto e non virtuale con la realtà non solo scolastica. Per quanto attiene l’impegno nello studio, a loro dire sono oberati di compiti… i più grandi si sono organizzati più rapidamente e riescono meglio a seguire l’attività proposta, i più piccoli sono maggiormente in difficoltà perché il metodo di studio non è ancora consolidato e autonomo. 4. Non è possibile trasferire la valutazione effettuata in presenza di un contesto che non offre garanzie sulla autenticità delle prove, non c’è soprattutto una serenità di fondo nel processo valutativo. Ascolto sicuramente i ragazzi durante le video lezioni, favorisco una loro partecipazione da cui capire se stanno studiando, devo riconoscere finora che stanno grosso modo confermando le performance precedenti. 5. Questa situazione ha messo in evidenza non solo il divario tecnologico ma anche una certa ignoranza: molti non possono accedere al registro elettronico perché sprovvisti di password, hanno difficoltà perché non ci sono tanti computer disponibili, con connessioni instabili…. Non è semplice, sicuramente e non può passare l’idea che sia tutto come se fossimo in presenza. 6. Come mamma e figlia di genitori molto anziani sono in difficoltà, ma riesco a fronteggiare fortunatamente. 7. Mi mancano gli studenti e tutto ciò che vuol dire avere a che fare con loro, mi mancano i colleghi con i quali si lavora in sintonia… mi manca insomma il profumo di Scuola. 8. Stiamo a casa per tornare prima possibile alla vita “normale”. Io sono ottimista e sono convinta che dopo questo periodo oscuro e negativo, ci sarà una ripresa ampiamente positiva soprattutto per quanto attiene i valori umani. Beatrice Trogu © Riproduzione riservata ILARIA, 25 ANNI, INSEGNANTE 1. In realtà non è stato proprio improvviso, mi sono attenuta alle regole rassegnandomi all’idea di non dover uscire. 2. Io lavoro da casa per la maggior parte del tempo, poi videochiamate, torte, Netflix e qualche esercizio fisico in casa. 3. Ho i miei dubbi, ma spero vivamente che sia davvero pronta come dice la domanda. 4. Sono abbastanza fiduciosa perché finora ha retto e il picco massimo lo stiamo vivendo ora. Ma non sono in grado di dare questo parere credo. 5. Penso che finché si esce da soli in spazi aperti, non succede niente. Ovviamente però andare a fare passeggiate di gruppo o spedizioni ripetute al supermercato per noia, è quasi da criminali. 6. Sì, col senno di poi, forse si sarebbe dovuto iniziare prima, ma le decisioni non si prendono col senno di poi, quindi penso si stia facendo il possibile a livello statale. 7. Immagino un annetto almeno, le misure economiche sono sicuramente efficaci per tamponare l’emergenza, ma si dovrà riprendere a lavorare. Spero trovino modi di sostentare chi lavorava a nero, che ora non sembra essere coinvolto in nessuna categoria dei destinatari dei sovvenzionamenti 8. Non vedo la TV. 9. Penso ci vorranno diversi mesi... perché non abbiamo ancora superato il picco e già si parla di eventuale seconda ondata. Marina Francesca Altomare © Riproduzione riservata ANNA MARIA DE VANNA, SCUOLA MEDIA Dunque, io partirei dall’ultima domanda che mi è stata fatta. E’ vero, gli alunni in questo periodo stanno usufruendo della didattica a distanza e, personalmente, sto cercando di utilizzare tutti i mezzi a disposizione come Whatsapp, Messenger e anche Classroom che è una piattaforma digitale attraverso la quale possiamo vederci. Tramite queste realtà abbiamo modo di proseguire, bene o male, con i nostri programmi, i compiti assegnati ci vengono inviati e possiamo visualizzarli, abbiamo anche la possibilità di svolgere interrogazioni. Fortunatamente, nelle mie classi non ci sono ragazzi che non hanno la facoltà di avere mezzi tecnologici vari, tutti dispongono dei classici pc e cellulari che permettono loro di seguire le video-lezioni e, per esempio, scattare una foto ad una scheda o ad una slide, che potrebbe tornare utile per lo studio. Chiaramente, la situazione è nuova, e ci ha colti tutti impreparati. Così come noi, anche gli alunni si stanno abituando a queste nuove modalità di apprendimento, ciò significa che stanno procedendo più lentamente ma è solo una questione di tempo. Concilio molto bene il lavoro a casa con quello di scuola, del resto anche prima della quarantena avevo incarichi di natura extra-scolastica, quindi, per me non cambia nulla. Però ora non hanno molta rilevanza i compiti o le valutazioni, ora ciò che è fondamentale è la comunicazione. Gli studenti sono soli davanti ad uno schermo, non hanno la possibilità di vedere i propri compagni, né avere contatto concreto con gli insegnanti. Quindi quello che bisognerebbe fare ora, è sostenere gli alunni che si sono ritrovati a non poter più andare a scuola da un giorno all’altro, ma non solo. Si sono ritrovati a non poter più uscire di casa, non poter più frequentare i propri amici, non poter più prendere parte ad un momento di svago, una festa. Quello che sto cercando di trasmettere ai miei studenti è la comunicazione unita alla partecipazione. Devono continuare a sentirsi partecipi della propria vita e di quella degli altri, della realtà che li circonda, anche se la situazione è piuttosto irreale. E’ necessario sostenerli moralmente e psicologicamente, trasmettendo loro la speranza e la fiducia che tutto passerà. DANIELA RUBINI, 50 ANNI, SCUOLA PRIMARIA DI PRIMO GRADO Per quanto riguarda la didattica a distanza, ho preferito utilizzare mezzi di comunicazione classici come il servizio chat dei social e le modalità di video- lezioni. No, non ero preparata ad affrontare questa emergenza, non l’avevo nemmeno lontanamente prevista. Tuttavia, conosco abbastanza bene gli strumenti tecnologici, ma questo metodo di insegnamento purtroppo non è fruibile per tutti, soprattutto perché i bambini di scuola primaria ai quali insegno, appartengono alla categoria sociale meno abbiente. Gli alunni stanno riscontrando delle difficoltà con questa tipologia di studio principalmente perché si tratta di una classe facente parte di un progetto d’apprendimento a tempo pieno, per cui tutto il lavoro veniva svolto in aula e il pomeriggio ci si dedicava ad attività di laboratorio. Ora ci ritroviamo a dover assegnare dei compiti pomeridiani e per i bambini è disorientante, non sono abituati ed ora per loro è un impegno “mettere la testa” su libri e quaderni. Il riscontro effettivo dello svolgimento dei compiti e degli argomenti di studio assegnati, avviene semplicemente con la restituzione degli stessi, svolti. Non nascondo che in presenza di questi casi mi trovo in difficoltà, proprio perché non riescono a giungermi dei risultati, ma sono comprensiva e attendo un eventuale ritorno a scuola per poter chiarire. In realtà anche se in questo periodo la maggior parte della giornata è destinata alla didattica online e ad un corso di formazione che sto seguendo, riesco a conciliare bene la vita privata con quella professionale. Ciò che mi manca maggiormente è la vivacità dei bambini, l’affetto trasmesso grazie al contatto fisico e i sorrisi che nascondono le loro marachelle. Il messaggio che mi sento di trasmettere è: “Resta a casa, andrà tutto bene. Ma non dimenticarti di fare i compiti!”. Francesca Perchiazzi © Riproduzione riservata

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