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DUEMILA PERSONE ALLA S.MESSA DI APERTURA Speciale convegno "Don Tonino: Vescovo secondo concilio" dal sito Internet “Quindici on line”
15 maggio 2003

Oltre 2.000 persone hanno partecipato a Corso Dante alla celebrazione eucaristica per commemorare il X anniversario della morte di don Tonino e all'apertura del Convegno Nazionale "Don Tonino Bello, Vescovo secondo il Concilio". Una leggera pioggerellina non ha scosso più di tanto i partecipanti alla S. Messa, fra queste numerosi gli aderenti a Pax Christi venuti da ogni parte d'Italia. Significativa la presenza di fra' Jacques Frant proveniente dalla Palestina. La Messa presieduta da Mons. Luigi Martella (nella foto), Vescovo della Diocesi e concelebrata da Mons. Luigi Bettazzi e Mons. Tommaso Valentinetti, presidente di Pax Christi Italia ha avuto momenti di alta commozione, quando è stata ricordata la figura di don Tonino e il suo servizio ai poveri e alla pace. Nelle parole appassionate di Mons. Martella è stato delineato un don Tonino entusiasticamente innamorato del Risorto e della gente capace di "sognare con Dio, lavorando alacremente per orientare la storia al compimento del sogno di Dio", secondo la profezia di Isaia. Un don Tonino strumento delle mani di Dio che ha vissuto in prima persona la freschezza e la novità del Concilio chiara espressione di una Chiesa aperta al mondo, sulla scia del papa buono Giovanni XXIII e Paolo VI. I Gonfaloni dei Comuni di Molfetta, Giovinazzo, Terlizzi, Ruvo, Alessano e della Provincia di Bari hanno fatto corona alle numerose autorità civili e militari presenti alla cerimonia commemorativa. Dalla terra di Terlizzi provenivano i fiori che hanno dato colore alla serata e i giovani rampolli di ulivo che esprimevano una pace da coltivare e far crescere. Nel primo pomeriggio il Vescovo, con una cerimonia semplice alla presenza dei volontari Caritas diocesani, e di tutti gli operatori che negli anni si sono avvicendati presso la casa di accoglienza fondata nel 1989 da don Tonino, ha dedicato la stessa Casa ormai acquisita definitivamente dalla Diocesi alla memoria di mons. Tonino Bello. I SALUTI DI APERTURA. TELEGRAMMA ANCHE DAL VATICANO E' una Cattedrale gremita di gente sin dal primo pomeriggio lo scenario con cui si apre il convegno: "Don Tonino vescovo secondo il Concilio". Il benvenuto è affidato al padrone di casa, Mons. Luigi Martella, che a nome delle istituzioni e associazioni che insieme alla diocesi hanno collaborato per la realizzazione, ha salutato i presenti e ha ricordato le linee guida dei lavori. "Don Tonino - ha detto il vescovo - rappresenta una delle voci profetiche più significative di questi ultimi tempi. Si è trovato pronto nella sua missione di Pastore e ha impegnato tutte le sue forze, tutta la sua capacità di chiaroveggenza e di evangelizzazione affinchè quelle idee si traducessero in scelte operative". Il sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini ha portato il saluto a nome della città, e ha ricordato la poliedrica figura del compianto vescovo che con il suo operato è stato un faro luminoso non solo per Molfetta ma anche per l'Adriatico e il Mediterraneo. L'augurio finale del sindaco è che le parole e gli scritti di don Tonino diventino "prassi operativa vivente" per tutti e soprattutto per le istituzioni. Da segnalare il telegramma inviato da Mons. Angelo Amato, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, il quale ha espresso la sua "vicinanza spirituale e nella preghiera a tutti gli organizzatori ed ai presenti al convegno". Una chiara risposta del Vaticano alle polemiche che negli ultimi giorni si erano sviluppate sui quotidiani. Michele de Sanctis jr OMAGGIO A UN PROFETA: IL CORTOMETRAGGIO DI WINSPEARE Le pietre dei muretti a secco, la terra, gli ulivi, gli uomini e le donne del Salento questa la sintesi del cortometraggio che racconta più che con le parole, con le immagini il forte legame che unisce questa parte della Puglia a Don Tonino. Il cortometraggio, girato da Edoardo Winspeare, è anche la testimonianza affettuosa del regista per un uomo che ha conosciuto da adolescente e il cui ricordo è rimasto scolpito per sempre nel suo cuore per il sorriso e l'amore che riusciva a trasmettere. Omaggio a don Tonino", prodotto dalle Edizioni La Meridiana in collaborazione con i Comuni di Giovinazzo e Terlizzi, è stato girato tra le stradine, la campagna, gli ulivi e racconta della stagione di parroco di don Tonino a dieci anni dalla sua scomparsa. Nelle parole di quanti lo hanno conosciuto e amato c'è il ricordo di un uomo, un amico che non si può dimenticare. Adelaide Altamura DON TONINO TRA BIBBIA E GIORNALE Efficaci le parole del vescovo di Locri che si è soffermato sul tema "Don Tonino tra Bibbia e giornale". Mons. Bregantini, facendo riferimento anche a ricordi personali, ha spiegato ai presenti come don Tonino è riuscito a fare sintesi e a realizzare concretamente nella sua vita di Vescovo l'affascinante connubio tra storia e fede, tra sapienza e scienza, tra bibbia e giornale. "A mio giudizio - ha sostenuto il vescovo della Locride - posso dire che tale sintesi don Tonino l'ha imparata da alcune 'icone' che lo hanno guidato con chiarezza: la Trinità, il cuore di Maria, le mani di San Giuseppe e lo stile di San Francesco". Il Sud e la sua gente, la sua famiglia e Tricase, gli studi, "rapidi, ma intensi", il dopo Concilio con le sue passioni, la presenza dei poveri, i giovani con il loro entusiasmo, la "castità" e la "gratuità" della vita, furono per don Tonino "i ponti tra vangelo e giornale", i mezzi di cui si servì per "traghettare i cuori da una parte all'altra del fiume, senza bloccarli o inquinarli". Tutto questo per mons. Bregantini ha un nome ed un impegno: la pace, perché "la pace è custodia, la pace è verginità, la pace è croce innalzata sull'egoismo umano, la pace è povero accolto, la pace è un sud che si riscatta nel lavoro amato e fecondo, la pace è pane di casa spezzato e condiviso, la pace è poesia che cambia il deserto in un giardino, la pace è Trinità dolcissima in uguaglianza reale e distinzione personalizzata. La pace è Cristo". DON TONINO E LA SUA CHIESA. TESTIMONIANZA DI DON IGNAZIO Don Tonino e la "sua" diocesi: un rapporto vissuto all'insegna del Concilio. E' questo, in estrema sintesi, il messaggio che don Ignazio Pansini (nella foto) ha voluto trasmettere ad una cattedrale gremita dal "popolo di don Tonino" , in occasione del convegno che fa memoria del messaggio e dell'impegno quotidiano di questo grande pastore. Al suo arrivo a Molfetta il compianto "vescovo dei poveri" trova una chiesa ancora troppo clericale, ancora lenta nel camminare nel solco tracciato dal Concilio. Di fronte a questa situazione la sua scelta è decisa: "ai cristiani - dice - non è lecito disertare la storia". Su questo pilastro fonda il nuovo progetto pastorale ("Insieme alla sequela di Cristo sul passo degli ultimi") che rivaluta e valorizza il ruolo dei laici, spinge le parrocchie ad aprirsi ai bisogni del territorio circostante ma soprattutto pone gli ultimi al cento dell'azione di evangelizzazione. "I poveri - dice don Ignazio, riferendo una frase rivoltagli da don Tonino - almeno dal Vescovo devono trovare sempre la porta aperta, a qualunque ora". Accanto a questo impegno personale don Tonino sprona i suoi sacerdoti al dovere dell'accoglienza senza condizioni e senza compromessi e incita ad una catechesi che porti, come naturale conseguenza, alla testimonianza della carità. Alla scelta dei poveri, il "vescovo del grembiule" affianca la scelta della comunione come elemento fondamentale del suo magistero episcopale: "la chiesa non è una azienda, è una realtà di comunione: perciò nella misura in cui manca la comunione, viene a mancare la Chiesa". Alla fine del suo intervento don Ignazio lancia un ultimo e inquietante interrogativo: "fino a che punto questa Chiesa ha ancora voglia di proseguire sul cammino tracciato dal suo Vescovo?". Domanda difficile ma anche quanto mai attuale. Francesco Dell'Olio RAGAINI: DON TONINO PRIMA E DOPO IL CONCILIO Dopo i saluti iniziali ha preso la parola Claudio Ragaini (nella foto con Elvira Zaccagnino della casa editrice "la meridiana"), giornalista e scrittore, che ha tratteggiato la figura di don Tonino prima e dopo il Concilio Vaticano II. Don Tonino, lo ricordiamo, ha partecipato al concilio accompagnando il vescovo Ruotolo, ma come sottolinea l'autore dell'intervento, non se ne conosce bene il contributo effettivo. Il conclave ecumenico ha avuto tra gli obiettivi quello di "incrementare la fede" e di "aggiornare la Chiesa". Ragaini spiega il senso dato da don Tonino a questa istanza: "aggiornare voleva dire aumentarne la fungibilità, spogliare la Chiesa del mantello regale. Siamo nel 1962, la chiesa del grambiule è ancora lontana, ma ha sicuramente qui le sue fondamenta".E' più ricca di testimonianze l'opera del pastore di Alessano dopo il concilio. "I primi anni come rettore del seminario di Ugento furono ricchi di iniziative. La diocesi fu il laboratorio nel quale coinvolgere laici e religiosi nel rinnovamento ecclesiale avviato dal concilio. Ma furono anche anni di studio e maturazione. Don Tonino esplorò tutti i testi del concilio, spiegò ai parroci le innovazioni della liturgia. Uscì dalla sagrestia per vivere in mezzo al popolo, sperimentando in modo tangibile l'adesione della gente all'innovazione conciliare". Nel 1979 iniziò la sua esperienza a Tricase e questo fu il prologo del suo ministero vescovile. Proprio gli anni di vescovado nella diocesi di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi, tra l'83 e il 1993, furono la sintesi perfetta del Concilio di cui "Don Tonino incarnò e testimoniò con la sua opera il senso di profondo rinnovamento".Conclude Ragaini: "Ugento fu il granaio dove furono riposti i semi del concilio. Tricase il giardino dove maturarono e Molfetta il terreno dove Don Tonino raccolse i frutti". Michele de Sanctis jr. ASSENTE SCALFARO, ZIZOLA APRE LA GIORNATA DEL CONVEGNO Il secondo giorno di convegno doveva aprirsi con la relazione del presidente Scalfaro sul rapporto tra don Tonino e la Madonna. All'ultimo minuto, però, il senatore a vita ha comunicato la sua impossibilità a partecipare. La mattinata si è aperta, allora, con l'intervento di Giancarlo Zizzola, noto vaticanista del "Sole 24 Ore" che ha delineato, nel corso di un intervento estremamente puntuale, i rapporti tra il "nostro" compianto pastore e la chiesa italiana. Il noto giornalista ha parlato, così, di un don Tonino "convertito dall'urto col mondo dei poveri" e impegnato a tutto campo per rinnovare il volto della sua amata chiesa al fine di renderlo più aderente a quello di Gesù Cristo, povero e amico degli ultimi. In questo audace sforzo di ripensamento degli orizzonti operativi della chiesa, don Tonino punta tutto sul terreno scomodo della pace e della non violenza: negli anni della prima guerra del golfo il "vescovo del grembiule" è in prima linea nella lotta senza quartiere contro la logica delle armi, che si illude di poter risolvere i problemi del mondo con l'uso massiccio e duraturo della forza. Un messaggio, quello di don Tonino, che negli odierni scenari di "guerra infinita", conserva la sua dirompente carica profetica e spirituale. Francesco Dell'Olio SCOPPOLA: DON TONINO UBBIDIENTE E LIBERO Stamattina la Chiesa è stracolma di fedeli, curiosi, gente comune mischiata a coloro che sono abituati a parlare da un palco: politici e religiosi. C'è chi prende appunti, chi registra tutti gli interventi, chi fotografa. Si ha la sensazione che ognuno voglia strappare un ricordo, portarsi a casa un pezzo della storia del compianto vescovo sfuggito alla memoria popolare. Fermare un'icona da mettere nell'album dei ricordi, anche di chi non ha conosciuto il vescovo profeta. Prende la parola Scoppola che analizza l'esperienza di don Tonino dal punto di vista storico. Il professore non ha conosciuto il vescovo di persona, ma l'ha scoperto da ciò che ha scritto e da ciò che su di lui è stato scritto. "La prima impressione che ho avuto - spiega - è stata quella di un sacerdote semplice e solare, ma la sua figura mi ha sin dall'inizio incuriosito. Ho così allargato il mio campo di studio, ho guardato l'ambiente in cui è vissuto: la Puglia del dopoguerra, gli studi fatti in una prospettiva di cambiamento. La sua partecipazione al Concilio. Mi è parso che don Tonino fosse in sintonia con Giovanni XXIII e ne avesse compreso l'intuizione che fosse necessario l'ascolto, il dialogo fra le varie realtà della Chiesa. Questo ritengo fosse il motivo ispirante del Concilio, dietro il quale non c'era tanto un progetto, quanto proprio un'intuizione". Il suo rapporto con la chiesa e con i suoi dettami è definito da Scoppola con le parole di un intellettuale francese: "essere in piedi per servire meglio", esprimendo così la sua capacità di coniugare il suo essere uomo e vescovo nella Chiesa. Poi l'oratore passa velocemente in rassegna il Don Tonino sociale, "il piu celebrato" e lo scrittore "potente", il comunicatore capace di coinvolgere anche i non credenti. Perché "come ricorda spesso il Card. Martini, c'è qualcosa di non credente in ognuno di noi e c'è un bisogno di fede anche in chi non si professa credente" e il Pastore parlava all'uomo. Interessante il rapporto sottolineato da Scoppola di Don Tonino con la politica, "il Vescovo sottolineava la profonda spiritualità e il profondo spirito di servizio che deve ispirare i politici credenti, il bisogno di cultura per rispondere all'esigenza di progettare il futuro". Poi l'oratore si lascia scappare un giudizio sulla situazione politica attuale definendo "ambigua la maggioranza di governo" e spontaneamente parte un plauso dal fondo della sala. Quello che lo storico non ha trovato negli scritti di don Tonino, nonostante il suo impegno per la pace e la sua intuizione che la pace sia un problema di cultura, è il "non aver sottolineato l'importanza vitale di garantire politicamente un ordine internazionale precostituito, la cui valenza era stata già riconosciuta nell'enciclica Pacem in terris e con il discorso del Papa alle Nazioni Unite". "Oggi - conclude - la Chiesa deve confrontarsi con le sfide della modernità, non solo il problema della pace. I bagliori di questo pontificato volgono al termine, c'è una crisi di governo nella Chiesa, lo si vede nei documenti, non nei discorsi del Santo Padre. Occorre rivedere qualcosa e farlo alla luce dell'insegnamento e della testimonianza di Don Tonino". Michele de Sanctis jr. TRA CONCRETEZZA E UTOPIA: DON TONINO E IL SUD Un don Tonino provocatorio, forte ed energico nelle sue denuncie, indisponibile a cercare compromessi quando sono in gioco le idee e gli ideali. E' questo il ritratto che Franco Cassano (nella foto), docente di sociologia della conoscenza all'Università di Bari, ha tratteggiato del suo amico Vescovo nel corso del suo applaudissimo intervento al convegno. Don Tonino e la sua idea di chiesa Don Tonino sognava una chiesa estroversa, vicina alle fatiche, ai drammi ma anche alle gioie di tutti gli uomini, una chiesa che avesse il coraggio di gesti "folli", provocatori, controcorrente, una chiesa non appiattita sulle logiche dell'interesse immediato ma capace di guardare lontano, verso orizzonti sempre nuovi, una chiesa, insomma, "non prigioniera della forza di gravità del mondo". Don Tonino e il sud "Per don Tonino - ha detto Cassano - il nostro mezzogiorno era paradigmatico di tutti i sud del mondo". Un sud, dunque, che, come tutte le aree dimenticate del pianeta, ha il privilegio di una marginalità rispetto ai centri del potere che lo rende, in qualche modo, più vicino a Cristo. Su questa base il nostro compianto Vescovo diceva un no fermo e risoluto alla militarizzazione della nostra Puglia, alla sua svendita a logiche di potenza, al suo incurvarsi sotto il peso degli interessi economici e sperava, invece, in un sud ponte tra le culture e le civiltà del Mediterraneo. Don Tonino e la cultura laica Secondo don Tonino la cultura cattolica e la cultura laica potevano trovare un terreno comune nel rifiuto sistematico di qualsiasi complicità con il potere: le parole di tutti gli uomini di cultura, credenti e non credenti, dovevano essere franche, esplicite, lontane dagli ammiccamenti al potente di turno, dovevano essere animate da quella "parresia" che è caratteristica essenziale di tutti i servitori del vangelo. Una proposta finale...il gioco Alla logica brutale della guerra don Tonino contrapponeva la logica del gioco e in una stupenda lettera inviata, con un pizzico di audacia, alla moglie di Abramo, scriveva: " Nessuno aveva capito meglio di te che gli uomini, giocando insieme, diventano fratelli.[...] Tu hai dato credito alla forza pericolosa di pace nascosta nel gioco". Parole cariche di tenerezza che diventavano proposta credibile per una società davvero altra. Francesco Dell'Olio DON CIOTTI: SONO GLI ULTIMI IL NOSTRO BANCO DI PROVA E' ancora una Cattedrale gremita come nelle grandi occasioni ad assistere all'ultima parte del convegno: gli amici di don Tonino ci sono ancora tutti, stanchi ma con tanta voglia di gustare pezzi di una personalità, quella "loro" Vescovo, che sicuramente ha una complessità di sfaccettature e di forme impressionante. E allora si comincia. Don Tonio Dell'Olio, di Pax Christi, prende la parola e brevemente ricorda il "suo" don Tonino ricordandolo come un gigante che noi nani abbiamo incontrato sulla nostra strada, un gigante che non ha esitato a prenderci sulle spalle e a mostrarci che il modello di chiesa che aveva nel cuore non era una utopia irrealizzabile ma un progetto possibile.Sul sogno di Chiesa che don Tonino cullava centra il suo intervento don Luigi Ciotti, fondatore del gruppo Abele (nella foto con don Tonio dell'Olio). Egli parla, dunque, di un don Tonino"convertito" dagli ultimi e provocato intimamente dalle loro storie e dalla loro ansia di libertà e di giustizia. "I poveri - ricorda un don Ciotti quantomai appassionato e coinvolto - erano al cento delle attenzioni di don Tonino che aveva imparato a chiamarli per nome, a dar loro dignità". "L'esempio di questo Vescovo - prosegue don Ciotti - ci spinge a combattere una impostazione mentale che guarda solo alle statistiche e dimentica i volti".Contro queste logiche spersonalizzanti l'oratore è davvero tagliente e non risparmia bordate sull'attualità: condanna senza apppello la legge Bossi-Fini, definisce i centri di permanenza per gli immigrati contrari al valore della dignità umana, critica con forza la riforma della giustizia minorile considrandola eccessivamente severa e poco attenta alla rieducazione del minore.Anche sul modo di vivere la propria appartenenza alla Chiesa, don Ciotti sulla scorta dell'amico "Tonino", è perentorio: "Anche la denuncia- dice- fa parte dell'annuncio e la Chiesa o è profetica o non è Chiesa". La conclusione è dedicata a chi usa il nome di Dio per giustificare la guerra. La sua reazione, sulla scorta della Bibbia è perentoria: "Nessuno può nominare invano il nome di Dio".A questo punto in sala gli applausi sono scroscianti, tutti in piedi ad applaudire questo sacerdote che, senza dubbio, possiamo definire "prete del grembiule". Francesco Dell'Olio MONS. BETTAZZI: IL RICORDO E IL RICHIAMO "Quando puntate il dito per indicare don Tonino, ricordate che le altre tre dita sono rivolte verso di voi: voi come singoli, voi come chiesa, voi come società". A queste metafora è affidata la conclusione dell'intervento di Mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea (nella foto con don Tonio Dell'Olio). Lo stile del suo intervento è stato fresco, brioso. Ha affidato alla sua inconfondibile modulazione della voce i ricordi più cari e gli insegnamenti di colui che lo chiamava "maestro". Mons. Bettazzi ha riassunto l'insegnamento di don Tonino con due parole: diaconia intesa come servizio degli ultimi, e "come chiesa siamo chiamati al servizio degli ultimi a prestare attenzione al rispetto del singolo, basilica minore, per usare le parole di don Tonino". La seconda è liturgia, "il legame fra la fede e la vita, che gli derivava dai suoi studi teologici, dal Concilio". Il ricordo si fa affettuoso quando spiega: "Ero tra i suoi maestri, ma poi sono diventato un suo discepolo". E conclude con le splendide parole che don Tonino ha pronunciato in uno dei suoi ultimi giorni: "E' morto dicendo: offro la mia vita per la diocesi di Molfetta e per il popolo della pace". Un grande richiamo per tutti. Michele de Sanctis jr. CASELLI: NO A CHI CREDE DI AVERE VERITÀ ASSOLUTE Don Tonino ci spingerebbe a lottare e a batterci contro la tendenza, oggi così diffusa, che spinge verso il superamento del sistema di regole che difendono tutti, specie le "pietre di scarto" della storia, dai soprusi dei potenti. E' la certezza, espressa durante il suo intervento al convegno, da Giancarlo Caselli, Procuratore capo di Torino. Nella nostra Costituzione - ha spiegato il magistrato - accanto alle classiche libertà "di" ci sono anche libertà "da": sono la libertà dalla malattia, dal bisogno, dall'ignoranza. Si tratta di diritti sociali che sostanziano la grande scommessa della nostra Carta fondamentale: tenere assieme libertà e uguaglianza. "Se questi valori di fondo cadono - ha proseguito Caselli - si va verso una società nella quale contano i rapporti di forza e non le regole uguali per tutti". È nella giustizia la possibilità di riscatto di ogni persona, l'obiettivo principe da perseguire. "Se un sistema politico - ha affermato il magistrato - punta tutto sulla sicurezza, sulla guerra e si nega aiuto allo sviluppo umano, si finisce per fare come Penelope: gridiamo la pace di giorno e costruiamo ingiustizia di notte. La pace non è assenza di guerra, ma pienezza di vita, pluralismo, condivisione delle diversità. Le regole devono essere garanzia e devono coniugarsi con la libertà e l'uguaglianza". Di fronte agli occhi e ai cuori di quello che ormai è già stato battezzato "popolo di don Tonino" si pone una grande sfida, quella di rigettare ogni tentativo di far prevalere un diritto debole con i forti e forte con i deboli. "Lo Stato - sostiene il procuratore - è garante dei diritti di tutti" e non certo paravento per gestire interessi privati o di parte. In questo contesto si inserisce l'alto richiamo dell'importante uomo di legge al valore del pluralismo e del confronto contro chiunque presuma di disporre di verità assolute e "sante". Don Tonino, ne siamo certi, sarebbe d'accordo. Francesco Dell'Olio ZANOTELLI: LA CHIESA SCELGA LA PACE. SEMPRE "Come cristiani dobbiamo ricordare che uccidere è un gesto immorale contrario al Vangelo", con questa frase forte il comboniano padre Alex Zanotelli ha fissato l'immagine di una Chiesa che sceglie la pace sempre e comunque. Come Don Tonino e ha chiesto un minuto di silenzio per le vittime di tutto il mondo: sono stati 60 secondi di un silenzio assordante in cui ognuno ha potuto immaginare le grida disperate di tanti uomini uccisi da altri uomini, in guerre senza senso e senza storia. E sul filo conduttore della pace si è sviluppato tutto l'appassionato intervento di Zanotelli, già direttore della rivista "Nigrizia" che ha ricordato l'attenzione di Don Tonino per gli ultimi e auspicando il ritorno alla chiesa dei poveri, ha detto che le guerre di oggi sono guerre contro i poveri, ne muoiono 30-40 milioni l'anno. "Per me è stato fondamentale aver vissuto 12 anni in Africa - ha aggiunto - per capire che viviamo in un sistema economico che uccide: ecco perché dobbiamo scegliere la pace, sempre. E don Tonino ci ha dato un esempio con la chiesa del grembiule e la sua battaglia per la pace (quanti insulti ha ricevuto per il suo "no" alla guerra del Golfo). L'attenzione ai più deboli, alle vittime innocenti di un sistema economico e finanziario che opprime anche la dignità di migliaia di persone rende urgente l'impegno di tutti i cristiani, secondo padre Alex, a divenire "un termostato della società e non un semplice termometro." L'azione non violenta inventata dallo stesso Gesù di Nazaret, per padre Alex, ha affascinato lo stesso don Tonino inducendolo a prendere delle posizioni spesso scomode e incomprese anche all'interno della stessa Chiesa. Ma proprio su questi sentieri tutti gli operatori della pace devono sentirsi uniti in un corale rifiuto della logica di mercato e adoperarsi affinché la loro voce possa essere ascoltata anche dai grandi della terra in un contesto internazionale quale l'Onu. Zanotelli ha denunciato la continua produzione di armi e la recente modifica alla legge 185 del '90 (per la quale si battè anche don Tonino) da parte del Parlamento italiano, che imponeva il controllo della produzione e dell'esportazioni delle armi e che ora permette questo con più facilità; ha deplorato l'atomica ("abbiamo tante bombe atomiche negli arsenali, da poter distruggere la terra per quattro volte") e ha invitato al Chiesa a parlare di disarmo. Dopo aver criticato la legge Bossi-Fini sull'immigrazione ("mi vergogno di essere italiano"), il comboniano ha messo in evidenza come stia crescendo una società civile contraria alla guerra, come hanno dimostrato le manifestazioni pacifiste di questi ultimi mesi. "Don Tonino diceva che in tempo di alluvione, bisogna mettere a coltura le sementi - ha concluso - sarebbe bello che come la marcia Perugina-Assisi, si facesse un'altra marcia Molfetta-S. Maria di Leuca, perché l'Europa non diventi un altro polo militare, anzi dalla punta dell'Europa deve partire il ponte verso il Medio Oriente per quella convivialità delle differenze tanto cara proprio a don Tonino". Insomma, la chiesa del grembiule non è una favola, ma una stupenda realtà da coltivare e allargare per ché i poveri del mondo si sentano meno poveri. Adelaide Altamura FOFI: DON TONINO HA SAPUTO RISCATTARE I POVERI Goffredo Fofi, saggista e critico osservatore politico si è soffermato sull'incredibile capacità di don Tonino “di recepire le sfide storiche (le carrette degli immigrati, gli F16, ecc.) e di tradurle in prassi pastorale”. Per Fofi, mons. Bello è stata una figura complessa che ha saputo riscattare i poveri da quel “torchio tormentoso” che spesso grava sulle loro spalle, ha saputo rompere gli schemi ed andare controcorrente. Il prof. Donato Valli, presidente della Fondazione “don Tonino Bello”, nel ricordare la figura del vescovo scomparso ha sottolineato la sua grandezza e l'incapacità a racchiuderlo in una sola definizione tante sono le dimensioni in cui egli ha operato. “Il nostro contributo – ha detto Valli – si può limitare ad una 'singula specula', ben poca cosa rispetto ad un messaggio molto più ampio”. CONCLUSIONI: LO SPIRITO DI DON TONINO SCUOTE ANCORA LE COSCIENZE La paura che il convegno celebrasse don Tonino morto, anziché vivo, aleggiava nell'aria, ha detto Guglielmo Minervini (nella foto) direttore editoriale de "la meridiana" c'era una specie di ansia che si celebrasse il passato, ma è stata subito fugata quando ci si è accorti che don Tonino è vivo e vegeto, come dimostra tanta gente venuta da tante parti d'Italia e anche dall'estero. "Don Tonino - ha proseguito - ha iniziato un'altra vita, a 10 anni dalla sua morte corporale. Oggi il suo spirito scuote ancora le coscienze. E' un fenomeno di una bellezza straordinaria: tantissima gente, con itinerari e storie diverse, si misura ancora con la sua parola". La scelta della Cattedrale è stata densa di significato e ha ricordato ancora di più la sua presenza profetica. "Lo spirito di don Tonino - ha aggiunto Minervini tirando le somme del convegno - continua in forma diversa a spingere, provocare, spronare le coscienze. Il dialogo continua e la parola di don Tonino, nella sua levità, non conosce frontiere e limiti". Mons. Tommaso Valentinetti, presidente di Pax Christi, (nella foto a sinistra con mons. Bettazzi) ha confessato che la sua vita è stata sconvolta non solo dal terremoto del 31 ottobre che ha colpito la sua diocesi, ma anche dalla presenza di don Tonino che è una sfida per la chiesa, per il mondo che cerca la pace e per la società. "Don Tonino ha tracciato percorsi, ma tutto ciò che ha fatto lo deve agli ultimi e ai poveri che hanno incrociato la sua esistenza, alla chiesa in cui ha vissuto e a quella in cui ha svolto il suo ministero pastorale, e al popolo della pace". Valentinetti sottolineando quanto sia difficile il suo ruolo di presidente, perché prima c'è stato don Tonino, ha ringraziato il popolo della pace, per il quale il vescovo Bello ha dato la vita, predicando il perdono e la non violenza. "Don Tonino oggi inviterebbe il mondo della politica ad essere politica per l'uomo e non politica per i soldi" e questa è una sfida ancora aperta, una strada ancora da percorrere. Infine mons. Valentinetti ha rivolto un ringraziamento particolare a mons. Luigi Martella, vescovo della diocesi di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo, e Terlizzi, per aver voluto, sostenuto e costruito insieme questo importante convegno al quale hanno preso parte più di 2.500 persone arrivate non solo da ogni parte di Italia, ma anche dalla Germania e dagli Stati Uniti. Mons. Martella ha congedato i presenti ricordando una grande virtù della speranza che ha sempre contrassegnato don Tonino Bello, tanto da proporre un'aggiunta al titolo del convegno: non solo "don Tonino, Vescovo secondo il Concilio", ma anche "Vescovo della speranza". Infine mons. Martella ha voluto sottolineare come questo convegno rappresenti un punto di partenza per la chiesa: "Oggi don Tonino è ancora più vicino a noi, chi si sentiva lontano dai suoi ideali, ora deve raddoppiare gli sforzi per avvicinarsi a lui, alle sue parole, al suo messaggio". Michele de Sanctis jr.
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