Recupero Password
Dibattito all'Itcg di Molfetta: la scuola che vorrei? sinergia col lavoro
10 giugno 2009

MOLFETTA - Come gli alunni vorrebbero la scuola di domani? Innanzitutto, una fruttuosa sinergia tra scuola e lavoro, con maggiori attività nei laboratori e rapporti più stretti con l'università, maggiore attualità, poiché i giovani sono estraniati dalla realtà circostante, infine professori complici, comprensivi, competenti e severi al punto giusto, dunque, una scuola ad esercizio condiviso: questo è emerso da alcune opinioni dei ragazzi dell'ITCG Salvemini prima del convegno sull'accoglienza e sull'orientamento “La scuola che vorrei”, organizzato dal medesimo istituto tecnico e tenutosi nella Sala Finocchiaro, arricchito da una serie di stand di progetti edilizi, piantine e statistiche relative alla scuola e al lavoro. Nella prima parte del convegno la discussione si è focalizzata sulla capacità di mediare da parte dei professori e dei genitori, ovvero «la capacità di saper ascoltare ed interpretare anche i silenzi, partendo da una corretta percezione della comunicazione» (prof. Saverio Abruzzese, ndr). Di maggiore interesse è stata la digressione della dott.ssa Fausta Scardigno sull'autovalutazione dell'istituto che i docenti hanno svolto durante tutto l'anno scolastico 2008-2009, con l'intento di «costituire un nucleo di autovalutazione scolastica per la certificazione dell'apprendimento da parte del discente», operazione che sarebbe opportuna in tutti gli istituti di insegnamento. Alla base, la volontà di rispondere alla partecipazione democratica richiesta dagli studenti (giudicare chi giudica), senza tuttavia stigmatizzare l'attività stessa, cercando di renderla «produttiva con il dialogo e la dialettica» (nella foto: Mirabella, Scardigno, Lafasciano, Abruzzese). La dott.ssa Scardigno ha posto anche l'attenzione sull'elemento metodologico (gli strumenti ed il percorso di formazione) e sulle competenze informali: questo ha permesso al dott. Michele Mirabella di elogiare la «scuola implacabile», capace di giudicare in modo critico e formare il discente anche con il voto ingiusto, costruita da professori di qualità e quantità, affinché gli alunni abbiano esempi cui riferirsi. Infatti, solo in questo senso è possibile sviluppare in loro «la suggestione emotiva dell'apprendimento» e creare una didattica che sia la dialettica della passione e del sentimento. Lo stesso prof. Mirabella ha aperto la seconda parte del convegno, il cui punto cruciale è stato il dibattito sul motivo dell'orientamento, che «dev'essere un'attività permanente nella esistenza dell'uomo» (prof. Fabrizio Baldassarre, ndr), e dei problemi da esso implicati per la scuola e gli stessi alunni. Secondo il dott. Mario de Pasquale, preside del Liceo Scientifico Salvemini di Bari, la scuola che nasce con la riforma «deve aiutare i ragazzi a conoscere se stessi per trovare il senso della propria vita e costruire la propria identità, dando contenuto alle proprie inclinazioni».
Autore: Marcello la Forgia
Nominativo  
Email  
Messaggio  
Non verranno pubblicati commenti che:
  • Contengono offese di qualunque tipo
  • Sono contrari alle norme imperative dell’ordine pubblico e del buon costume
  • Contengono affermazioni non provate e/o non provabili e pertanto inattendibili
  • Contengono messaggi non pertinenti all’articolo al quale si riferiscono
  • Contengono messaggi pubblicitari
""
Visto che anche "ovso bvuno" si è cimentato nella cultura, voglio farlo anch'io, da "vacca", checca. Trasporto una "Lettera Immaginaria" e alcuni passi dell'articolo di Pasolini in merito alla scuola, che è....che vorrei..... . "Sulle miserie della nostra scuola, nell'ultimo anno della mia vita, scrissi più di un articolo, e in uno di essi, pubblicato nell'attobre del '75, ossia pochi giorni prima della mia morte, sostenevo che per eliminare la criminalità in Italia occorreva abolire immediatamente la televisione e la scuola d'obbligo. La premessa di quella proposta era la convinzione che una delle cause, se non quella principale, delle nuove forme della criminalità giovanile, come si andavano manifestando in quegli anni, era l'angosciosa frustrazione generata presso i giovani dall'incolmabile scarto fra le loro effettive, misere condizioni di vita e gli irraggiungibili modelli di comportamento proposti dalle due principali pedagogiche del paese (appunto la scuola e la Tv). Ecco alcuni passi di quell'articolo: "La scuola d'obbligo è una scuola di iniziazione alla qualità di vita piccolo borghese: vi si insegnano delle cose inutili, stupide, false, moralistiche, anche nei casi migliori (cioè quando si invita adulatoriamente ad applicare la falsa democraticità dell'autogestione, del decentramento ecc., tutto un imbroglio)... Una buona quinta elementare basta oggi in Italia a un operaio e a suo figlio. Illuderlo di un avanzamento che è una degradazione è delittuoso: perchè lo rende, primo, presuntuoso ( a causa di quelle due cose che ha imparato); secondo, angosciosamente frustrato, perchè quelle due cose che ha imparato altro non gli procurano che la coscienza della propria ignoranza.... Ogni apertura a sinistra sia della scuola sia del video non è servita a nulla: la scuola e il video sono autoritari perchè statali. Se dunque i progressisti hanno veramente a cuore le condizioni antropologiche del popolo, si uniscano intrepidamente a pretendere l'immediata cessazione delle trasmissioni televisive e delle lezioni alla scuola d'obbligo". (R.Guarini) - Sono trascorsi molti anni dal pensiero "pasoliniano" e, pur non avendo capito del tutto il pensiero, mi ha dato da pensare. Non posso farlo spesso, perchè il bove non me lo permetterebbe. Qui ci vorrebbe "toro scatenato".
Quindici OnLine - Tutti i diritti riservati. Copyright © 1997 - 2023
Editore Associazione Culturale "Via Piazza" - Viale Pio XI, 11/A5 - 70056 Molfetta (BA) - P.IVA 04710470727 - ISSN 2612-758X
powered by PC Planet