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Delitto Bufi, nuovo colpo di scena: arrestate le sorelle Teresa e Anna Andriani
30 aprile 2005

MOLFETTA – 30.4.2005 Nuovo colpo di scena svolta nella vicenda dell'omicidio di Annamaria Bufi (nella foto), la ragazza di 23 anni uccisa nella notte fra il 3 e il 4 febbraio 1992 e abbandonata sul ciglio della SS16 bis all'altezza della zona industriale di Molfetta. I militari della Guardia di Finanza hanno arrestato due sorelle Teresa e Anna Andriani per favoreggiamento, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelate del Gip del Tribunale di Trani, Michele Nardi. Ne dà notizia il quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari, che sottolinea che, secondo l'accusa del Pm, Francesco Bretone, le due nel corso degli interrogatori cui furono sottoposte come persone informate dei fatti, avrebbero omesso di riferire circostanze utili alle indagini. “Una complessa e «velenosa» inchiesta di fatto mai conclusa nonostante dinanzi alla Corte d'Assise di Trani si stia celebrando il processo a carico del presunto assassino della ragazza, il 57enne professore molfettese d'educazione fisica Marino Domenico Bindi che con la vittima avrebbe avuto una relazione sentimentale. Con lui sul banco degli imputati siedono con l'accusa di favoreggiamento anche l'ex moglie Emilia Toni e l'amico Onofrio Scardigno, marito di Anna Andriani. Gli eclatanti provvedimenti di ieri seguono l'arresto di Teresa Cafagna, cugina delle Andriani, finita in manette il 31 gennaio (poi scarcerata) anch'ella con l'accusa di favoreggiamento. Nel corso di un'audizione, Nicoletta Caputi, amica e socia di Anna Andriani, riferì che la Cafagna «le aveva confidato di sapere che Anna Andriani aveva visto il cadavere di Annamaria Bufi riverso per terra, e che una mazza da baseball, usata per colpirla, era successivamente stata fatta sparire». Prima, dunque, che il cadavere fosse trasportato sulla superstrada. Circostanza, secondo l'accusa, che la Cafagna avrebbe nascosto, nel corso delle sue audizioni come persona informata dei fatti, nel tentativo di ostacolare le indagini di un autonomo fascicolo investigativo aperto distintamente rispetto al processo in corso in Corte d'Assise. Ma Trani non è l'unica sede giudiziaria dov'è approdato il «Caso Bufi», giacché la procura di Potenza indagò alcuni Carabinieri di Molfetta impegnati nelle indagini (forse anche per questo la Procura di Trani ha ritenuto opportuno affidare gli arresti alla Guardia di Finanza, anziché ai carabinieri di Molfetta, ndr). Bocche cucite sugli arresti di ieri. Oggi potrebbe sapersi qualcosa in più, mentre la famiglia Bufi, assistita dall'avv. Bepi Maralfa, da anni spera di giungere alla verità”. Gli sviluppi del caso Bufi, quindi, si prevedono clamorosi. A 13 anni di distanza dal delitto, non sono esclusi altri colpi di scena, che smentirebbero anche tante illazioni fatte in questi anni e diffuse come verità da coloro che forse erano interessati a far sì che la vicenda prendesse una via diversa da quella che portava alla verità.
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