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Crac Divina Provvidenza di Bisceglie condannato Azzollini (FI) All’ex sindaco ed ex senatore un anno e tre mesi di reclusione, pena sospesa. Assolto dal reato di bancarotta fraudolenta
15 febbraio 2020

Il Tribunale di Trani ha condannato l’ex sindaco di Molfetta ed ex senatore di Forza Italia Antonio Azzollini a 1 anno e 3 mesi di reclusione (pena sospesa) per il reato di concorso in bancarotta semplice per mancata tempestiva richiesta di fallimento, con l’aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità, al termine del processo sul crac da 500 milioni di euro dell’ente ecclesiastico Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie, ora in regime di amministrazione straordinaria. Azzollini, all’epoca dei fatti presidente della Commissione Bilancio del Senato, è stato assolto dai reati di induzione indebita a dare o promettere utilità e di bancarotta fraudolenta patrimoniale «perché il fatto non sussiste». Come pena accessoria Azzollini è stato dichiarato «inabilitato all’esercizio di una impresa commerciale» per sei mesi e «incapace per la stessa durata ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa». Oltre Azzollini, altri 10 imputati sono stati condannati a pene comprese tra i 7 anni e gli 8 mesi di reclusione. Il Tribunale di Trani, nella sentenza sul crac della Casa della Divina Provvidenza, ha ordinato la trasmissione degli atti alla Procura per falsa testimonianza a carico di quattro persone, dipendenti e consulenti della struttura sentiti durante il processo e che, secondo i giudici, avrebbero mentito. Si tratta di Antonio e Attilio Lo Gatto, padre e figlio, Ciro Dattoli, tutti e tre ex dipendenti dell’ente ecclesiastico e dell’ex consulente Nicola Pappalettera. In particolare, i Lo Gatto erano ritenuti i grandi accusatori dell’ex senatore Antonio Azzollini, assolto dalla bancarotta fraudolenta e dal reato di induzione indebita. Quest’ultima accusa riguardava un presunto «atteggiamento di prevaricazione» dalla «portata intimidatoria» di Azzollini sull’allora madre superiora, con la frase «da oggi in poi comando io, se no, vi piscio in bocca» che – stando al racconto dei due testimoni Lo Gatto – sarebbe stata pronunciata nel 2009 dall’ex senatore di Forza Italia. Vicenda che il Tribunale ha giudicato insussistente, assolvendo Azzollini in questo caso. (La Gazzetta del Mezzogiorno)

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