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Chelsea story, un esempio da imitare: come una democrazia corrotta può rinascere
25 aprile 2009

MOLFETTA - Proprio il giorno prima del 25 aprile, giornata della liberazione dalla dittatura,di cui possiamo avere una testimonianza diretta solo dai ricordi degli anziani che rivivono la loro infanzia, ci viene offerto uno spunto di riflessione sulla democrazia. Infatti, nella sala Finocchiaro della Fabbrica di San Domenico, su iniziativa dei “Presìdi del libro”, l'assessore regionale al Territorio Angela Barbanente (introdotta da Antonello Mastantuoni, referente dei Presìdi), partendo dalla presentazione del libro “Chelsea story” di Susan Podziba, ha parlato di democrazia e partecipazione, due parole che, specialmente in questo periodo, dovrebbero essere più strettamente connesse. “Chelsea story” racconta la sorprendente vicenda di una cittadina che, dopo aver toccato l'apice del clientelismo e del degrado etico (con un consiglio comunale in gran parte condannato per corruzione, un corpo di polizia che partecipava al racket e un corpo dei pompieri che invece di spegnere appiccava il fuoco, per incassare tangenti dalle ditte che ne ricavavano vantaggi tramite le assicurazioni)ha rigenerato la propria democrazia fino a diventarne un modello esemplare. Fondamentale per questa rinascita è stata la partecipazione dell'intera cittadinanza alla stesura del nuovo statuto. Insomma, un libro che si rivela di una scottante attualità nella nostra Italia sempre più demagogica, populista e corrotta. La chiave di questo degrado è per l'Assessore proprio l'assenza di partecipazione e il disinteresse dei più, in un clima di rassegnazione e adattamento nei confronti della corruzione e di conseguente disprezzo verso la politica stessa. L'assenza di partecipazione deriva dalla concezione della politica come una realtà lontana appannaggio di un'élite, nonostante invece la politica stessa sia determinante anche nella vita quotidiana. Ma per eliminare questa convinzione è necessario che i politici si avvicinino concretamente ai cittadini (come è accaduto a Chelsea), organizzando per esempio incontri e assemblee anche in luoghi frequentati quotidianamente e adottando un linguaggio comprensibile a tutti, sforzandosi così di aumentare il loro interesse. La Barbanente cita l'esempio dell'urbanistica, un settore che la riguarda direttamente, nel quale è fondamentale che ci sia democrazia partecipata, ovvero che il singolo faccia presente anche le più piccole esigenze, dato che saranno i cittadini stessi a vivere l'ambiente progettato. Sbaglia inoltre chi considera la partecipazione un ostacolo alla governabilità, facendo di quest'ultima quasi un valore. La governabilità è infatti solo un mezzo che mira al raggiungimento del bene comune e quindi è indispensabile che si curi degli interessi dei singoli individui. Insomma è necessario un impegno sia da parte dei politici sia dei cittadini, dei quali molti preferiscono farsi trascinare da un leader o lasciarsi prendere da una sorta di “pigrizia partecipativa” anziché intervenire attivamente. Perché altrimenti non ci si potrà più definire liberi, se è vero che, come ci ricorda Giorgio Gaber, “la libertà è partecipazione”. Giulia Maggio Ornella Messina
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La "pigrizia partecipativa" come la "democrazia partecipativa", è un concetto un po' labile, che convince nei fondamenti ma un po' privo di forma chiara. Un dato di fatto ormai appurato è quello della scollatura nettissima fra istituzioni e cittadini, anche (e soprattutto) a livello di enti locali, dove troppo spesso su entrambi i fronti si commettono errori gravissimi, da un lato si considera il "popolo" come una massa a cui dispensare piaceri e favori personali per garantirsi un voto, dall'altra si vede nell'ente pubblico solo un "imperatore" a cui appellarsi per vie traverse quando c'è da chiedere qualche favore personale. Riavvicinare istituzioni e cittadini è inequivocabilmente, al momento attuale, una priorità. Comunque credere e provare a inventare un percorso totalmente nuovo per cercare di ricucire il rapporto fra istituzioni e cittadino. Fino ad oggi, quando i cittadini hanno voluto esprimere il loro dissenso, hanno utilizzato, oltre alle tornate elettorali, forme di lotta come le manifestazioni di piazza, i cortei per le vie cittadine, le assemblee nei posti di lavoro e gli scioperi. Purtroppo, con il tempo però, certe forme di dissenso si dimostrano sempre più ininfluenti, limitanti e come nel caso del settore pubblico, a volte, certi scioperi settoriali, anche anti popolari. Necessitiamo quindi di nuovi sistemi democratici di partecipazione per risvegliarci dalla "pigrizia partecipativa." Quali? Questo compito spetta ai politici e agli amministratori scelti dal popolo, che hanno o dovrebbero avere a cuore lo sviluppo della "democrazia partecipativa" cercando di ricollegarsi con i cittadini, con l'esempio del buon governo, dell'onestà politica e sociale, dell'etica personale e umana. Cercando il dialogo con le opposizioni e con le minorenze politiche ed etiche. Personalmente tutto questo non mi sembra in atto: al contrario si continua ad accentuarlo. Ho l'impressione che l'onestà e l'etica del vivere, sia oggi quello che si definisce "lo zoccolo duro."


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