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Celebrato il Molfetta day, omaggio agli emigranti
06 settembre 2009

MOLFETTA - Puntuale come sempre è tornato l'appuntamento con gli emigranti molfettesi per celebrare il “Molfetta day” con il corteo cittadino tra bandiere degli Stati Uniti, dell'Australia, del Venezuela, dell'Argentina, del Canada e della Germania e la deposizione della corono di alloro al monumento di Simon Bolivar nella villa comunale. Dopo il corteo, il consueto incontro con la municipalità nell'aula del consiglio comunale dove gli emigranti sono stati accolti dal vice sindaco Pietro Uva, che ha ricordato come la celebrazione di questa giornata sia un tributo di omaggio non solo ai molfettesi emigrati, ma al lavoro molfettese nel mondo. Un'attestazione di gratitudine è venuta dal console del Venezuela, Bernardo Borges che ha sottolineato come il lavoro dei molfettesi abbia contribuito in maniera determinante allo sviluppo di quel Paese. Gli emigranti molfettesi hanno portato all'estero anche valori e tradizioni della loro città di origine, come ha ricordato il vescovo mons. Luigi Martella. A concludere la manifestazione è stato Luigi Bisceglie, segretario dell'Associazione Molfettesi nel mondo, che ha sottolineato il significato di questa ricorrenza come un modo per celebrare il lavoro molfettese all'estero, ma anche per far ritrovare i molfettesi attorno ai loro fratelli emigrati e sentirsi parte di un'unica grande comunità.
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A tutti, Con questo mio messaggio non sono qui a polemizzare e/o prendere le difese di una o dell'altra parte, ma semplicemente a esprimere alcuni miei punti di vista. Come si può notare dalla città dell'intestazione, vivo negli Stati uniti, e chiarisco subito che non mi sono traferito per lavoro ma più semplicemente per amore.... alle volte capita. In primo luogo volevo far presente a qualche detrattore sui figli degli emigranti che come al solito non si può fare di tutta un'erba un fascio, in quanto per esempio i miei due figli (di 7 e 5 anni) sono venuti a Molfetta dagli Stati Uniti sicuramente pù di quanto Lei sig. Pescatore ad esempio sia stato a Roma o più prosaicamente e senza mancanza di rispetto per il paese a Mariotto. Infatti sono stati nel paese di origine del loro babbo (ovvero il sottoscritto) non meno di 15 volte (a testimonianza posso portare il passaporto con tutti i visti d'ingresso, se lo ritenesse necessario) ed io stesso non vengo meno di 3 volte l'anno!!! Quindi forse non tutti sono ignoranti come Lei può credere, o forse pensa che tutti possano essere al Suo basso livello? Ma non è questo il punto. La questione è che qualcuno non si rende conto dell'Amore e di ciò che fanno e hanno fatto i nostri concittadini all'estero per sentirsi il più vicino possibile alla loro terra natia da cui sono dovuti partire nella maggioranza dei casi per questioni economiche e con la morte nel cuore. Si certo forse non sarà lampante e immediata la ricezione delle loro azioni verso Molfetta, ma parlando con loro (e non parlo solo ad Atlanta, dove tra l'altro ci sono diverse persone originarie di Molfetta) ma avendo la fortuna di girare un pochino parlo di persone che vivono a Toronto, Montreal, New York, Chicago, San Diego, Vancouver e per rimanere più vicini, Liegi, Brussel, Monaco, Helsinki e Danzica!!! E questo solo per indicare alcune delle città dove PERSONALMENTE ho incontrato i miei, anzi i NOSTRI concittadini. Quindi per farla breve, perchè ci sarebbe da parlare per ore su questo argomento, siate capaci di apprezzare non solo queste persone all'Estero ma soprattutto siate critici e propositivi nei confronti di coloro che vivono la città di Molfetta ogni giorno, perchè di certo l'impressione che si ha a distanza di soli 3/4 mesi quando uno ritorna è quella del continuo degrado. Sociale, ambientale e etico. Alle volte non basta avere dei bei centri commerciali per risollevare una città. E con questo non critico l'attuale amministrazione comunale (alla quale comunque qualche appunto andrebbe fatto) ma a tutte le amministrazioni dagli anni '70 in poi. Con la speranza che la gente si renda conto che Molfetta non è solo di coloro che ci abitano ma anche di coloro che sono molfettesi "nel cuore e nel modo di fare", vi saluto cordialmente. Ci si vede in questi giorni. Vincenzo "Ninnì" Di Pietro

Un omaggio anche al "lunatico" pescatore. IL PESCATORE - DI HEINRICH BOLL - In un porto della costa occidentale europea un uomo vestito poveramente se ne sta sdraiato nella sua barca da pesca e sonnecchia. Un turista vestito con eleganza sta appunto mettendo una nuova pellicola a colori nella sua macchina fotografica per fotografare quella scena idillica: cielo azzurro, mare verde con pacifiche, candide creste di spuma, barca nera, berretto da pescatore rosso. Clic. Ancora una volta: clic, e siccome non c'è due senza tre, ed è sempre meglio essere sicuri, una terza volta: clic. Quel rumore secco, quasi ostile sveglia il pescatore mezzo addormentato, che si drizza pieno di sonno, cerca, pieno di sonno, il suo pacchetto di sigarette, ma prima di averlo trovato lo zelante turista gliene mette già un altro sotto il naso, gli ha infilato una sigaretta non proprio in bocca ma tra le dita, e un quarto clic, quello dell'accendino, conchiude quella sollecita cortesia. Quell'eccedenza quasi impercettibile, assolutamente indimostrabile di scattante cortesia ha provocato un irritato imbarazzo che il turista, il quale conosce la lingua locale, cerca di superare entrando in conversazione. Oggi lei farà una buona pesca. Il pescatore scuote la testa. – Perché? Non uscirà al largo? Il pescatore scuote la testa; crescente nervosismo del turista. Deve stargli proprio a cuore il bene di quell'uomo poveramente vestito, e certo lo tormenta il pensiero di quell'occasione perduta. – Oh, lei non si sente bene? Finalmente il pescatore passa dal linguaggio dei segni alla parola articolata. – Mi sento benone, – dice. – Non mi sono mai sentito meglio – . Si alza, si stira come per far vedere l'atleticità del suo fisico. – Mi sento una cannonata. Il volto del turista assume un'espressione sempre più infelice, non può più reprimere la domanda che, per così dire, minaccia di fargli scoppiare il cuore: – Ma allora perché non esce al largo? La risposta arriva subito, asciutta. – Perché l'ho già fatto stamattina. - E' stata una buona pesca? - Talmente buona che non ho bisogno di uscire un'altra volta, ho preso quattro aragoste, quasi due dozzine di maccarelli… Il pescatore, finalmente sveglio, ora si scioglie e dà qualche rassicurante pacca sulla spalla al turista. La sua faccia preoccupata gli sembra l'espressione di un'ansia magari fuori posto ma commovente. – Ne ho persino abbastanza per domani e dopodomani, – dice per sollevare l'animo dello straniero. – Fuma una delle mie sigarette? – Sì, grazie. I due mettono in bocca le sigarette, un quinto clic, lo straniero si siede scotendo la testa sul bordo della barca, mette da parte l'apparecchio fotografico perché adesso gli servono tutte e due le mani per dare forza al suo discorso. – Io non voglio immischiarmi nei suoi affari privati, – dice, – ma immagini di uscire al largo, oggi, una seconda, una terza, magari una quarta volta e di pescare tre, quattro, cinque, forse addirittura dieci dozzine di maccarelli… se lo immagini un po'. Il pescatore annuisce. – Faccia conto, – continua il turista, – che non solo oggi, ma domani, dopodomani, in ogni giorno favorevole lei esca al largo due, tre, magari quattro volte… Io sa che cosa succederebbe? Il pescatore scuote la testa. - In un anno al massimo lei potrebbe comprarsi un motore, entro due anni una seconda barca, fra tre o quattro anni lei potrebbe forse avere un piccolo cutter, con le due barche o il cutter lei naturalmente pescherebbe molto di più. Un bel giorno lei avrebbe due cutter, e allora… – L'entusiasmo gli strozza la voce per qualche istante. – Allora lei si costruirebbe una piccola cella frigorifera, magari un affumicatoio, più tardi una fabbrica di pesce in salamoia, andrebbe in giro nel suo elicottero personale, scoprirebbe dall'alto le schiere di pesci e lo comunicherebbe via radio ai suoi cutter. Potrebbe acquistare il diritto alla pesca del salmone, aprire un ristorante specializzato in pesce, esportare direttamente a Parigi, senza intermediari, le aragoste; e poi… – Ancora una volta l'entusiasmo impedisce allo straniero di parlare. Scotendo il capo, afflitto nel profondo del cuore, avendo già quasi perso il piacere delle vacanze, guarda le onde che avanzano dolcemente e dove è tutto un allegro guizzare di pesci non pescati. - E poi, – dice, ma ancora una volta l'eccitazione lo rende muto. Il pescatore gli batte sulla schiena come a un bambino a cui sia andato un boccone di traverso. - Che cosa? – gli chiede sottovoce. - E poi, – dice lo straniero con un entusiasmo estatico, – e poi lei potrebbe starsene in santa pace qui nel porto, sonnecchiare al sole… e contemplare questo mare stupendo. - Ma questo lo faccio già, – dice il pescatore, – me ne sto in santa pace qui nel porto e sonnecchio, è solo il suo clic che mi ha disturbato. Il turista così ammaestrato se ne andò via pensoso, perché un tempo anche lui aveva creduto di lavorare per non dover più lavorare un giorno, e in lui non restava traccia di compassione per quel pescatore poveramente vestito, solo un poco d'invidia.

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