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Carmela Minuto (Udc) al sindaco: perdono, ma non dimentico ESCLUSIVO - “Troppi problemi nel centrodestra. Non so se oggi sosterremmo la candidatura di Tommaso Minervini”
15 marzo 2005

Il monolite del centrodestra sembra non riuscire a trovare pace e dopo la chiara volontà, espressa da Franco Visaggio sul numero di febbraio di “Quindici”, di riportare il Nuovo Psi “nell'alveo naturale del centro sinistra”, anche sul fronte dell'Udc le cose non sembrano andare meglio. In questa intervista, rilasciata in esclusiva per “Quindici”, il consigliere comunale dell' Udc, Carmela Minuto (nella foto), dichiara apertamente la volontà di aprire un dibattito all'interno della Casa delle Libertà, per stabilire quali saranno i futuri assetti della coalizione. Potrebbe essere una chiusura di mandato alquanto travagliata per il sindaco Tommaso Minervini, la cui riconferma come candidato del centrodestra, alle amministrative dell'anno prossimo, non è del tutto scontata. Signora Minuto, cosa può dirci dei manifesti, affissi in tutta la città, che annunciavano la candidatura di una donna per l'Udc alle regionali? Molti ritenevano si trattasse di lei. “Innanzi tutto vorrei precisare subito che non sono candidata alle regionali. Quei manifesti sono stati affissi dagli amici del circolo di Molfetta per spronarmi alla candidatura. Effettivamente c'è stata una forte pressione, anche da parte del presidente regionale, oltre che di esponenti della direzione nazionale e di parlamentari, ma ho ritenuto opportuno non presentarmi. Ho preso questa decisione soprattutto per motivi personali, ma anche alla luce di una serie di candidature di spessore da parte del partito. Comunque mi ha fatto piacere constatare che, a tutti i livelli, il partito ha riconosciuto il lavoro che ho svolto fino ad oggi”. L' uscita dall'Udc di De Robertis, Caputo e altri esponenti e la nascita del “Laboratorio” di centro che si è schierato a sinistra con Vendola, influirà negativamente sulla tenuta elettorale del partito o no? “Dopo il congresso cittadino ci sono stati molti problemi e incomprensioni con il gruppo di minoranza. Un fatto che mi è dispiaciuto molto, perché ritengo che avrebbero potuto fare molto per il partito. Forse non era il loro obiettivo, forse non si sentivano veramente parte dell'Udc o forse avevano progetti diversi. Io credo in determinati valori che si rispecchiano nella Casa delle Libertà e nel centrodestra, altri probabilmente hanno altri valori come punto di riferimento. Indubbiamente i problemi non mancano sia nel centrodestra che nel centrosinistra, ma ritengo che i contrasti politici o la dialettica interna al partito non siano un motivo sufficiente per lasciare tutto e passare dall'altra parte”. Secondo alcune voci, la sua candidatura è stata ritirata per lasciare libertà di movimento ad un unico candidato molfettese del centrodestra alle regionali. “Questo è un dato di fatto. Il fatto che io non sia candidata fa bene al centrodestra e non al centrosinistra, perché, avendo un elettorato di centro destra, ci sarebbe stata una dispersione di voti. Se avessi voluto, comunque, mi sarei potuta candidare, ma come ho già spiegato non ho voluto farlo soprattutto per motivi personali, oltre che politici”. Qual è la condizione del centro destra alla vigilia delle elezioni e quali sono i programmi per il futuro, anche alla luce dell'uscita del gruppo di De Robertis? “Io credo che quando si perdono dei pezzi c'è sempre qualcosa che non funziona, quindi c'è da lavorare tanto. C'è sicuramente da rivedere qualcosa nei meccanismi decisionali della coalizione, perché il fatto che un partito come l'Udc, che ha portato quasi 4.000 voti, non venga neppure preso in considerazione dovrebbe far riflettere qualcuno. Io perdono ma non dimentico e mi auguro che le cose cambino; è necessario che il sindaco prenda delle posizioni più chiare e deve capire che in quanto leader della coalizione è tenuto a dare delle risposte. Non ho nulla da ridire sulla scelta di Pietro Uva come assessore all'Urbanistica, se il sindaco lo ha scelto è perché, evidentemente, era la persona più indicata in quel momento. Le cose, però, sono cambiate e non è possibile che l'Udc rimanga a guardare e dopo le regionali ci si dovrà mettere a tavolino e capire quali dovranno essere gli equilibri per il futuro”. Si può dire, dunque, che c'è aria di crisi nel centro destra? “Probabilmente il problema risale al 2001, quando imponemmo, assieme alle liste civiche, la candidatura di Tommaso Minervini; ma se un domani si dovesse andare avanti con questa coalizione sicuramente la scelta dovrebbe essere condivisa da tutti. Ritengo che oggi la crisi più grave sia in alcuni partiti del centro destra; ci si dovrebbe chiedere come mai il vice sindaco, che è una bravissima persona che stimo, non rappresenti la maggioranza del partito, che rientra nella corrente di Marmo. Ci sono dunque problemi interni ai singoli partiti ancor più che nella coalizione di centro-destra”. Cosa può accadere se il “tavolo” di discussione, che propone dopo le regionali, non segna una svolta nella coalizione? “Se dovesse succedere questo, c'è la possibilità che l'Udc esca da questa coalizione e ne costituisca una nuova. E' una eventualità che è da mettere in conto, se non ci dovesse essere una unità di intenti sugli assetti e sui programmi futuri”. Vito Piccininni
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