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Calano i consumi femminili, si spende in modo emotivo
15 marzo 2009

La moda e il consumo femminili nel 2008 sono risultati essere “best performers”, come dimostrano alcuni dati desunti dall'ISAE, dalla SMI (Sistema Moda Italia) e dall'Istat, che hanno rilevato un tasso di crescita intorno al 4,9%: si potrebbe, allora, pensare ad una vistosa accelerazione, se non si tenesse conto del secondo semestre 2008, che ha registrato un incremento non superiore all'1%. Questa modesta percentuale conferma le “Elaborazioni dell'Ufficio Studi Confcommercio”, che, in riferimento alle previsioni sui consumi, hanno quantificato la spesa sul territorio economico pari a -0,7% nel 2008, rispetto ad un 1,3% del 2007, ipotizzando per il 2009 una percentuale pari a quella dell'anno appena trascorso. È evidente che la quantità dei consumi femminili è calata vertiginosamente e in modo proporzionale all'emergere della recessione internazionale, dal momento che sono diminuite le quote indirizzate allo shopping ed è peggiorato il potere di acquisto reale dei salari. Insomma, si sacrifica la quantità, ma non la qualità: per l'anno nuovo si è consapevoli di un calo degli acquisti femminili, ma ciò nonostante si avrà un'impennata per quel che riguarda i “bijoux” (collane, orecchini, bracciali, anelli), le scarpe, soprattutto quelle con tacchi alti, la lingerie esplosiva, che possa esaltare le curve, il “little black dress” (ovvero il moderno abito passepartout) e il minidress, per citarne alcuni. Quindici ha confrontato questa realtà nazionale con il mondo femminile di Molfetta, attraverso un'indagine che ha messo in luce come gli acquisti femminili siano orientati, innanzitutto, verso prodotti di cotone, fibre pregiate, misti cotone o misti lana, per la moda classica o quella sportswear. Le nostre donne prestano molta attenzione alla scelta della lingerie, soprattutto tra i 30 e 40 anni, con l'intento di valorizzare la femminilità, esibire il proprio lato sexy, magari abbandonarsi al vezzo: e, anche se non tutte lo hanno ammesso, pizzi, merletti, guepiere e reggicalze sono il sogno proibito nel gioco della seduzione. Per il 2009 sembra essere questo l'articolo principale dello shopping femminile molfettese, senza dimenticare altri attori non protagonisti: il tubino nero, un classico che, per alcune, valorizza le forme femminili, per altre, dona un'ineccepibile connotazione chic, i miniabiti, che riempiono le vetrine dei negozi, le scarpe con tacchi alti, maglioni extra large, cappe e cappotti di ogni forma e modello. Nonostante queste prospettive positive, anche a Molfetta gli acquisti subiranno una contrazione nel nuovo anno e i dati dell'inchiesta ci consentono di predisporre una serie di considerazioni interessanti. I risparmi maggiori si rilevano tra le donne sposate (37% sposate con figli e 25% sposate senza figli), mentre le single (30,5%) e le fidanzate (38%) sembra sosterranno le spese maggiori nello shopping. Allo stesso modo, risparmiatrici sono le donne tra i 40 e i 50 anni, mentre spendaccione tra i 20 e 30 anni: un equilibrio maggiore lo ritroviamo tra i 30-40 anni (22,7% risparmiatrici, 29,3% spendaccione) e 50-60 anni (19,7% risparmiatrici, 15,3% spendaccione). In base all'attività, l'unico equilibrio lo possiamo ritrovare tra le donne che lavorano, risparmiatrici per il 30,3% e spendaccione per il 41,3%: infatti, le casalinghe e le studentesse sono rispettivamente risparmiatrici per il 59,3% (solo 29,8% spendaccione) e spendaccione per il 28,9% (solo 10,4% risparmiatrici). È necessario focalizzare l'attenzione sui prodotti su cui si risparmia e si spende di più: protagonisti sono gli abiti (12,4% e 12%), le scarpe (10,6% e 10,5%) e gli accessori, quali bracciali, orecchini, anelli, borse, collane (14,8% e 16%). A questi bisogna aggiungere la biancheria intima (lingerie) e le uscite con gli amici (rispettivamente il 10% e l'11% delle donne vi risparmia), i centri di benessere e gli acconciatori (rispettivamente il 14,8% e il 15,2% delle donne orientano le maggiori quote dei consumi). Di minore incidenza sono i vestiti (9,3% e 7%), le attività del tempo libero (l'8,7% delle donne vi risparmia) e gli oggetti della casa (spendaccione l'8% delle intervistate). Infine, due noti dolenti per gli uomini: se il 50,6% delle intervistate ritiene che il suo shopping sia “normale” (le acquirenti sono stabili e prudenti, spendono molto meno di quello che guad a g n a n o , r i sparmiano per acquistare in seguito prodotti che non possono permettersi al momento e spendono con saggezza), è curioso e singolare sapere che il 28,3% e il 15,8% di esse è convinto di aver sviluppato uno shopping compulsivo (le acquirenti programmano lo shopping accuratamente, comprano prodotti di cui non hanno bisogno, solo per soddisfare un bisogno emozionale e spesso “snervano” chi li accompagna) e nevrotico (comprano per calmare la loro ansia, non importa cosa, e provano soddisfazione per lo shopping in quanto tale), senza magari capirne la reale portata. Questi ultimi dati sono velati da un unico dubbio, un'incertezza: fino a che punto tutte le intervistate hanno dichiarato il vero?
Autore: Marcello la Forgia
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