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Bruno Aprea torna a dirigere l'Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari Giovedì 18 maggio alle 20.30 nell'Auditorium Guardia di Finanza di Bari
16 maggio 2006

BARI - A distanza di appena due settimane dall'ultimo concerto, il maestro Bruno Aprea torna a dirigere a Bari l'Orchestra Sinfonica della Provincia. Giovedì 18 maggio alle 20.30 nell'Auditorium Guardia di Finanza di Bari (Info e biglietti presso la Feltrinelli “Libri e Musica” di Bari. 080.524.04.64) l'Orchestra, sotto la direzione del maestro Aprea (solista Danilo Rossi) eseguirà il “Divertimento per archi” di Bela Bartok e l'«Aroldo in Italia» per viola e orchestra op.16 di Hector Berlioz. Il Divertimento per archi di Bela BARTOK (1881 – 1945) fu scritto in due sole settimane nell'estate del 1939 a Saanen, in Svizzera, dove il compositore si trovava ospite del direttore d'orchestra Paul Sacher. In quelle ore tragiche per il destino dell'Europa, Bartok approfittò della solitudine e della libertà in cui si trovava in Svizzera per disporre di quello che definì “un istante di buon umore”. Questo Divertimento gli venne commissionato dallo stesso Sacher e fu successivamente dedicato alla sua Orchestra da Camera di Basilea, che lo eseguì per la prima volta l'11 giugno del 1940. Caratteristica di questa composizione è di ricollegarsi alla tradizione del Concerto grosso. L'Allegro iniziale, in forma di Sonata, è una sorta di danza improvvisata; i suoi motivi, di chiara, ma mai troppo esplicita ispirazione magiara e costruiti su scale pentatoniche, sono incatenati fra loro e si ripetono mettendo in luce una ossatura ritmica sincopata e una serie di cambi di tempo che gli conferiscono una andatura energica e dinamica. L'Adagio centrale descrive una atmosfera quasi funebre e si apre con un tema che cresce d'intensità sino a trasformarsi in un ideale grido di disperazione che poi si stempera nel lirismo dei violini. L'Allegro finale, in forma di rondò, ci riporta in una atmosfera di vivace e colorata frenesia. Il primo tema, ispirato a un Bourrée tratto dai Mikrokosmos per pianoforte, si sviluppa in un fugato dall'ispirazione gioiosa; il secondo ha invece un taglio più elegiaco. Da sottolineare, inoltre, una suggestiva cadenza per solo violino dall'ispirazione tzigana, prima che una ripresa orchestrale con un passaggio in pizzicato conducano al Vivacissimo conclusivo. Nella seconda parte del concerto il maestro Aprea dirigerà l'Orchestra della Provincia di Bari nell' “Aroldo in Italia” op. 16 di Hector BERLIOZ (1803 – 1869) Fu Niccolò Paganini a commissionare a Berlioz questa composizione: il grande virtuoso genovese desiderava una composizione per viola e orchestra e Berlioz si apprestò a scriverla nei primi mesi del 1834, realizzando una vera e propria Sinfonia concertante in quattro movimenti o episodi che egli stesso ebbe a definire come “un insieme di scene nelle quali la viola assume il ruolo di un vero e proprio personaggio dal carattere melanconico, ispirato al Childe Harold di Byron”. In un primo momento, l'idea originaria di Berlioz era d'intitolare la composizione “Le ultime ore di Maria Stuarda”; successivamente, prevalse invece l'ispirazione byroniana che Berlioz tradusse musicalmente in una “idea fissa”, ovvero in un motivo legato al personaggio di Aroldo che accompagna l'intera composizione. Si tratta, più che dell'”idea fissa” che caratterizza la Sinfonia Fantastica, di una sorta di tema ciclico che attraversa l'opera; sarebbe però improprio parlare di un vero e proprio Concerto, a causa della mancanza di “brillantezza” affidata allo strumento solista e al ruolo affidato all'orchestra, che invece non svolge mai una mera funzione di accompagnamento. È probabilmente questo il motivo per il quale la prima esecuzione, tenutasi il 23 novembre del 1834 nella Sala del Conservatorio di Parigi, vide impegnato, sotto la direzione dell'autore, Chrétien Uhran, grande virtuoso dell'epoca, anziché il celebre committente, che non eseguì mai l'Aroldo in Italia – ritenendolo si presume poco consono al proprio virtuosismo trascendentale – sebbene si narri che, dopo averlo ascoltato, lo apprezzò a tal punto da mandare a Berlioz ventimila franchi in segno di gratitudine. Il primo movimento si apre con l'esposizione del tema di Aroldo presentato dai legni e quindi ripreso dalla viola con l'accompagnamento dell'arpa; una seconda melodia viene quindi eseguito dai fagotti e dai violoncelli prima che entrambi i temi siano sviluppati in una fuga. Il secondo movimento rievoca la scena di una processione in campagna ed è suggestivamente costruito per far ascoltare la musica che giunge da lontano, si avvicina e poi lentamente svanisce con l'allontanarsi dei pellegrini. In questo caso, Berlioz ha utilizzato due temi, un primo, su tempo binario, che richiama alla mente il salmodiare dei pellegrini, l'altro con una melodia più ampia che comprende anche il tema di Aroldo. È stato notato che la costruzione di questo movimento può ben essere considerata tra le idee che, una decina d'anni più tardi, avrebbero ispirato a Wagner il canto dei pellegrini del Tannhauser. Il terzo movimento venne ispirato da un viaggio in Italia, in Abruzzo per l'esattezza, che Berlioz fece nel 1833. L'idea di ritornello che anima il movimento riproduce le melodie tradizionali dei pifferai, sebbene poi la serenata propriamente detta viene eseguita dal corno inglese. Anche questo movimento è attraversato dal tema di Aroldo. Nel frenetico movimento finale, l'orchestra viene impegnata virtuosisticamente nella riesposizione di tutti i temi ascoltati nei movimenti precedenti. Ma per meglio capirne lo spirito, valgono su tutto le stesse note esplicative dell'autore: “In questa scena di briganti, l'orchestra si trasforma in un pandemonio organizzato. C'è qualcosa di sovrannaturale e terrificante nel suo spirito e nella sua esasperata vitalità. I violini, i contrabbassi, i tromboni, le percussioni… cantano tutti assieme, ruggiscono con una logica e un organizzazione diaboliche”.
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