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Blackjack, le regole di un gioco che ha conquistato i matematici
13 ottobre 2026
Il blackjack per decenni ha attirato l’attenzione di statistici e matematici. È la versione americana del ventuno, un gioco di banco con uno scopo semplice: ottenere un punteggio più alto di quello del banco senza superare 21. Dietro questa semplicità c’è però una struttura di scelte che ha dato vita a studi pubblicati su riviste scientifiche.
Il valore delle carte e la distribuzione
Le carte dal 2 al 10 valgono il numero indicato. Jack, donna e re valgono 10 punti, mentre l’asso conta 1 oppure 11, a seconda di quale valore torni utile alla mano. I semi non hanno alcun peso. I mazzi, del resto, hanno una storia anche in Puglia: dal 1876 a Bari operava la
fabbrica di carte da gioco di Guglielmo Murari
, a cui l’Archivio di Stato ha dedicato un convegno. All’inizio del turno ogni giocatore riceve due carte scoperte. Il banco ne prende una scoperta e, nella versione americana, una seconda coperta; in quella europea la seconda carta del banco arriva soltanto dopo che i giocatori hanno completato le proprie mani. Se le prime due carte sono un asso e una carta da 10 punti, si ottiene un blackjack, la combinazione più alta: batte qualsiasi altro 21 composto da più carte e di norma viene pagata 3 a 2. Chi supera 21 «sballa» e perde la puntata, anche se più tardi il banco sballerà a sua volta.
Le decisioni del giocatore
Al tavolo il giocatore ha più margine di manovra del banco. Può chiedere carta, ricevendone una in più, oppure stare, fermandosi con il punteggio raggiunto. Può raddoppiare la puntata iniziale in cambio di una sola carta aggiuntiva e, se le prime due carte hanno lo stesso valore, può dividerle (split) e giocare due mani separate. Quando il banco mostra un asso, molti tavoli propongono l’assicurazione, una puntata laterale che paga se il banco completa il blackjack. Alcune varianti prevedono anche la resa (surrender): si rinuncia alla mano e si recupera metà della posta. Il banco, al contrario, non decide nulla. Deve chiedere carta fino a 16 e fermarsi a 17; in certi casi il regolamento lo obbliga a pescare anche con un 17 «soft», cioè con un asso conteggiato come 11. È questa asimmetria a rendere la partita interessante dal punto di vista matematico. Da un tavolo all’altro cambiano il numero di mazzi, i pagamenti e le possibilità di raddoppio o divisione. Per orientarsi tra queste differenze può servire una guida sulle
regole blackjack
, pensata sia per chi parte da zero sia per chi conosce già le basi.
Quattro statistici e le calcolatrici da tavolo
Nel settembre 1956 il Journal of the American Statistical Association pubblicò l’articolo “The Optimum Strategy in Blackjack”, firmato da Roger Baldwin, Wilbert Cantey, Herbert Maisel e James McDermott. I quattro, ricordati come i «cavalieri di Aberdeen», avevano ricavato con le sole calcolatrici da tavolo la prima strategia di base accurata: una tabella che indica, per ogni incrocio tra la mano del giocatore e la carta scoperta del banco, se chiedere carta, stare, raddoppiare o dividere. Nel 2008 sono entrati nella Blackjack Hall of Fame.
Il lavoro di Edward Thorp
Quell’articolo finì tra le mani di Edward O. Thorp, matematico che nel 1958 ne portò a Las Vegas una sintesi stampata su un cartoncino grande quanto il palmo di una mano. Al rientro si concentrò su un aspetto che la strategia di base trascurava: le probabilità cambiano man mano che le carte escono dal mazzo. Dal 1959, al Massachusetts Institute of Technology, Thorp usò un computer IBM 704 per esaminare 34 milioni di combinazioni. Presentò i risultati nel gennaio 1961 sui Proceedings of the National Academy of Sciences, con il titolo “A Favorable Strategy for Twenty-One”, e l’anno seguente li raccolse nel libro “Beat the Dealer”, che ha superato il milione di copie vendute. Secondo la
University of California, Irvine
, che ne conserva l’archivio, quel volume ha cambiato in profondità il settore delle case da gioco.
Cosa resta di quegli studi
La strategia di base non garantisce vincite. Limita lo svantaggio rispetto a scelte casuali o istintive, ma il banco conserva un margine, perché il giocatore completa la propria mano per primo e perde anche quando il banco sballerà dopo di lui. Gli stessi autori dello studio del 1956, intervistati mezzo secolo più tardi dal giornale del MIT, raccontavano di aver messo alla prova la tabella senza risultati degni di nota: in termini statistici, ammetteva Maisel, la loro aspettativa restava negativa. Il blackjack resta un gioco d’azzardo, vietato ai minori, in cui l’esito di ogni mano dipende dal caso. La matematica ha permesso di descriverne la struttura con precisione, senza cambiarne la natura.
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