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Azzollini: non mi dimetto, la politica è estranea, nessun conflitto d'interessi E attacca Gazzetta e Quindici
15 luglio 2011

Le “polemiche da cortile” appartengono «alla Gazzetta del Mezzogiorno e al foglio che mi pare si chiami Quindici», fatte da «giornalisti esempi non preclari di conflitto d’interesse, e l’uno e l’altro». Esordio alla “maramao” del sindaco-senatore Antonio Azzollini (Pdl) nella replica in consiglio comunale (4 giugno) all’intervento per fatto grave di Mino Salvemini, capogruppo dell’opposizione, sull’inchiesta «Mani sulla città». Con abile artificio retorico, Azzollini in grave difficoltà cerca di ostentare sicurezza, ma non spiega alla città il mancato controllo politico sull’attività dell’ing. Rocco Altomare, ex dirigente del Settore territorio e responsabile dell’Ufficio Tenico Comunale. Promette di verificare «carte alla mano se questo clima esisteva o no nella città», di capire «se e quanto uno studio professionale fosse egemone rispetto a tutti gli altri». Un controllo sancito per legge, mai eseguito in questi 5 anni né dal sindaco, né dalla giunta, tantomeno dall’assessore (con delega) all’Urbanistica, Pietro Uva. Anzi, non solo bacchetta i comunisti («per amor di verità, prima della legge Bassanini, dove il partito comunista era più forte era prescritto che per fare l’ingegnere comunale dovevi essere iscritto al partito»), ma si scaglia contro Quindici, il direttore Felice de Sanctis e i redattori della rivista definiti «giornalistuncoli», che «insondabilmente prevengono sistematicamente i provvedimenti giudiziari e non sono mai imputati». Tutto secondo le istruzioni in scatola, distribuite dal suo padrone Barlusconi. Attacco alla libertà di stampa con la nota arroganza, palesando poco senso democratico come il premier Silvio Berlusconi, Azzollini spara a zero anche su quello che lui definisce “circolo mediaticogiudiziario”, «fatto di gravità inaudita», ma non riesce a nascondere il desiderio di controllare tutta l’informazione e piegarla al suo potere politico. Definisce Quindici un “foglio”: manovra di discredito fallita, perché è evidente come il sindaco Azzollini legga e rilegga, strizzando i denti, le pagine del “foglio” Quindici, cui i cittadini affidano le loro denunce e lamentale, rispetto a altri che spesso si limitano a fare markette. Cadono nel vuoto le accuse di “fiction” e “panna montata”, perché Quindici è l’unico che riesce davvero a “pesare” l’opinione pubblica. C’è un giornalista che anticipa sistematicamente, con precisione puntuale, le attività della magistratura, secondo il sindaco: «o è vero che esiste l’astrologia e allora dovremmo credere al mago Otelma, ma non credo che quel giornalista dica le cose per astrologia, ma perché le conosce e le mette fuori prima». Azzollini non accetta che Quindici non sia pedissequo portavoce della sua amministrazione quando denuncia punto per punto le falle della sua politica e i fallimenti dei suoi provvedimenti amministrativi. Quindici ha svolto in toto la sua funzione sociale, far cronaca e informare con onestà intellettuale, riportando reazioni politiche e civili senza oscurare la vicenda: al contrario di altre testate che hanno occultato l’operazione e, di fronte all’evidenza, hanno prima rincorso le notizie pubblicate da Quindici online, poi sparato a zero sull’amministrazione, pubblicando gran parte degli elementi dell’inchiesta, i nomi degli indagati, “senza comportarci da avvoltoi” scrivono, ma facendolo di fatto. Ipocrisia pura. IL BOVE DICE CORNUTO AL CIUCCIO Il sindaco Azzollini sparpaglia conflitti d’interesse dove assenti, ma dimentica quelli all’interno della sua amministrazione, come per la Commissione paesaggistica (emette parere e autorizzazione per i provvedimenti urbanistici) in cui erano presenti membri dello studio A&D dell’ing. Altomare. In un’interpellanza del giugno 2010, il consigliere Gianni Porta (Prc) chiedeva all’amministrazione Azzollini spiegazioni per un presunto «caso di conflitto d’interesse e di ruoli» per l’arch. Giambattista del Rosso (ora indagato), tecnico dello studio Altomare e contemporaneamente membro della commissione e incaricato dal dirigente comunale di realizzare lo studio specialistico per il Progetto di riqualificazione urbana di Corso Umberto e Largo S. Angelo. Anche sulla testa dello stesso Altomare gravava un evidente conflitto d’interessi: quando fu nominato dal sindaco Azzollini nel novembre 2006, il suo studio privato operava già nel settore urbanistico per la redazione di piani di comparto e per le progettualità edilizie. La sua nomina aveva perciò azzerato lo scarto tra controllore e controllato, perché i progetti redatti dal suo studio erano sottoposti alla sua stessa approvazione. Inoltre, l’ing. Altomare era anche un militante politico di centrodestra (Forza Italia): imparzialità dell’operato dirigenziale pari a zero. «Più volte ha polemizzato con i rappresentanti di opposizione, dismettendo quell’abito di imparzialità cui avrebbe dovuto attenersi - ha ricordato Salvemini in consiglio - con un intervento su un giornale locale, il penultimo numero dell’AltraMolfetta, ha accusato l’opposizione di aver avuto un approccio critico per i provvedimenti da lui presentati perché non era di sinistra». Quanto basterebbe per manifestare il conflitto d’interesse e l’incompatibilità in un qualsiasi Comune italiano: ma non a Molfetta, nel tipico habitus di centrodestra. Nessun conflitto d’interessi per Azzollini, uno schiaffo all’evidenza e alle indagini della magistratura. Passi il rapporto fiduciario sancito per legge tra sindaco e dirigenti, ma i provvedimenti del dirigente Altomare, ora all’esame della magistratura, hanno avuto pieno appoggio dell’amministrazione e incondizionata copertura politica, nonostante una serie di discussioni in consiglio. Come il Piano dell’Agro: chiesta la revoca, poi la sospensione dall’opposizione, il sindaco Azzollini vuole discuterlo in consiglio per lasciarlo così come redatto, modificarlo, approvarlo o revocarlo. Insomma, il rapporto fiduciario si è trasformato in connivenza politica: o non c’è stata vigilanza politica o la giunta e la maggioranza sono state condotte su un terreno di dubbia legittimità e legalità. Altre sono le situazioni di conflitto d’interesse. Ad esempio, nelle Cr4a di Cala San Giacomo (vedi scheda sul Piano dell’Agro) ci sono terreni di proprietà di assessori comunali, ex revisori dei conti e sodali dell’amministrazione Azzollini: quell’area, assente nel piano dell’Università di Bari, è stata inventata come periurbana, dunque edificabile, dall’ing. Altomare, aumentandone il valore finanziario con un importante ritorno economico per i proprietari. Un altro è il conflitto d’interessi dimenticato dal sindaco Azzollini, che scambia un giornale con un altro: a Molfetta ci sono giornalisti che hanno realmente “conflitti di interesse” e che trarrebbero notevoli vantaggi economici dall’approvazione del Piano dell’Agro. LE DOMANDE DI QUINDICI Perché l’amministrazione Azzollini non ha assunto provvedimenti dal 2008, quando l’ing. Altomare fu iscritto al registro degli indagati con una serie di sequestri di pratiche e documentazione comunale edilizia? Perché, nonostante una serie di discussioni in consiglio su alcuni provvedimenti urbanistici (come il Piano dell’Agro), ora all’esame della magistratura, non c’è stata una richiesta di chiarimenti da parte dell’amministrazione al suo dirigente? Perché nella commissione paesaggistica erano presenti membri dello studio dell’ing. Altomare? Secondo il sindaco Azzollini, tutto si risolverà in un nulla di fatto, come per il caso di Giuseppe Parisi, dirigente dell’Urbanistica a Molfetta e assessore comunale del Pci a Bitonto, quello di Nicola Ayroldi e le palazzine B4 nel quartiere zona 167, sequestrate con un blitz. Rigettate le dimissioni al mittente: «come modello ho Vendola, ma sono meglio di lui. Mi dimetterò trascorso lo stesso numero di giorni che trascorrono dalla data di arresto di Frisullo a quella in cui si dimetterà Vendola», la battuta con cui Azzollini ha chiuso la replica a Salvemini. Nessun azzeramento della giunta, nessun rimpasto politica. Azzollini attacca la stampa libera, spiega a metà, in attesa della magistratura: più antidemocratico di così.

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