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Auguri Molfetta!
31 dicembre 2014

MOLFETTA - Questo è stato un anno particolare per Molfetta. La comunità, dobbiamo dirlo, a fronte di una visione della città che stenta ancora ad esprimersi e a proiettarsi verso il futuro, ha sperimentato un anno di carenza di politica amministrativa su più fronti. C’è ancora difficoltà a investire la città in un progetto politico organico, soprattutto sul fronte dell’urbanistica, sulla destinazione da dare al nuovo porto (o alla parte di esso che al momento ci ritroviamo), a tratti sulla cultura.

A fronte di questo momento di crisi della politica in senso verticale, assistiamo ad un fermento dei processi di partecipazione dal basso, con l’emergere di comitati di quartiere sempre più propositivi,  la crescita di momenti di soggettivazione e un rinnovato entusiasmo per l’associazionismo di base. Rispetto a questo livello di partecipazione politica orizzontale, l’amministrazione ha spesso cercato di stabilire un rapporto di interlocuzione, traendo stimoli e direzioni della propria agenda politica. E’ importante, su questo piano, che l’autonomia di tali esperienze venga salvaguardata e che la politica amministrativa sia in grado di recepire le istanze che vengono dal tessuto sociale per farne la base della propria visione della città. Una visione che va evidentemente ancora chiarita, vista anche l’eterogeneità che caratterizza la maggioranza.

E’ necessario rilanciare gli spazi comuni come luogo di crescita della città intera, credere nei talenti e nelle risorse locali per una cultura che sia l’ambito di confronto e di sviluppo della comunità, pensare lo sviluppo urbanistico anche alla luce di alcuni cambiamenti epocali che investono il settore produttivo. La precarietà, oggi liberalizzata definitivamente con il Jobs Act, non è estranea alla nostra città, dove una generazione altamente specializzata e con grandi capacità creative è costretta nei call center e nella corsa a contratti e contrattini in contesti lavorativi ogni volta diversi. Lavoratori autonomi a partita iva, precari della scuola e della ricerca, lavoratori della logistica, migranti, operai, operatori dei call center, costituiscono oggi una moltitudine di soggetti privi di qualsiasi garanzia contrattuale ma anche di sistemi di welfare adeguati.

La precarietà, costringendo gli individui a ripensarsi continuamente e a vivere l’ansia di un futuro sempre più incerto, è un dispositivo che investe non solo il lavoro e la produzione, ma l’esistenza in generale. Isola i singoli soggetti moltiplicando le forme di disagio e di sfruttamento, per far percepire così i propri insuccessi come un’incapacità e una mancanza personali.

Il 2015 deve essere l’anno in cui questa ricchezza di possibilità, incarnata in una generazione che è in grado di dire e di ripensare il mondo, deve riappropriarsi dei mezzi per progettare il proprio futuro. Deve incrociare le istanze e riprendersi il proprio tempo.

La nostra città esprime una esuberanza e una capacità di dirsi nelle forme più inedite che può essere la marcia in più in una sfida che coinvolge tutti. Quella di sfuggire alla gabbia della precarietà, delle restrizioni, dell’austerità e delle passioni tristi per riappropriarsi della realtà e moltiplicare la ricchezza del possibile.

Auguri Molfetta!

© Riproduzione riservata

Autore: Giacomo Pisani
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