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Assegnate 30 case popolari. Consegna prima di Natale Significativa cerimonia alla Sala Turtur. Per tante famiglie si avvera un sogno
15 dicembre 1999

Forse è stata una semplice coincidenza, ma a noi a piace pensare sia stata l’imperscrutabile volontà del Fato, ad aver predisposto che la cerimonia ufficiale di “scelta” ed assegnazione dei trenta alloggi popolari costruiti nel quartiere Lazzaretto, svoltasi il 2 dicembre scorso presso la Sala Turtur, sia avvenuta esattamente un mese dopo la prematura scomparsa di Giuseppe Romano, già segretario regionale del Sunia (Sindacato unitario degli inquilini assegnatari), uomo che sempre si è battuto per il riconoscimento dei diritti dei più deboli, ed in particolar modo per veder loro assegnata una casa dignitosa e consona. Sicuramente non ci sarebbe potuto essere modo migliore per onorarne la memoria, nel giorno del suo trigesimo, di portare a compimento quel progetto che tanto gli stava a cuore, ma del quale non ha potuto vedere il termine conclusivo. Alla cerimonia di assegnazione, svoltasi alla presenza del vice sindaco con delega alla casa, Marta Palombella, del rappresentante del Sunia, Angelo Garofoli, e di quello dell’Iacp (Istituto autonomo case popolari), dott. Pietro Greco. Il clima che si respirava durante le operazioni ufficiali, era decisamente euforico, molti degli assegnatari si erano presentati all’appuntamento con l’ “abito delle grandi occasioni”, perché per loro quel giorno rappresentava il raggiungimento di un sogno, di un obiettivo fortemente voluto e per tanto tempo atteso. “Certo - ci ha detto uno degli assegnatari - le palazzine sono molto lontane dal centro della città, all’estrema periferia di essa e non ancora dotate di tutti i servizi, ma oggi la cosa più importante è poter vederci assegnata una casa. Finalmente”. Già, finalmente, perché di tempo se ne è perso per la verifica dei requisiti richiesti, se si considera che i lavori di completamento erano terminati nel febbraio scorso, ma era “assolutamente necessario - come ci ha detto l’assessore Palombella - per essere del tutto sicuri di assegnare gli alloggi a chi ne avesse realmente bisogno. Il grosso motivo di soddisfazione per l’amministrazione comunale è quello di aver risolto situazioni davvero gravi: molte delle famiglie assegnatarie avevano già degli sfratti esecutivi, convivevano con i parenti in condizioni davvero drammatiche ed avevano quindi necessità assoluta di una casa”. Bisogna certo dire che il problema della casa, una delle piaghe più gravi per Molfetta, non si risolve con questi 30 alloggi. “Sicuramente - ci risponde il vice sindaco -, noi adesso siamo impegnati nel verificare quante case popolari e comunali siano occupate abusivamente. Un lavoro di monitoraggio lungo e difficoltoso, anche perché ci si trova sempre di fronte a casi molto delicati. Ma noi abbiamo la necessità di dimostrare di fronte a tutti i molfettesi che le norme ci sono e vanno rispettate. Noi abbiamo a disposizione centinaia di case-parcheggio, case cioè che devono essere date solo per un determinato periodo limitato (da due a quattro anni) e necessario per risolvere una emergenza (ad esempio uno sfratto esecutivo): a Molfetta purtroppo ci sono persone che occupano case parcheggio da dodici anni, e gran parte di loro non le paga. Abbiamo la necessità di ristabilire le regole e la legalità”. La consegna definitiva (le “chiavi in mano”) di questi 30 appartamenti, gli ultimi a disposizione che si aggiungono agli altri assegnati in passato dall’amministrazione Minervini, dovrebbe avvenire in tempi molto celeri, sicuramente prima di Natale, in modo da consentire a queste 30 famiglie di trascorrere le festività tra le mura della propria casa. Gli alloggi sono tutti di eguale superficie, pari a 80 metri quadrati e due di questi sono destinati a disabili; il quartiere è ancora privo di alcuni servizi essenziali, ma, stando a quanto detto dall’assessore Marta Palombella, dovrebbero essere garantiti il più presto possibile, così come il collegamento con il resto della città sarà assicurato dal passaggio della circolare urbana. Tutto in attesa che il settore dell’edilizia riprenda celermente la sua attività, perché solo sbloccando gli strumenti necessari (art. 51 e PRG) per vedere “innalzarsi le gru”, si può rispondere ad una delle esigenze maggiormente sentite nella città. Giulio Calvani
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