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Aperture domenicali dei negozi a Molfetta, scontro fra commercianti. Interviene anche il Liberatorio politico
15 marzo 2007

MOLFETTA - Non accenna a placarsi la polemica sulle aperture domenicali che vede i commercianti del Fashion District favorevoli e quelli del centro contro. Ma su tutti prevalgono i cittadini-consumatori, che come si vede dal forum di “Quindici on line” sono tutti favorevoli all'apertura dell'Outlet Molfetta. Insomma, i commercianti appaiono più interessati ai loro interessi che a quelli dei consumatori e sono fermi ad una mentalità anni Cinquanta, che non tiene conto del mercato e dell'economia globale. Sono queste alcune delle accuse rivolte loro dai cittadini. Ora sulla vicenda interviene il Movimento politico “Il liberatorio politico” di Matteo d'Ingeo, con una nota di Alfonso Balducci, anch'egli commerciante del centro, che difende i suoi colleghi e attacca gli altri, definendoli: “I signori della Città della Moda ovvero i commercianti della domenica”. Ecco testualmente il suo intervento: «È stato riportato da alcuni organi d'informazione locale un comunicato stampa diffuso dagli “operatori della Città della Moda” con cui si esprime malcontento sulla chiusura della Fashion District nella giornata di domenica 11 marzo. Sembra che molti di loro per sopravvivere abbiano bisogno di lavorare di domenica e con toni quasi minacciosi accusano le “pseudo-associazioni di commercianti locali” e le istituzioni di “dirigere” quella che loro chiamano la pantomima (delle chiusure domenicali) e che d'ora in avanti tuteleranno i loro diritti di “imprenditori” in ogni sede. Credo che questo comunicato stampa non andrebbe preso sul serio già per il fatto che sia stato diffuso pubblicamente senza una o più firme. Spero si sia trattato di una dimenticanza degli organi di stampa, ma chi legge si attiene a quello che è riportato in rete e pertanto il comunicato è anonimo, o meglio, gli “operatori della Città della Moda” si facciano identificare o eleggano un loro portavoce che si prenda le responsabilità di quello che dichiara. Sarebbe interessante sapere se tra i firmatari ci siano i circa 50 commercianti che hanno violato i regolamenti comunali nella giornata di domenica 6.11.2005. Quel giorno, con la stessa arroganza dei nostri “commercianti abusivi” dell'ortofrutta di città, gli “imprenditori della Città della Moda” hanno deciso di aprire i loro negozi nonostante ci fosse l'ordinanza di chiusura domenicale. Spero che abbiano pagato le multe che ammontano a circa 250.000 euro, altrimenti avremmo creato un'altra categoria di cittadini privilegiati. C'è poi un altro aspetto del comunicato che incuriosisce. Gli anonimi “sottoscrittori” fanno sfoggio delle loro conoscenze amministrative facendo riferimento ad alcuni stralci del Protocollo d'intesa tra il Comune di Molfetta e l'amministratore unico della società Alfa s.r.l., Mario Dora del 15.02.2000. Purtroppo non sono stati informati bene da chi li ha indirizzati verso questa mprovvisata protesta, perché chi si impegnava nel 2002 a “favorire lo sviluppo di attività imprenditoriali di qualità a forte valenza occupazionale” non era il Comune di Molfetta bensì la società Alfa 1 s.r.l. oppure la Gamma 1 s.r.l., Alfa 6 s.r.l., Orion s.r.l., Fashion District Italia S.p.A e la Fashion District Holding; chiedetelo a loro, a Mario Dora o a Giuseppe Taini che hanno investito, con le società che rappresentano, centinaia di miliardi di lire. Questi signori, come anche i singoli commercianti, sapevano che la domenica nel territorio molfettese si riposa. È inaccettabile che si vogliano imporre nuove regole che avvantaggino solo i centri commerciali. È vero che l'apertura domenicale è la variabile che può determinare il pieno successo di queste strutture, ma non va mai dimenticato che, per opposte ragioni, questa deregolamentazione non può che causare danni irreparabili non solo alla la rete distributiva di vicinato ma anche alla qualità della vita di tutti i cittadini. Forse qualcuno sperava che con la promozione di Molfetta a “Città d'arte” si sarebbe potuto aggirare l'ostacolo? C'è qualcuno che non ha mantenuto gli impegni? Tra gli altri impegni della società ALFA 1 c'era anche “la promozione del contesto territoriale, mediante la realizzazione di progetti tematizzati in sintonia con le radici culturali del sito in contesti architettonici a misura d'uomo, con investimenti a lungo termine”. Il Comune invece s'impegnava a valorizzare a fini turistici le risorse paesaggistico/ambientali ed artistico/culturali del territorio; a realizzare una biblioteca multimediale per la presentazione delle risorse culturali locali; a realizzare un'agenzia turistica per l'organizzazione di percorsi naturalistici, storici, museali, e culinari; a realizzare uno spazio destinato all'esposizione ed alla vendita dei prodotti tipici locali. Per realizzare questi progetti la società Alfa cedeva gratuitamente al Comune di Molfetta una superficie di circa 400 mq. L'offerta aveva lo scopo di favorire lo sviluppo di iniziative imprenditoriali costituite da piccole società, cooperative ecc., impegnate nella fornitura di servizi ed attività indotte che potevano generare circa 300 ulteriori posti di lavoro. Ulteriore impegno della società ALFA 1 s.r.l. era quello di cedere al Comune di Molfetta a titolo gratuito un'area di sua proprietà per la realizzazione dell'auditorium Melphicta. Ora si chiede ai commercianti in rivolta se tutte queste belle iniziative, d'interesse collettivo, sono state mai realizzate, come non è mai stato operativo il famoso “Osservatorio” commerciale;composto dal Sindaco o un suo delegato, 4 consiglieri comunali nominati con successivo atto del Consiglio comunale con obbligo di integrarsi con i rappresentanti designati dalle Associazioni professionali, imprenditoriali e di categorie interessate, presenti sul territorio comunale. Da quando ne è stata deliberata la nascita l'osservatorio doveva relazionare semestralmente al Consiglio comunale e monitorare gli effetti economico-sociali dell'intervento sulla città. Non crediamo esista oggi una relazione di tale organismo a distanza di 7 anni, o se c'è non è mai stata pubblicata. In conclusione pensiamo che gli operatori della Città della Moda debbano abbassare i toni, essere meno arroganti, e rispettare i loro colleghi del centro città che non hanno voluto farsi colonizzare dai capitali bresciani e vogliono mantenere una loro dignità di lavoratori e cittadini nel rispetto di leggi e regole di civile convivenza».
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