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ANTEPRIMA. Elezioni amministrative. Presentate le liste, prime grane nel Pd. Si dimette Favuzzi: no a Pino Amato. Io non ci sto Dura presa di posizione dell'ex senatore del Pds che rimette il mandato di coordinatore del gruppo di programma e chiede le dimissioni del coordinatore cittadino Giovanni Abbattista
16 marzo 2008

MOLFETTA - Il giorno dopo la presentazione delle liste per le elezioni amministrative a Molfetta, scoppia la prima “bomba” all'interno del Partito Democratico. L'ex senatore Mimmo Favuzzi (foto), coordinatore del gruppo di lavoro sul programma ha rimesso il suo mandato al partito con una dura lettera (che riportiamo in anteprima) con cui esprime il proprio dissenso per la candidatura di Pino Amato all'interno della coalizione che sostiene il candidato sindaco Mino Salvemini. Ecco il testo della lettera di Mimmo Favuzzi e il suo intervento all'assemblea del Partito Democratico: Al Coordinatore cittadino del Partito Democratico di Molfetta avv. Giovanni Abbattista e p.c. Al Candidato sindaco avv. Mino Salvemini A tutti i membri del Coordinamento cittadino del Partito Democratico di Molfetta Al Coordinatore provinciale del Partito Democratico Dario Ginefra Al Coordinatore regionale del Partito Democratico Michele Emiliano Caro Giovanni, come ben sai, nell'ultima assemblea del Partito Democratico ebbi modo di dichiarare il mio profondo dissenso rispetto alla linea politica scelta. Chiesi in quella occasione almeno «la riconferma chiara e inequivocabile di quella che abbiamo definito la “nostra invalicabile linea del Piave”: Pino Amato, l'ex consigliere comunale, l'ex assessore, l'ex presidente del Consiglio Pino Amato non potrà essere candidato in nessuna delle liste che sostengono il candidato sindaco Mino Salvemini». E aggiunsi «Per evitare che ci siano equivoci, chiedo che questa affermazione nella sua nuda brutalità che può somigliare e forse è l'individuazione di un capro espiatorio, l'esplicitazione simbolica di un confine invalicabile, sia trasformata in mozione e sottoposta al voto dell'assemblea». Proprio tu, caro Giovanni, mi chiedesti di ritirare quella mozione, garantendomi che le affermazioni pubbliche del nostro candidato sindaco («nella nostra coalizione non ci saranno candidati che siano stati rinviati a giudizio per fatti che siano stati commessi nell'esercizio dell'attività politica o amministrativa») sarebbero state rispettate alla lettera. Ti risposi che vi accordavo per l'ultima volta la mia fiducia. Se l'aveste tradita avrei preso atto che avevo sbagliato ad aderire al Partito Democratico. Purtroppo le liste presentate ieri smentiscono in maniera clamorosa te e il nostro candidato sindaco. Adesso mi verrete a parlare di forza maggiore e senso di responsabilità. Io non ci sto: rimetto irrevocabilmente il mandato ricevuto di Coordinatore del Gruppo di lavoro sul Programma e ti chiedo la convocazione immediata del Coordinamento. In quella sede spero che tu trovi il coraggio di un atto di dignità presentando le tue dimissioni. In caso contrario sarò io a presentare una mozione di sfiducia sia per le scelte politiche scellerate che avete fatto o scelto di subire sia per reiterate violazioni dello Statuto, non ultima la presentazione di una lista dei candidati al Consiglio comunale che non solo non ha mai ricevuto l'approvazione dell'organismo dirigente e dell'Assemblea ma di cui iscritti e dirigenti non sono stati mai nemmeno messi a conoscenza. È questo il filo sottile che mi tiene legato ancora al Partito Democratico. Se verrà spezzato rifiutando il ripristino delle regole della democrazia nel nostro partito ne prenderò atto e me ne tornerò a casa definitivamente. Sia nell'ultima assemblea sia nella manifestazione di apertura della campagna elettorale del Partito Democratico il nostro assessore regionale alla Trasparenza e alla Cittadinanza attiva, Guglielmo Minervini, ha parlato dello scarto tra “cambiamento desiderabile” e “cambiamento possibile” e della necessità di perseguire quest'ultimo. Oggi ci troviamo di fronte alla negazione di ogni cambiamento possibile. Il senatore Azzollini, qualsiasi sia l'esito del voto, ha già vinto. La vera emergenza democratica oggi è questa coalizione politica che per la sua composizione ci nega persino una speranza di cambiamento. Mi tornano alla mente le parole di Consalvo Uzeda di Francalanza, nei Viceré, il film di Roberto Faenza tratto dal romanzo di Federico De Roberto: «per sconfiggere il male, il bene non basta; i nostri antenati per curare un malanno iniettavano nel corpo una dose di quello stesso malanno... e io quello mi accingo a fare... una sola cosa conta: il potere… per non soccombere… per non essere schiacciati». Ebbene io a questa logica di cinico trasformismo non mi voglio piegare, non mi piegherò mai. Molfetta, 16 marzo 2008 Mimmo Favuzzi P.S. Vista l'estrema gravità della situazione, mi vedo costretto a rendere pubblico il contenuto di questa lettera e il testo dell'intervento letto nell'Assemblea del Partito Democratico del 2 marzo 2008. Assemblea Partito Democratico 2 marzo 2008 Intervento di Mimmo Favuzzi Non so quanti di voi c'erano venerdì sera nell'aula del Consiglio Comunale. Io c'ero ed ero a disagio, in forte disagio. E non ero l'unico, eravamo in tanti a sentirci a disagio. Ma credo sia riduttivo parlare di disagio: io ero incazzato, molti di noi erano e sono incazzati. Poteva essere, doveva essere una bella serata. Ma non lo è stata, malgrado la decisa, autorevole, convincente esposizione del nostro candidato sindaco, l'avv. Mino Salvemini, cui vanno i miei più sinceri complimenti. Ha iniziato con il piglio giusto. E non era facile. Le sue parole, le sue importanti e convincenti affermazioni, venivano espresse in un contesto incongruo, che ne minava la credibilità. Se chiudevi gli occhi e ti concentravi sulla sua voce e sulle sue parole non potevi che essere convinto e contento, ma se li riaprivi e ti guardavi incontro, sentivi l'irrefrenabile impulso di alzarti e scappare via. E credo che qualcuno lo abbia fatto. Io credo che sia stato un errore convocare frettolosamente quella Conferenza Stampa. Senza tornare al Coordinamento, prima di questa assemblea degli iscritti. Io credo che sia stato un errore metterci di fronte al fatto compiuto. Il nostro si chiama Partito democratico. Se non c'è democrazia, partecipazione, condivisione, non esiste. A proposito, caro Dario, a me pare scandaloso che ad oggi nella nostra città, nel nostro partito, non si sia mai parlato delle candidature alla Camera e al Senato, in contraddizione persino con quanto prevede il nostro partito. Chiusa la parentesi. Dicevo: io credo che sia stato un errore convocare frettolosamente quella Conferenza Stampa. L'ultimo di una serie di errori che ci ha fatto imbarcare in un'avventura che non mi convince, che non mi piace. L'ho detto nel Coordinamento e lo ripeto in Assemblea: questa “compagnia” non mi convince e non mi piace. E purtroppo non piace e non piacerà a molti dei nostri potenziali elettori. Sarà una campagna elettorale dura e difficile, tutta in salita, controvento. La gente ha voglia di cambiamento e noi lo proponiamo a parole e lo neghiamo nei fatti. Ripeto: è stato un errore convocare frettolosamente quella Conferenza Stampa. Che fretta c'era? Avevate forse paura che il Coordinamento, che aveva votato con entusiasmo e commozione, all'unanimità con due sole astensioni, tra gli applausi la nomina del candidato sindaco Mino Salvemini e un documento che a me era sembrato chiaro nel dettare la linea politica, vi rinfacciasse di aver deformato, distorto, in definitiva tradito lo spirito e la lettera di quel documento. Avevate forse paura che il Coordinamento vi chiedesse conto del perché non era stato rispettato nel metodo e nel merito il mandato ricevuto. Vedete ogni volta che in politica si gioca con le parole, ogni volta che si dice una cosa e se ne fa un'altra, si apre una crepa nell'edificio della democrazia, si allarga la frattura che divide il ceto politico dal popolo, si mina la fiducia e si diffonde il qualunquismo e l'antipolitica. Non si può scrivere “costruzione di una proposta di governo radicalmente alternativa”, “diffusa ansia di cambiamento”, “effettiva discontinuità” e presentarsi a braccetto di certo personale politico, che solo nell'ultima settimana con un flusso continuo di dichiarazioni ha mostrato quanta indifferenza vi sia per loro fra i diversi schieramenti politici. Vi risparmio la citazione testuale di tali dichiarazioni. Le abbiamo lette tutti e le hanno lette i cittadini e gli elettori che ci guardano sempre più increduli. Ma non basta. In testa al documento approvato dal Coordinamento c'è scritto che il PD è impegnato a qualificare la nostra proposta di governo “con una chiara e riconoscibile idea di città, con uno stringente codice di regole sulla trasparenza e legalità”. Due cose che ancora non ci sono, che non sono state non dico decise, ma nemmeno elaborate né abbozzate. Come si fa a presentare in pompa magna una coalizione senza definire Programma e Regole? Quanto alle “regole sulla trasparenza e legalità” qualcosa l'ha detto Mino Salvemini nella conferenza stampa: “nella nostra coalizione non ci saranno candidati che siano stati rinviati a giudizio per fatti che siano stati commessi nell'esercizio dell'attività politica o amministrativa. Inoltre, se e allorquando dovessimo vincere le elezioni non saranno conferiti incarichi di gestione né nella giunta né in società partecipate a soggetti che siano anche solo indagati per reati legati all'esercizio della funzione politica”. Dall'altra parte, invece, il segretario dell'Udc Pasquale Minuto e l'ex consigliere Francesco Mangiarano hanno affermato che c'è stato un errore di comunicazione da parte di Mino Salvemini e che la preclusione per le persone rinviate a giudizio sarebbe stata posta solo per eventuali nomine di governo e sottogoverno. Come a dire “Pino Amato può candidarsi senza problemi”. Scrive il cronista su uno dei siti informativi della nostra città che per fortuna affollano il WEB: “A questo punto urge un chiarimento pubblico da parte del candidato sindaco e dei suoi alleati che dovranno essere chiari fino in fondo rispetto a scelte politiche e regole varate all'interno della coalizione”. E il chiarimento non può che essere la riconferma chiara e inequivocabile di quella che abbiamo definito la “nostra invalicabile linea del Piave”: Pino Amato, l'ex consigliere comunale, l'ex assessore, l'ex presidente del Consiglio Pino Amato non potrà essere candidato in nessuna delle liste che sostengono il candidato sindaco Mino Salvemini. Per evitare che ci siano equivoci, chiedo che questa affermazione nella sua nuda brutalità che può somigliare e forse è l'individuazione di un capro espiatorio, l'esplicitazione simbolica di un confine invalicabile, sia trasformata in mozione e sottoposta al voto dell'assemblea. Per il resto rimane il dissenso mio e penso di molti altri dirigenti di questo partito al modo come è stata condotta questa vicenda politica così come rimangono forti perplessità sul suo esito finale: una coalizione minata sin dall'inizio dalle enormi differenze di valori e pratica politica. C'è qualcuno tra noi, tra i dirigenti di questo partito che ha detto che il sale della democrazia è “la logica insopprimibile dei numeri”, per significare che chi era contrario a questa coalizione di “emergenza democratica” era in minoranza. Mi sembra un po' riduttivo, una visione statica della politica. I numeri possono cambiare, i numeri cambiano. Perché politica è progetto, politica è passione, politica è lotta per ciò in cui si crede. Non so se guardando nell'intimo di ciascuno dei dirigenti sia davvero maggioritaria questa proposta politica che ci presentate. E ancora meno credo che quella che a me sembra “voglia di vincere a qualsiasi costo” sia davvero maggioritaria tra i militanti, tra gli iscritti, tra gli elettori del Partito democratico. Ma non è più tempo di contarsi e di lacerarsi sulla linea politica. Mancano pochi giorni all'inizio ufficiale della campagna elettorale. Ecco perché non renderemo pubbliche le ragioni del nostro dissenso, che però rimane. Faremo il nostro dovere di dirigenti e di militanti, daremo tutto il nostro contributo di idee e il nostro impegno. Non staremo ad aspettare che i fatti dimostrino chi aveva ragione, ma cercheremo di evitare che si commettano altri errori. Ci faremo coinvolgere e lotteremo per vincere. Ma non abusate della nostra pazienza e della nostra passione.
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Carissimo signor Favuzzi, non la conosco ne personalmente, ne tantomeno politicamente, in quanto non ha lasciato mai dietro se una benche' minima traccia del suo operato politico. Dopo aver letto la sua dichiarazione mi sono informato ed ho appreso che lei e' stato per un brevissimo periodo Senatore della Repubblica, in quanto subentrato per il decesso di un senatore " regolarmente eletto ". Caro signor Favuzzi, il sottoscritto, Pino Amato ed altri, puntualmente scendiamo in campo e stampiamo i nostri nomi sulle plance elettorali, cio' che non fa lei , che dal suo eremo dorato, pontifica e sentenzia su tutti. Caro signor Favuzzi, il sottoscritto, Pino Amato ed altri, quando siamo entrati in coalizione, eravamo sicuri di aver aderito ad un progetto politico, al quale avrebbe partecipato gente moderata, e che aveva a cuore le sorti della citta' e non a piccoli interessi di bottega o di piccoli orticelli di potere da coltivare. Caro signor Favuzzi, il sottoscritto, Pino Amato ed altri, certamente non avrebbero mai coalizzato con " politici " che invece di confrontarsi sulla politica, trascorrono il tempo a dare giudizi sulle persone, non avendo nessun titolo Caro signor Favuzzi, il sottoscritto, Pino Amato ed altri, ci auguriamo vivamente che Lei si dimetta, in quanto, e glielo dico con tutta sincerita', Lei e tutti quelli che la pensano come Lei sono deleteri alla buona riuscita di questo progetto politico. Per ultimo, non cavalchi sempre la tigre raffigurante le disgrazie altrui, la celebrita' politica e forse e' questa quella che lei va cercando, si puo' anche raggiungere operando per la gente e fra la gente, cosi' come fa da anni il suo Amato nemico, e non nelle buie stanze di partito come fa Lei.


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