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Alle politiche vince il fattore “A”. Per il Pd consensi a danno dell'Arcobaleno
15 aprile 2008

Non è facile leggere il voto alle elezioni politiche nella nostra città svincolandolo del tutto dal risultato delle amministrative. Tuttavia per comprendere quanto gli echi della battaglia per la guida del nostro Paese si siano fatti sentire anche nel nostro Comune, proviamo a capire quanto i molfettesi abbiano contribuito al risultato nazionale. Può aiutare l'analisi la considerazione che anche nel 2006 a Molfetta si votò per sindaco e Parlamento. Guarderemo quindi ai numeri anche per provare a capire quanto la nascita del Partito Democratico, che a livello politico nazionale ha innescato un cambiamento del quadro politico, sia stato colto dai molfettesi e abbia inciso nel risultato finale. Un primo dato significativo riguarda l'affluenza. Rispetto al 2006 non essendo cambiato in modo significativo il numero degli aventi diritto, sono andati a votare alle politiche circa 5.000 cittadini in più. La percentuale di affluenza è stata, dunque, dell'80% quattro punti più alta della media regionale, ma in linea con quella nazionale. FATTORE “A” AZZOLLINI Chi ha favorito questa maggiore affluenza? Raffrontando i dati dei vari partiti a distanza di due anni e raggruppando algebricamente i risultati dei vari schieramenti all'interno dei nuovi soggetti: Popolo della Libertà (Forza Italia + Alleanza Nazionale) e Partito democratico (Democratici di Sinistra + Margherita), si direbbe che questo incremento abbia giovato allo schieramento di centro-destra. Già dai primi commenti post-voto la ragione di questo incremento, pari a poco più di 3.500 voti è stata individuata nell'effetto trascinamento di Antonio Azzollini, candidato nei primissimi posti della lista del Partito della Libertà. Il senatore partecipò anche alla precedente corsa a Palazzo Madama, ma per capire quanto il “fattore Azzollini” sia stato determinante nella nostra città occorre raffrontare i dati del suo partito con il risultato ottenuto a livello nazionale e regionale. In Puglia al Senato, la lista di Berlusconi ha ottenuto il 46% delle preferenze, in Italia il 38,2%, a Molfetta il 49,91%. Se leggiamo il dato correlato al 2006 in valori assoluti, i 13.147 voti messi insieme da Fi e An sono diventati gli attuali 16.497. E le stesse percentuali, con la minime variazioni in difetto, si sono fatte registrare nella nostra città dal Popolo della Libertà alle elezioni della Camera. I molfettesi hanno premiato di Azzollini certo l'appartenenza, con un risultato oltre la media, ma anche l'impegno, incrementando leggermente il suo pacchetto di voti, che nel 2001 era di circa 15.000. Anche senza aver praticamente fatto la campagna elettorale per il Senato, Azzollini entra ormai nella sua quarta legislatura, e il Pdl a Molfetta è il primo partito. PD: CE L'HA FATTA A scompaginare il volto dell'attuale composizione delle Camere, complice la legge elettorale, è stata la scelta del Partito democratico di correre da solo, lasciando fuori dalla coalizione la sinistra radicale con la quale Romano Prodi aveva governato nei due anni precedenti. Mentre a livello nazionale in termini di consenso guadagnato questa scelta ha pagato, nella nostra città non è stata accolta con lo stesso entusiasmo. L'Ulivo alla Camera nel 2006 aveva raccolto 9.846 voti, il Pd in questa tornata elettorale circa 1.000 voti in più, pari al 29,47% dei votanti. Risultato inferiore al 31% raccolto a livello regionale e al 33,2% raccolto in Italia. Certo non c'era nessun candidato locale che potesse giocare sull'effetto trascinamento, tuttavia il passaggio nella nostra città di due ministri Massimo D'Alema e Paolo De Castro avranno in qualche modo influito, considerando che anche alle elezioni amministrative il partito di Walter Veltroni ha raccolto circa 900 voti di lista senza alcuna indicazione di preferenza. E, dunque, i conti tornano. Se si guarda poi al risultato del Senato, dove Margherita e Democratici di sinistra due anni fa mettevano insieme 7.349 votanti e oggi hanno raggiunto i 9.866, con oltre 2.000 voti in più, si può giudicare quella del Pd una buona crescita. Con consensi conquistati più nell'area della sinistra che del centro, prendendo atto dell'incremento di voti fatto registrare anche dall'Udc nella nostra città. Se “si può fare” è stato lo slogan di Veltroni nella campagna elettorale, a Molfetta si può dire che qualcuno ci abbia provato. DISFATTA ARCOBALENO La vera debacle nella nostra città l'ha registrata la Sinistra l'Arcobaleno. Nata in vista delle elezioni mettendo insieme Rifondazione comunista, i Verdi, i Comunisti italiani e l'area Ds che non è confluita nel Pd, la percentuale nazionale del 3% di consensi raccolti è da considerarsi una disfatta. E a Molfetta il partito non si è salvato. Le formazioni politiche che hanno dato vita alla lista sono passate da 3.223 voti alla Camera ad appena 1.273 voti, con una fuga di circa 2.000 elettori. Il risultato percentuale del 3,43% è stato migliore di quello regionale, ma comunque insoddisfacente. E al Senato è andata anche peggio. In conclusione, non è bastato Nichi Vendola in chiusura di campagna elettorale, quella del 2008 a sinistra è stata una primavera piovosa e senza arcobaleno.
Autore: Michele de Sanctis jr.
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