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A Molfetta il treno si svuota… Quanti disagi per gli universitari
15 maggio 2003

È noto questo detto tra gli universitari molfettesi, a conferma del consistente contributo quantitativo che la nostra città offre al sistema universitario. Eppure, nonostante ciò, non si ha consapevolezza del peso specifico che si potrebbe avere. Non esiste infatti una coscienza di gruppo studentesco, non si avverte un senso si compattezza, di comunanza di problemi che può esprimersi attraverso una collettività organizzata, una rappresentanza studentesca molfettese che possa difendere in modo organizzato contro i piccoli disagi e i grandi soprusi che puntualmente subiamo senza avere la minima forza di reazione. Si è soltanto un a moltitudine di singoli che sopravvivono nel marasma universitario. Chissà quanti si riconoscono in questi disagi: il doversi recare a Bari solo per imbucare uno statino o richiedere un certificato; la difficoltà di richiedere le più varie informazioni di cui spesso si ha notizia col passaparola; scarso contatto con i rappresentanti studenteschi all' interno delle singole facoltà la cui esistenza si avverte solo nelle elezioni; fino ad arrivare ai trionfi di burocrazia per la domanda alle borse di studio: qui sono epiche le difficoltà di compilazione dei moduli, che cambiano annualmente, e le code chilometriche (nel vero senso della parola) davanti ad un unico sportello per migliaia di studenti. Se poi si è studenti al primo anno, le difficoltà si moltiplicano e prima di capire l' ubicazione di un ufficio bisogna obliterare vari biglietti ferroviari. Ciò che qui si propone è un' azione a due livelli: il primo è una presa di coscienza comune di tutti gli studenti molfettesi, con la creazione in loco di rappresentanti che agiscano trasversalmente per tutte le facoltà; il secondo, a livello istituzionale, deve passare per un potenziamento del decentramento amministrativo. Oggi abbiamo una segreteria remota nell'Urp del Comune, ma le sue funzioni sono limitate all' iscrizione e poco più. Essa, tra l' altro, non riguarda gli studenti del Politecnico e non dispone di nessuna convenzione con altri enti (es. l'Edisu, per le borse di studio) che agevolerebbe di molto la risoluzione dei problemi. Solo se si è un gruppo compatto che agisce con una sola voce a tutela dei comuni interessi si può sperare di ottenere qualcosa. E la presa di coscienza è un buon viatico. Michele Marino
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