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Zaza: “La priorità è riprendere il dialogo con la città” INTERVISTA 2 – Bilancio dei primi mesi alla Provincia col consigliere di Rifondazione
15 dicembre 2004

Intervista a tutto campo con il consigliere provinciale di Rifondazione Comunista, Antonello Zaza, con cui ci siamo confrontati su diversi argomenti di grande rilievo, partendo ovviamente dalla Provincia, per passare alla Regione e giungere alla nostra città, discutendo della situazione attuale e degli scenari futuri. Antonello, primi mesi da consigliere provinciale. Cosa è stato fatto e cosa è in cantiere per la nostra città? “Diciamo che i primi mesi sono stati contrassegnati dalla querelle su Divella candidato alla Regione o meno, e questo ha indubbiamente rallentato sotto certi punti di vista l'attività, o meglio non le ha dato un impulso forte. Tuttavia rispetto alla città siamo riusciti ad indicare delle priorità, come l'Apicella e il Pulo, questioni sempre affrontate ma mai risolte. Ci sono altre questioni molto importanti, come l'edilizia scolastica, e c'è stato il recupero della palestra dell'Istituto Professionale per il commercio, chiusa da circa due anni”. Il Preventorio è stato definitivamente assegnato alla Lega del Filo d'oro, dopo un dibattito durato molti mesi. Che ne pensi? “Penso di essermi sbagliato di un solo mese, perché avevo pronosticato che tre mesi prima della campagna elettorale avrebbero fatto l'ennesima assegnazione con annessa inaugurazione. Il problema non è la validità e la professionalità della Lega del Filo d'oro, di cui non si discute; il problema è l'incapacità da parte della Regione di realizzare, all'interno del “Piano di Riordino Sanitario”, uno spazio, un progetto per le RSA. La Regione non ha solo cambiato la destinazione del Preventorio, ma ha esternalizzato ai privati, se non sbaglio, 14 RSA in tutta la Puglia, dando un chiaro segnale della politica per gli anziani del presidente Fitto. Una struttura come il Preventorio poteva divenire un punto di riferimento, una soluzione ad una questione che oggi riguarda ampie fasce della popolazione, e domani ne coinvolgerà ancora di più, per una questione di progressivo invecchiamento. Se realmente il Filo d'oro occuperà gli spazi del Preventorio, spero si possano avviare delle collaborazioni con l'Apicella, in vista del suo prossimo rilancio, considerando le destinazioni simili delle sue strutture. Ripeto che il Preventorio doveva essere destinato agli anziani, ma considerata la politica del centrodestra, cerchiamo di trovare dei lati positivi, come la creazione di collaborazioni del tipo indicato.” Riguardo al Pulo, dopo quello scontro sulla gestione tra Provincia e Comune avvenuto un paio di mesi fa, quali sono le novità ultime? E' ancora tutto bloccato? “E' ancora tutto bloccato perché in alcuni casi ci vorrebbe maggiore sapienza istituzionale. Ci sono delle questioni delle quali devono occuparsi necessariamente più enti, come il Pulo. La proprietà è della Provincia, ma forse è più giusto che ad occuparsi della gestione sia il Comune. Tutti i Piani di Gestione presentati hanno come obiettivo un pareggio di bilancio, considerati 20.000 visitatori l'anno, con dei costi di circa 100.000 euro. Una quota che potrebbe abbassarsi di molto se ad occuparsi del Pulo fossero tutte le associazioni presenti del territorio, in sinergia, senza escludere nessuno, come il Comune ha tentato di fare cercando di affidare la gestione esclusivamente a Pro Loco e WWF. E' necessario per rendere fruibile la struttura tutto l'anno. Ci sono sei o sette associazioni che vorrebbero prendere parte alla gestione: mettendo insieme esperienze e persone, si potrebbe realizzare questo progetto. A breve ci sarà un tavolo tra Provincia, Comune di Molfetta e associazioni. Una o due associazioni, da sole, non potrebbero mai farcela. L'obiettivo è inserire il Pulo in un percorso storico-turistico sia a livello locale che territoriale, un po' come avviene tra Alberobello, Locorotondo e Castellana Grotte. Inoltre bisogna recuperare la Casina Cappelluti, che fungerebbe da museo, e il fondo Azzollini.” Questo eviterebbe atti vandalici e favorirebbe una conoscenza maggiore del territorio… “Sicuramente, perché quando un luogo è in completo disuso succedono cose del genere. Poi mi chiedo quanti molfettesi, specie tra le nuove generazioni, conoscano realmente cosa rappresenti il Pulo, la sua storia, il suo grande valore per la nostra città. Solo la conoscenza può far scattare la tutela. Senza parlare dei risvolti turistici ed occupazionali, come è avvenuto in Provincia di Lecce.” Chi è il candidato più adatto per le elezioni regionali? “Ritengo che le due candidature, quella di Boccia e quella di Vendola, siano entrambe molto positive, perché in Puglia, al di là della necessità di sconfiggere Fitto, vi è il bisogno di ricostruire una classe dirigente, che non c'è. Non parliamo del centrodestra, dove proprio non esiste. Anche nel centro-sinistra, però, vi è esigenza di rinnovo, e il duo Boccia-Vendola va in questa direzione. Per ciò che riguarda la migliore candidatura, penso che Vendola non possa passare come un candidato di bandiera di Rifondazione. Lo dimostra la sua storia personale, la sua presenza sul territorio, in tutte le lotte dei cittadini pugliesi, i dati delle ultime elezioni europee, dove il suo risultato è andato al di là di quello del partito. Negli ultimi 30 anni Vendola ha rappresentato i sogni e le speranze dei pugliesi: credo sia in grado di catalizzare i voti non solo del centro-sinistra, ma di acquisirne altri. Potrebbe riconciliare i cittadini con la politica. Fitto va battuto sui contenuti, mettendo in discussione le sue politiche sociali, ambientali, sanitarie. Bisogna coinvolgere nuovamente la società civile, rilanciando l'idea di una politica “pulita”. Penso al movimento dei girotondini, che ha sollevato questioni fondamentali, o le battaglie di Scanzano o di Melfi. I cittadini devono capire, penso al caso di Molfetta, che la politica non è delegare ad altri, ma partecipazione. I politici devono fare gli interessi della comunità, non i propri.” A questo proposito, per passare alla nostra città, cosa pensi dell'ennesima rotazione di incarichi all'interno della maggioranza di centrodestra? “Non è che l'ennesimo balletto che riposiziona persone all'interno della maggioranza, ma che, allo stesso tempo, ripropone l'incapacità di guardare ai reali bisogni della città. Penso che questa maggioranza, da almeno un anno e mezzo, non stia producendo nulla, considerato anche che molti provvedimenti della prima fase della legislatura non andavano nella direzione dell'interesse della città. È un problema per tutti che ci sia una situazione così drammatica: il centro-sinistra è chiamato ad un'assunzione di responsabilità, che lo conduca al governo della città. Non deve però essere un'operazione di ceto politico, ma deve passare attraverso il pieno coinvolgimento dei cittadini, creando un dialogo tra la comunità e le forze del centro-sinistra. Ci sono le condizioni per riprendere un percorso comune tra le forze democratiche-progressiste, ma si può affermare che la politica, attraversa un momento di forte difficoltà. Non mi stupisce che il presidente del consiglio possa diventare assessore o che nello stesso partito un assessore lasci per far posto ad un altro suo collega, per diventare a sua volta consigliere. Sono scene raccapriccianti, che non dovrebbero mai prodursi in un contesto istituzionale. Tutta la città deve iniziare a rifletterci, a pensare.” Nel numero di novembre avevamo tentato un'analisi della situazione nel centro-sinistra, sottolineando, al di là di un paio di eccezioni, il silenzio e la difficoltà di essere presenti. Come fare per recuperare queste realtà? Chi è il candidato sindaco? “Il primo problema non è l'individuazione del candidato. Dovendo partire dallo squallore in cui questa amministrazione ha portato Molfetta, penso che il primo passo sia la ripresa del dialogo con la gente, con i cittadini. Insieme bisogna creare un programma, un progetto comune. Bisogna appassionarli, facendo capire che il centro-sinistra ha capito gli errori del passato, coinvolgendo tutte le componenti sane della città. Solo al termine si deve scegliere il candidato sindaco. Si deve recuperare il gap tra la politica e la società civile. Poi vengono le coalizioni.” Un percorso che deve avviarsi subito… “Sì, qualcosa è stato già fatto. Si è avvertita l'esigenza di coinvolgere le associazioni, il mondo del lavoro, la città in una riflessione comune. Forse abbiamo dimenticato gli anni '90, iniziati con l'uccisione del nostro sindaco e terminati con l'operazione antidroga che ha debellato il mercato delle sostanze stupefacenti nel nostro territorio. Bisogna mantenere alto il livello di attenzione.” Cosa pensi del ritorno sulle scene di Lillino Di Gioia? “Non voglio esprimere un giudizio di merito sulla persona, su ciò che ha rappresentato quando la DC dominava nella nostra città. Sarebbe troppo facile ma anche fuorviante per chi leggerà l'intervista. Dico che è preoccupante il ritorno dei vecchi politici perché vuol dire che non riusciamo a rinnovarci, ad esprimere nuove personalità. Dovremmo rifletterci. Una città che non riesce a guardare al futuro ma deve rivolgersi al passato, non funziona. Per questo credo che Lillino non possa essere il candidato giusto, perché bisogna preparare un nuovo progetto, un cambiamento rivolto al futuro. Lui rappresenta il passato, è un modo vecchio o diverso di fare politica.” Michele Bruno
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