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Zaza: ecco perché lascio il consiglio comunale. L’amministrazione “ciambotto”? Ognuno porta a casa il proprio pezzo di bottino e il sindaco gestisce il traffico
15 giugno 2019

Il consigliere comunale di Rifondazione comunista, Compagni di strada, Antonello Zaza, sta per lasciare il suo incarico. “Quindici” lo ha intervistato anche sugli altri problemi politici e amministrativi. Perchè lascia l’incarico in consiglio comunale? «E’ stata una decisione come sempre presa collettivamente con tutti i militanti di Rifondazione comunista e i partecipanti all’esperienza del collettivo Compagni di strada. Si tratta di offrire ad altri la possibilità di fare una esperienza amministrativa per allargare il cerchio delle competenze, formando così nuove figure pubbliche in grado di assicurare il ricambio politico e amministrativo della sinistra a Molfetta. Si tratta della terza volta in cui mi dimetto da consigliere comunale per fare posto ad altri. Le altre due volte era successo perché ero stato eletto consigliere provinciale o ero stato nominato assessore provinciale e nella nostra organizzazione - a differenza di altri partiti - si evitano i doppi incarichi istituzionali. Questo ha fatto sì che altri facessero importanti esperienze, penso a Luigi Cataldo o a Gianni Porta, assicurando in questa maniera la continuità e il rafforzamento della comunità di sinistra più coesa e longeva della nostra città». Ritiene più utile l’esperienza politica quando si sta all’opposizione? «Sono stato fortunato perché ho potuto fare diverse esperienze sia come consigliere di opposizione che di maggioranza a livello provinciale nella giunta Divella. Sono legato a tutte le esperienze perché da ognuna ho tratto occasioni di crescita e miglioramento. La prima esperienza istituzionale, quella come consigliere di opposizione, sicuramente è stata la più importante ed intensa, ho studiato molto e messo da parte “attrezzi” e conoscenze utili per le esperienze successive. Quando ci si candida lo si fa per governare e quando ciò è stato possibile abbiamo dato il nostro contributo. Durante il periodo in cui sono stato in provincia è stato progettato l’ampliamento dell’ex ITIS, trasformato in un auditorium bellissimo quello che era un archivio al professionale Mons. Bello, ristrutturato e adeguato tutti gli istituti superiori della città, abbiamo garantito la libera fruizione ininterrottamente per 5 anni, cosa mai successa prima e dopo, del Pulo con una concessione a un gruppo di associazioni. Abbiamo portato importanti servizi della medicina territoriale nell’Apicella, in luoghi più vicini ai cittadini e lontani dall’ospedale. Nell’ultima esperienza di governo cittadino in meno di tre anni abbiamo avviato il porta a porta, dotato l’Asm di una flotta i mezzi dignitosa e sicura per gli operatori, recuperato per la prima volta nella storia di quella azienda diversi milioni di euro di finanziamenti europei per potenziare gli impianti, soldi persi poi dall’attuale amministrazione. Insomma, quando ci siamo misurati con esperienze di governo non abbiamo rinunciato a lavorare sodo e dare risposte concrete. Allo stesso tempo, quando siamo stati collocati all’opposizione, ci siamo sempre sforzati di svolgere un ruolo di verifica e controllo sull’operato dell’amministrazione non rinunciando mai a dire il nostro punto di vista nel merito dei problemi. Quali sono i limiti di quest’amministrazione comunale “ciambotto”? «Si tratta di un’amministrazione che non riesce - perché non può - a imprimere una svolta o un segno caratterizzante alla sua azione di governo. I problemi strutturali come l’economia urbana, lo sviluppo del territorio e la qualità della vita rimangono al palo perché ogni micropezzo della coalizione punta a portare a casa il proprio pezzo di bottino, mentre il sindaco si limita a gestire il traffico assicurandosi che nessuno ecceda, se no si va a casa. A pagare il prezzo di questo “dolce naufragar” è la città». Quali sono le prospettive della sinistra a Molfetta, visto che anche alle Europee si è presentata divisa con due candidati diversi nella stessa lista, pur essendoci quello locale, che non è stato appoggiato da Rifondazione comunista? «La sinistra a Molfetta, a paragone con i risultati di quella nazionale, gode di ottima salute. E’ rappresentata in Consiglio comunale con tre consiglieri che rappresentano il 16%, a ogni turno elettorale localmente raccoglie sempre maggiore consenso di quanto succeda a livello nazionale, è successo alle politiche dell’anno scorso e alle europee del mese scorso. Ciò accade non solo perché c’è un personale politico credibile ma perché ci sono organizzazioni che negli anni hanno resistito allo smantellamento, alla liquefazione organizzativa, alla trasformazione perversa in liste civiche e comitati elettorali, non si limitano a presentarsi il giorno delle elezioni ma fanno politica, organizzano vertenze e battaglie, costruiscono occasioni di socialità durante tutto l’anno. Certo, questo non è sufficiente per la “presa del potere” ma almeno a livello locale sottolineerei di più questi aspetti costruttivi invece di abusare sempre di luoghi comuni come la divisione. Anche perché in occasione delle ultime elezioni non c’è stata affatto divisione politica. A livello nazionale Rifondazione comunista, Sinistra italiana e altre organizzazioni hanno dato vita due mesi fa a una lista elettorale in coalizione chiamata “La Sinistra”, non a un nuovo partito dunque, dopodiché ogni partito della coalizione ha fatto campagna elettorale per la lista attraverso le preferenze ai candidati dei propri partiti. E’ successo per Sinistra italiana ed è successo per Rifondazione comunista, è successo questa volta come cinque anni fa per l’Altra Europa con Tsipras. Anche all’epoca ogni partito portava voti ai candidati del proprio partito, a Molfetta Sel a Gano Cataldo (molfettese tra l’altro e quindi candidato locale), Rifondazione comunista a Eleonora Forenza. E nessuno ricordo si sia strappato i capelli o abbia gridato allo scandalo, così come l’anno scorso quando a sinistra c’erano in Potere al popolo ben tre candidati locali molfettesi, ma giustamente e legittimamente gli elettori Molfettesi di sinistra potevano scegliere anche altre liste di sinistra perché di votava per il Parlamento, non per il consiglio comunale. Infine, una osservazione: siamo talmente abituati da trent’anni di sistemi maggioritari fondati sul voto utile alla persona che non ci rendiamo più conto che quando c’è un sistema di voto proporzionale, come alle europee del mese scorso, è proprio con le preferenze ai candidati che si rafforza la lista». F. de. S. © Riproduzione riservata

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